Senigallia Consiglio

Seduta del Consiglio Comunale num. 88 del 29 gennaio 2015

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Relazione di maggioranza e relazione del presidente della Commissione speciale di indagine e inchiesta sull’alluvione

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: adesso diamo la parola a Mancini che ci presenta la relazione da lui stilata e sostenuta dalla minoranza della Commissione.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): innanzitutto devo dire come premessa che da un lato mi ha fatto piacere questa lettura del consigliere Allegrezza perché ho ritrovato ascoltando le mie parole, ho ritrovato le mie parole su quasi tutti gli argomenti, questo testimonia il fatto che la relazione è stata fatta, quella presentata, quella che poi è stata ripresa e rielaborata in alcuni passaggi, poi dopo li vedremo, è stata fatta proprio con spirito istituzionale, stando sui fatti cercando appunto di arrivare ad alcune conclusioni che siano rigorosamente legate agli avvenimenti. Questa lettura se vogliamo lo riconferma, poi ci sono dei passaggi sui quali poi non c’è stata questa unanimità. Devo dire che all’inizio è stata paventata una sorta di blindatura della mia relazione nella stesura originaria, questa parola che viene usata talvolta nel gergo politico non corrisponde, la blindatura fa pensare che ci sia un apparato, uno schieramento che difende, che comunque impedisce, quando si mettono i voti di fiducia in Parlamento un provvedimento è blindato, in questo caso non c’era nulla di esterno alla mia relazione che potesse in qualche modo difenderla, la blindatura o la fermezza, io userei piuttosto questa parola, corrisponde alla mia coscienza che ha scritto quelle parole, ripeto che in stragrande maggioranza sono quelle che ha appena letto il Consigliere Allegrezza ma che in alcuni punti invece ovviamente divergono, la mia coscienza che non concordava su alcune modifiche, sul cambiamento di alcuni aggettivi, sulla rilevanza o meno da dare ad alcuni passaggi. Io non ero d’accordo di coscienza, quindi non c’è stato nessun intervento, nessuna truppa cammellata che poteva sostenere un diverso punto di vista e quindi io ovviamente è vero che ho impedito di arrivare ad un’unica relazione perché un’unica relazione sarebbe entrata in contrasto con quello che io pensavo quindi penso che sia più proficuo per la città confrontarsi piuttosto che avere un’unica versione delle cose, se ci sono più versioni delle cose ci si confronta e poi tramite il confronto si può meglio arrivare a stabilire ciò che può essere più fondato e ciò che è meno fondato. Così funziona la ricerca tenendo conto che la verità è un concetto piuttosto impegnativo però ci si nuove per ricercare la certezza tra opinioni, riferimenti differenti.
Se vogliamo passare diciamo alla lettura e quindi anche agli approfondimenti possiamo subito partire con le questioni legate alla notte tra il 2 maggio e il 3 maggio. Qui una differenza che possiamo riscontrare nelle due relazioni è quella che posso far prima leggendo quindi, sulla base di queste premesse, poi dopo ci torniamo ovviamente, possiamo affermare che rispetto alle opzioni previste dal piano in quella circostanza fu adottato una scelta non di massima cautela di fronte ai rischi possibili, questo c’è scritto nella mia relazione che diverge dalla relazione che ha appena letto Allegrezza. Questa scelta di non massima cautela qual è? La scelta di non massima cautela appunto quello che viene detto nel piano di emergenza dove appunto il piano di emergenza prevede che la funzione di supporto tecnica di pianificazione effettui possa effettuare la possibilità dell’impiego per il monitoraggio a vista dei punti critici di personale del Comune. C’è questo passaggio previsto ripeto dal piano di emergenza che non è stato preso in considerazione. Poi dopo io aggiungo che alle ore ventiquattro la pattuglia dei vigili ha concluso il suo servizio come succede sempre e poi c’è il fatto che a mezzanotte, in presenza di una situazione che non era preoccupante, l’ho scritto anch’io, non era preoccupante il livello del fiume a mezzanotte era basso, obiettivamente era basso, sono dati reperibili facilmente dalla banca dati del Centro funzionale multi rischi della Regione Marche, però in un contesto di quel tipo e a fronte delle allerte, allerta numero 15 e allerta numero 16, e dell’avviso di criticità numero 5 chi poteva assicurare che nel corso delle ore la situazione non sarebbe cambiata? Quali assicurazioni noi avevamo? Avevamo l’assicurazione di sapere che in ogni caso il monitoraggio era fatto in Ancona dalla SOUP, questo non è una assicurazione sicuramente da poco, però nello stesso tempo noi direttamente non avevamo in mano nessuno strumento perché l’organizzazione delle allerte funziona in questo modo, cioè il fatto che tutti i dati relativi ai corsi d’acqua fanno capo alla SOUP tutti e scavalcano completamente il livello comunale, il livello locale. È ovvio che una situazione in cui il monitoraggio più evoluto tecnologicamente faccia capo alla sala regionale e un’eventuale monitoraggio se vogliamo efficacissimo ma meno evoluto faccia capo ai Comuni, cioè quello del monitoraggio a vista, è una situazione che deve essere cambiata le attuali tecnologie permettono che quello che leggono in Ancona la possiamo leggere anche noi, questo è un passo verso il quale non si può non andare, però c’è questo elemento che in ogni caso c’era uno strumento in più da mettere in campo durante quelle ore della notte e non è stato messo in campo. A fronte di condizioni meteo che poi andando verso la mattina progressivamente peggioravano, perché escluderlo a priori, fosse stata una notte come tutte le altre, comunque c’erano due avvisi, c’era un avviso di criticità, comunque che fosse presente la potenzialità di un cambiamento verso il peggio quello lo sapevamo, perché ad esempio non prevedere in modo cadenzato ogni due ore, ogni tre ore, si potesse valutare se andare a vedere, e quando si parla di andare a vedere si parla del ponte di Bettolelle perché è lì il punto, come ci ha detto il comandante Brunaccioni in Commissione, è lì che si valuta quando si arriva al livello tale per procedere al preallarme, all’allarme, quindi perché negarci questa possibilità? Io nella mia relazione ho lasciato aperto questo problema e quindi tra le potenzialità messe in atto dal piano d’emergenza questa non è stata presa in considerazione. Dopodiché chiaramente è successo che tra le 5,30 e le 6, dati sempre della Regione alla mano, il fiume è arrivato al livello in cui bisognava comunicare il preallarme, il fiume c’è arrivato, non si preoccupa se noi lo sorvegliamo o meno. Potremmo dire che le condizioni sulla base dei regolamenti in vigore e della consuetudine, della prassi, le condizioni per iniziare la preallerta si sono verificate dalle cinque e mezzo alle sei. Alle cinque e mezzo il livello era  tre metri e settantacinque, alle sei era quattro metri e quarantacinque, adesso il minuto preciso in cui si arriva a quattro metri non lo so, però in quel lasso di tempo è avvenuto questo passaggio dei quattro metri che sono il livello di preallarme. Rispetto a questo poi dopo che cosa è successo? È successo che dopo le sei come c’è stato testimoniato dal Vice Comandante dei vigili del fuoco sono incominciati i loro interventi nella parte della vallata alta, Pongelli, Passo Ripe, territorio di Pianello e così via, questo è nel verbale dei vigili del fuoco, [si registra un contraddittorio fuori microfono] sempre in prossimità del fiume perché sono tutte zone attorno al corso del fiume. Dopodiché alle sette [si registra un contraddittorio fuori microfono] tanto sindaco [si registra un contraddittorio fuori microfono] va bene possiamo anche ragionare su questo, non le dico di no, [si registra un contraddittorio fuori microfono] no, no, io ho ripreso le parole usate dal Comandante, quello che lui ha raccontato ……………

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: Sindaco lasci terminare Mancini dopo le farà le domande.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): la ringrazio Presidente, ma siccome abbiamo così tanto tempo, un’ora e mezzo per la relazione, abbiamo da ragionare. comunque il fosso va a ingrossare il fiume oppure altre testimonianze che si possono reperire su you tube ci fanno vedere degli allagamenti anche del fiume allora [si registra un contraddittorio fuori microfono] Sindaco abbia rispetto però, abbia rispetto, io ho rispetto di  lei, lei ce l’abbia di me, siamo allo livello, non è che lei ne debba avere un pochino di più e io un pochino di meno, ma nemmeno un centesimo di millimetro in meno, sia chiaro. Dopodiché il problema è che alle sette appunto arriva la telefonata al vigile Carli dalla SOUP e viene avviato il meccanismo di allertamento della popolazione, alle sette e un quarto arriva l’sms nella zona Molino Marazzana e di seguito poi tutto il resto. Però andando a vedere la sequenza delle allerte che sono state date qualche dubbio anche in questo caso può essere presentato, nel senso che dopo l’allarme alle sette e un quarto alle otto e ventisette arriva un altro sms sempre nella zona Molino Marazzana con scritto preallerta evacuazione livello fiume molto alto, quindi alle otto e ventisette, alle otto e trenta vengono allertati gli abitanti di Bettolelle, del centro storico, quelli del rione Porto e così via. Alle dieci la richiesta di chiusura dei centri commerciali dell’Iper Simply e dell’Ipercoop, alle dieci e venti c’è questo famoso video su YouTube della Panda dei vigili urbani che gira vicino ai giardini Anna Frank. Dopodiché per quanto riguarda altre zone R4 abbiamo cercato di capire, di sentire, però andare a ricostruire puntualmente è difficile perché ci sono diverse opinioni, c’è chi dice che non è arrivato, c’è chi dice che è arrivato, in quella casa si da me no, è una situazione piuttosto composita da questo punto di vista, io ho messo quello che è stato riscontrato da più fonti e da più persone. In ogni caso secondo me fa pensare o non fa pensare, dal mio punto di vista fa pensare, il fatto che nella zona R4 compresa tra via d’Aquino, giardini Anna Frank, via Mercantini, l’allarme sia stato dato alle dieci e venti? Secondo me fa pensare, probabilmente si poteva agire con maggior tempestività. Riguardo a questo nel complesso non dobbiamo dimenticare che questa situazione in ogni caso può essere superata con un ammodernamento delle procedure, degli strumenti e soprattutto se torniamo in qualche maniera ad essere titolari del controllo del fiume da tutti i punti di vista, cioè nel senso che una condizione in cui l’unica risorsa disponibile direttamente in mano ai Comuni oltre alle comunicazioni della Protezione civile è il monitoraggio a vista dei punti critici, cioè bisogna rompere, i Comuni devono essere titolari in pieno di ogni tipo di controllo, il monitoraggio a vista è sempre uno strumento però il fatto che quello che si legge ad Ancona deve essere possibile leggerlo anche nella sala dei comuni della protezione civile, il passo in avanti si fa in questo modo.
Un altro nel capitolo dove probabilmente possiamo pensare a una articolazione dei giudizi tale da consentire un dibattito e un confronto è appunto il COC perché c’è questo elemento, giustamente il Consigliere Allegrezza ha ricordato quello che anch’io ho riportato nella mia relazione, il Sindaco dice non c’erano i nomi ma c’erano le funzioni, L’ho scritto anch’io. il problema che ci fa però dubitare, che comunque è indice di una certa leggerezza, di una certa trascuratezza, nel 2011 c’è stata l’esondazione sempre nella zona della Cannella della Marazzana, non ci siamo accorti che bisognava rimpiazzare? Oppure è stata fatta sempre nella zona della Marazzana anche un’esercitazione, si fa un’esercitazione e non ci accorgiamo che ci sono alcuni nomi da sostituire? Perché il problema del COC è che il COC dovrebbe essere in efficienza proprio quando non c’è nessuna emergenza, quando non c’è nessuna emergenza il COC comunque deve essere fatto di persone che sanno cosa devono fare e devono essere addestrate ad operare, poi dopo lì grazie alla capacità, alla buona volontà, all’intelligenza delle persone si è recuperato? D’accordo, ben venga, fa piacere a tutti, però che ci sia stata un po’ di trascuratezza, soprattutto dal punto di vista della capacità di essere già sperimentati in certe situazioni come richiede il piano d’emergenza, qui se queste persone non c’erano chiaramente non possiamo pensare che i nomi che non c’erano, c’erano le funzioni, non erano funzioni addestrate perché appunto la nomina l’hanno avuta dopo. Anche questo è un passaggio dove ci sarà discussione, ben venga che ci sia discussione.
Per quanto riguarda poi l’altro capitolo piuttosto complesso che riguarda il PAI, il Piano di assetto idrogeologico dei bacini di rilievo regionale. Qui poi dopo c’è tutta questa vicenda, come sapete in Commissione è stato chiamato questo ingegnere idraulico che era componente del tavolo tecnico che doveva prendere in esame i rilievi che dai diversi comuni confluivano alla Regione Marche, le osservazioni che i diversi comuni presentavano al piano della Regione. Il piano della Regione lo sapete aveva una perimetrazione più vasta di quella che poi è rimasta. Devo dire a questo proposito e credo che vada ricordato in Consiglio comunale, la posizione di allora del Gruppo Ambiente Società. Il Gruppo Ambiente e Società che vanta alcuni autorevoli ambientalisti della nostra città in quella occasione presentò una osservazione mentre appunto il PAI era in discussione in quest’aula, per allargare le zone a tutela, società e ambiente disse che non bisognava deperimetrare come appunto chiedeva l’Amministrazione comunale ma anzi rispetto al piano della Regione bisognava rivedere alcuni confini in modo da allargare e tutelare meglio. Questa visione del Gruppo Ambiente e società è stata profetica, ne avremmo volentieri fatto a meno, però molte volte è capitato al Gruppo Ambiente e Società di dare delle indicazioni che non sono poi state prese in considerazione. C’è stato questo dibattito, prima c’è stato il dibattito in Consiglio, poi c’è stato un dibattito animato a livello di questo tavolo regionale, l’ingegner Macchia ha detto che la questione era prevalentemente centrata sulla perimetrazione, sulla maggiore o minore perimetrazione, il Sindaco in Commissione ci ha ricordato che il dissenso maggiore invece era sulla inclusione o meno nell’area R4 del PEEP Misa, cioè della zona dell’ansa di via Tevere, lui ci ha portato questa testimonianza, io devo dire che di questo dibattito non c’è traccia, c’è solamente nei verbali ufficiali che la Commissione non finisce, viene rinviata, dopo lungo dibattito viene rinviata, però nessuno di coloro che parteciparono a questa discussione che oggi ricostruiamo come discussione animata, nessuno né l’Ing. Macchia né gli altri chiedono che venga scritto, non so se era prassi di questi tavoli tecnici, mi spiego per farmi capire bene. Il tavolo tecnico era composto da alcuni ingegneri che erano presenti lì per conto dell’Autorità di bacino, dei funzionari della Regione e quindi che sostenevano l’ipotesi della Regione, avendo loro tra l’altro contribuito alla stesura di quell’ipotesi più ampia della perimetrazione e poi dopo di volta in volta si incontravano con i rappresentanti dell’Amministrazione comunale per ragionare, vedere, questo va bene, questo no, questo lasciamo, questo togliamo, questo modifichiamo, e loro erano lì a rappresentare la posizione ufficiale, quella del piano che la Regione aveva promosso e che i Comuni avevano diritto di emendare. Poi dopo che è successo? È successo che questo tecnico, lui ci ha riferito, a un certo punto è stato rimosso dal suo incarico e alla fine si è addivenuti da parte della Regione all’accoglimento delle proposte che venivano avanzate, non tutte per la verità, dal Comune di Senigallia perché le zone, qui avremmo avuto bisogno di una proiezione delle tavole, sarebbe stato più chiaro, piuttosto che una grande area, un’isola centrale che grosso modo va da piazza Roma fino a via Leopardi, c’era invece a partire da dal quartiere porto giù fino alla Chiesa del Portone in modo anche molto esteso in larghezza era tutta zona riconosciuta R4 e alla fine invece sono rimaste le zone dell’asse del Fosso Sant’Angelo, è rimasta la zona tra via d’Aquino fino a via Mercantini passando per via IV novembre e via Anita Garibaldi, quella sorta di poligono in quel lato lì, è rimasto il Foro annonario, il quartiere Porto, l’asse classe dei due lungo fiume fino al ponte Garibaldi, e tra l’altro però non è stata accolto dalla Regione il declassamento perché il Comune di Senigallia aveva proposto che queste zone qui non fossero più R4 ma dovevano essere R2, questa è la proposta presente nella documentazione di quel famoso Consiglio comunale del dicembre del 2001, cioè non solo la restrizione ma quello che restava doveva passare da R4 a R2, cioè doveva passare da un livello di rischio di vita, R4 corrisponde a rischio di vita, R3 l’incolumità, R2 danni alle cose. Questo è un altro elemento di cui io credo occorra ricordarsi bene. Poi scorrendo un po’ le pagine, poi torniamo a queste questioni, scorrendo le pagine si parla spesso dell’eccezionalità dell’evento. Certo è vero nessuno poteva prevedere che cedessero gli argini, tra l’altro in più punti, e in modo particolare cedessero nei pressi del Borgo Bicchia, in una zona così vicino alla città, su questo non c’è dubbio alcuno. Per quanto riguarda il peso dell’evento nel suo insieme però il rapporto di evento della Protezione civile tende a limitare questa eccezionalità, vi leggo le parole del rapporto di evento, le parole ufficiali. La piena fluviale del Misa, così come sopra valutata è quindi stimabile in valori non inferiori ai cinquecento metri cubi al secondo, ovvero valori simile alle portate al colmo registrate con le piene del 1940 e del 1955, rispettivamente di cinquecentoquaranta metri cubi al secondo e di cinquecento metri cubi al secondo. C’è la valutazione che nel 1940 la portata fu superiore, cinquecentoquaranta metri cubi al secondo, quindi quando si parla del passato, [si registra un contraddittorio fuori microfono] c’è scritto sul rapporto di evento, non possiamo dire che non c’è niente, che non ci sono dati, finalmente abbiamo visto che ……, non è vero, dei dati che magari debbono essere interpretati perché sessant’anni, settanta anni fa, diciamo ottant’anni fa c’erano meno strumenti rispetto a quelli che abbiamo oggi, è innegabile, ma dire che non esistono per niente dei dati non è vero, perché ci sono dei dati e dobbiamo saper interpretare, io credo che i tecnici sono in grado di farlo rispetto agli strumenti di allora, quindi saperli tarare e valutare perché così si fa in tutti gli ambiti. Qui appunto fa riferimento al servizio idrografico di Bologna e verosimilmente superiori alle portate di massima di piena dell’evento dal ’76, dice sempre parole ufficiali del rapporto di evento della Protezione civile che appunto i valori sono stati superiori alle portate di massima del 1976, e quindi in questo rapporto di evento si fa riferimento al ’50 e al ’55, allora qui io un po’ per curiosità, un po’ perché magari fa parte del mio lavoro, mi piace andare a scartabellare in biblioteca dove però una grande documentazione non c’è, qualcosa c’è, nel 1940 sappiamo perché ci sono le fotografie, la rottura degli argini, il rione Porto, c’è una foto di via Podesti allagata del 1940 ma è più che probabile che questo allagamento sia dovuto al Fosso Sant’Angelo, Via Podesti, la parte di statale che dal Ponte Rosso viene verso la città, lì certamente proveniente dal Fosso Sant’Angelo. In ogni caso anche questo ci fa pensare che comunque il territorio nostro nel suo complesso sia piuttosto fragile, non solo rispetto al fiume, sia piuttosto fragile anche rispetto ai fossi. Del ’55 c’è un articolo de La Stampa, qui si potrebbe ancora approfondire, bisogna andare a trovare anche gli altri quotidiani locali del ’40 e del ’55, ci darebbero delle notizie sicuramente interessanti, nel ’55 c’è un articolo de La Stampa, questo articolo dice che il fiume era arrivato nella zona del Piano regolatore, fa un quadro delle campagne, dell’entroterra che tutto sommato è assimilabile. Non sono dati scientifici, lo so, però è una testimonianza che l’estensione, i territori coinvolti erano simili a quelli di oggi. Poi dopo nel ’76 ci sono altre documentazioni, c’è la Voce Misena che racconta, ci sono delle foto, via Anita Garibaldi allagata nel 1976, poi ci raccontano sempre per la situazione di fragilità idrogeologica complessiva del nostro territorio, eravamo all’incirca dopo ferragosto nel 1976, la colonia Ariston di Ciarnin fu sfollata, c’erano lì 150 bambini, perché il fosso aveva creato una situazione di grande pericolo. Ci furono nel ‘76 anche allegamenti verso nord, l’Emmesole, la Veco, lo stabilimento di Fiorini che furono allagati dall’acqua che veniva dalle colline, quindi è una situazione di complessiva fragilità del nostro territorio. Sempre Voce Misena del 1976 ricorda che a Borgo Bicchia, dentro casa c’era mezzo metro d’acqua, e che a Borgo Bicchia ci fu una vittima, una giovane che probabilmente aveva qualche fragilità soggettiva, ma purtroppo chi è più fragile proprio in questi casi è più soggetto a subire le conseguenze di situazioni così difficili, fu poi travolta dalle acque e ritrovata il giorno dopo. Come testimonianze c’era la casa Becci a Borgo Molino dove erano conservate le lapidi con l’indicazione del livello dell’acqua che di volta in volta nel corso dei decenni erano state indicate. Tutto questo ragionamento ovviamente non è un discorso scientifico però io l’ho aggiunto in modo tale che potesse darci l’idea di un rapporto con il fiume che è storicamente più intenso di quello che noi magari possiamo percepire dopo alcuni decenni in cui succede poco o non succedono fatti gravi, nel senso che noi, questa è una cosa umana, tendiamo a minimizzare, a dimenticare, invece se andiamo a scavare c’è tanto, tant’è vero che io credo che dovrebbero essere incentivate delle tesi di laurea che approfondiscono il rapporto, da tutti i punti di vista, non solo sui danni, ma da tutti i punti di vista il rapporto che abbiamo e abbiamo avuto nella storia col fiume. In questa situazione, a fronte della proposta della Regione Marche di riconoscimento del grado di rischio molto elevato R4, il fatto di aver ritenuto che tanta parte del centro urbano di Senigallia non fosse degna del riconoscimento di alcun rischio di esondazione, quindi ne R4, ne R3, ne R2, ne R1, non cessa di stupirci anche perché valutare il rischio R4 come eccessivo farebbe pensare all’opportunità di una valutazione di grado inferiore ma non alla scomparsa del rischio stesso. Questo è il ragionamento che io propongo alla discussione e al dibattito, tenendo conto appunto che questo rapporto problematico e pericoloso col fiume comunque è testimoniato se queste testimonianze vengono ricercate. Invece nel Consiglio comunale quello che ha proposto alla Regione di deperimetrare è subentrata un’ottica di riduzione delle potenzialità di valutazione, né poi si può tollerare che venga minimizzata l’esistenza di un pericolo nel presente sulla base di provvedimenti da assumere in futuro, oltre che al buonsenso si tratta di un ragionamento contrario alla logica. Tanto faremo, perché perimetriamo in modo molto ampio? Faremo quello che c’è da fare. Questo c’è scritto nei verbali del Consiglio comunale di allora. L’elenco delle opere e degli interventi necessari per la messa in sicurezza del Misa, cui accennava intervenendo in quel Consiglio l’ingegner Mancinelli, è senza dubbio condivisibile, ma avrebbe dovuto essere volto al riconoscimento dell’importanza della perimetrazione proprio perché se quelle opere non esistono non sussiste nemmeno il problema di sicurezza e se non c’è sicurezza occorrono invece forme di tutela della popolazione. Quando i propositi si fossero trasformati in progetti, i progetti in opere e infine le opere stesse fossero state funzionanti, allora si sarebbe potuto parlare di deperimetrazione anche perché la presenza di aree vaste perimetrate ed un numero considerevole di cittadini da proteggere avrebbero costituito argomenti solidi per rivendicare l’urgenza di opere che già nel 2001 da troppo tempo si stavano aspettando. Su questo io credo che valga la pena di confrontarci e che quindi due relazioni, scusate, siano meglio di una sola.
Poi dopo c’è il discorso del nostro piano di emergenza, abbiamo già annotato prima alcune cose, qui io credo che probabilmente si è agito sul fatto che ogni Comune potesse decidere da solo quali livelli di rischio includere nel proprio piano d’emergenza, tant’è vero, e questo a onor del vero, nel consiglio comunale che decide nel febbraio del 2005 del piano d’emergenza non c’è dibattito, questo discorso di allargare R3 o R2 non è stato discusso, cioè si è preso probabilmente quelle zone R4 che erano state così valutate precedentemente e a quelle è stato applicato, non ci sono state proposte né dalla maggioranza e né dall’opposizione, questo va detto, questo però non implica che si possa discutere su quel tipo di scelta perché appunto da altri Comuni sono state adottate delle scelte differenti. Prima la consigliera Allegrezza leggeva già del fatto di Pesaro sul quale io non ritorno perché è già stato detto, ma in ogni caso qui noi dobbiamo indipendentemente da tutto decidere e ridiscutere, dobbiamo ridiscutere se oggi, tanto più di fronte a questa consapevolezza, secondo Società e Ambiente l’avremmo dovuto fare già nel 2001, dobbiamo ridiscutere oggi con l’ulteriore consapevolezza che comunque abbiamo se dobbiamo rivedere il PAI per quanto riguarda Senigallia, allargare, comprendere, ristudiare meglio, ricostruire quelle che sono state le aree dove storicamente il fiume arriva e prenderle in considerazione, inserirle nel piano d’emergenza e quindi pensare ad un piano d’emergenza che non è solo rivolto alle zone R4 ma anche alle zone R3. È un discorso importante che naturalmente poi dopo questo Consiglio comunale alla fine dei suoi approfondimenti dovrà stilare un programma di priorità nel nostro prossimo futuro. Poi dopo ci sono altre questioni che riguardano la Provincia. Su questo chi mi ha preceduto ha già letto molto e ricordato molto, ricordo che comunque anche nella mia versione della relazione ci sono indicate le competenze, che lo Stato sulla base dei cambiamenti che sono sopravvenuti dall’inizio del Novecento ad oggi, lo stato ha delegato alla Provincia le competenze per quanto riguarda il fiume, io mi sono permesso di ricordare una frase che l’ingegnere Sbriscia ci ha presentato in un documento scritto, dove si dice che delle piccole manutenzioni sarebbero possibili anche da parte del Comune e su questo mi pare che già c’è stato dibattito in altre occasioni, non me la sento di dire che l’ingegnere Sbriscia non sia competente essendo la persona che segue il fiume più di qualsiasi altro, dopodiché forse bisognerà definire, magari anche con il suo aiuto, quali possano essere in modo dettagliato queste piccole competenze, ammesso che ci siano perché appunto il Sindaco, non in questo momento, ma già da tempo dice che [si registra un contraddittorio fuori microfono] no non puoi, io non ho detto che lei decide, lei sostiene che sia una sottolineatura questa si Sbriscia sbagliata, se non interpreto male il suo pensiero, ma dopo avrà modo di intervenire direttamente.
Questo della Provincia è un capitolo se vogliamo anche molto pesante, è molto pesante perché l’ingegnere ci ha rappresentato sempre per iscritto nello stesso documento a cui facevo riferimento prima, che sono state presentate delle Schede di intervento per un totale che sfiora i venti milioni di euro per mettere in sicurezza il fiume, secondo queste schede di intervento, escluse le vasche di espansione, sarebbero necessari venti milioni di euro. Nel dettaglio sono scusate tredici milioni per la sistemazione di tutti gli argini artificiali e la manutenzione di tutto il fiume, un milione per modificare il tracciato del fosso Sambuco, tre milioni ottocento mila euro per gli argini in muratura nel tratto cittadino, se fate la somma non viene venti perché ci sono altre cifre di minore importo che io non ho riportato. Io credo che questa cifra ci dà un po’ la dimensione dell’arretratezza con cui si prende in considerazione il problema del fiume, confrontiamola con quanto è stato speso dal 2010 al 2013. La Provincia di Ancona 530.000 euro in quattro anni, cioè in quattro anni ha speso un quarantesimo di quello che oggi si valuta che sia necessario per mettere in sicurezza il tutto, non è poco, si potrebbe dire che chi ha la competenza e quindi il dovere di agire non ha agito. Abbiamo una situazione in cui, sulla base di scelte anche nazionali, di scelte politiche che trasversalmente passano attraverso tutti i partiti, cioè di fatto uno ha giocato alla roulette russa, spera che non succeda niente così non si spendono soldi, ma dopo le cose non vanno in questo senso, potremmo aggiungere i casi che purtroppo  riempiono la cronaca, sventure simili che sono capitate al nostro Paese, non è solamente un’incuria culturale è proprio una destinazione politica di spesa che è stata stravolta nel corso di questi anni producendo delle conseguenze di una gravità incredibile.
Poi ci sono altre questioni. C’è il fatto, come veniva anche ricordato prima, di questo fiume che si è riempito, si è riempito di alberi, di inerti, di materiali vari, di terra e che magari storicamente un tempo questo materiale veniva ripreso in un sistema diverso di conduzione dell’agricoltura, delle campagne, per cui il fiume veniva spontaneamente tenuto pulito, oggi è cambiato tutto, il fiume non è pulito e ciò che man mano si accumula resta lì dentro. Resta lì dentro anche perché poi dopo occorre una caratterizzazione dei materiali se vengono portati fuori, ci sono dei costi, c’è questo totem del denaro che trova sempre altre destinazioni piuttosto di quelle che sarebbero più urgenti e più necessarie. Voglio anche sottolineare e ricordare la parte che riguarda il tratto cittadino del fiume, quello è sotto gli occhi di tutti, credo che sia anche percepibile di anno in anno quanto le banchine di terra stiano crescendo, quelle dove appunto crescono le canne che ogni tanto vengono tagliate che è un intervento di per sé che serve molto a poco, tra l’altro le canne vengono lasciate lì con la speranza che la prima piena che arriva fa pulizia e le porta via. Abbiamo anche chiesto ma non si potrebbe perlomeno se non togliere quei banchi di terra, in molti punti lo sbocco delle fogne è più basso di dove arriva la terra, segno evidente che c’è un accumulo innaturale di mancanza di manutenzione, oppure se voi fate caso sotto il ponte portone che è stato ormai costruito da cinque o sei anni se non sbaglio, ero Consigliere quindi non è tanto tempo fa, mi sembra che eravamo alla seconda metà dell’altro mandato quando è stato inaugurato il ponte portone, allora quando è stato inaugurato lì era pulito, se andate a vedere adesso dove arriva la terra vi potete rendere conto nel giro di cinque anni, sei anni, quanto sia cresciuto il fondo del fiume, lì si vede proprio. Abbiamo chiesto all’Ing. Sbriscia ma perché non portate via almeno la fascia corticale dove le canne fanno le radici. Perché portare via la fascia corticale che comprende le radici e quindi sarebbe più efficace per non farle ricrescere, è rifiuto cosiddetto tal quale, rifiuto ordinario, pensando tutto quello che c’è da portar via la quantità è enorme e i soldi non ci sono, sempre lì. Però voglio dire è anche un sistema che è impazzito perché da un lato c’è il bisogno di ripulire che è un’esigenza pubblica, dall’altro c’è la discarica pubblica, che ha anche il posto, però le due cose non si mettono d’accordo, non si mettono d’accordo perché la discarica pubblica posseduta dai comuni è una S.p.A., ragiona da S.p.A., da Società per azioni, se ci sono i soldi vai, se non ci sono i soldi non vai. Il modello grosso modo è il seguente: per mettere in sicurezza il comune la Provincia deve conferire i rifiuti nella discarica dei Comuni ma deve pagare una tariffa per la quale non ha risorse con risultato che il Comune, proprietario della medesima discarica in quota parte, non viene messo in sicurezza. Non è forse un sistema impazzito questo? Il fatto di aver reso il mondo che ci circonda, tutto, una S.p.A., ma forse che c’è qualcosa che potrebbe funzionare meglio se non fosse una S.p.A.? Io lo dico sempre perché penso anche al lavoro che faccio e alla scuola che tante volte si dice che si deve trasformare in un’azienda ma non credo che questo ci ha portato benefici, l’aziendalizzazione, ma questo è un discorso più generale.
Un’altra questione che vale la pena di ricordare, e la voglio ricordare perché forse tra gli incontri che abbiamo fatto con la popolazione è quello che più è stato coinvolgente anche dal punto di vista emotivo, che riguarda le persone che ci hanno rappresentato la situazione del Sambuco della zona Molino Marazzana che in effetti è particolarmente pesante. È  particolarmente pesante perché, tutta Senigallia per carità oggi vive in questa situazione di non sicurezza, però lì nel ’91, nel ’94, nel 2011 ci sono stati degli allagamenti e anche adesso si è fatta una prova di evacuazione, il Comune ha fornito delle indicazioni che poi ci sono state portate anche in Commissione, resta comunque la delicatezza di questo territorio dove in effetti i cittadini ci hanno chiesto ma noi possiamo continuare a vivere qui oppure dobbiamo dare ormai per persa questa nostra collocazione in questa zona essendo tanto ripetute le esondazioni, gli allagamenti? Lì c’è da prendere una decisione, tra tutte le cose che dobbiamo fare per metterci in sicurezza come collettività cittadina, io penso che lì ci sia una priorità su tutto il resto, lì c’è un pericolo maggiore e più ricorrente quindi anche l’intervento dovrebbe essere prioritario rispetto ad altre situazioni. Se le cose restano in questo modo, se non si interviene subito per modificare l’ingresso del fosso del fiume che è controcorrente attualmente, lì non si risolve niente, non c’è possibilità, loro ce l’hanno chiesto, voi siete la commissione di inchiesta, possiamo continuare a vivere lì? Io così ho risposto: o vengono avviate immediatamente in via prioritaria opere per la messa in sicurezza del fosso del Sambuco che prevedono almeno la sua immissione secondo corrente nel Misa, oppure se si resta nell’attesa indeterminata di una serie di altre opere, pur altamente necessarie, che richiederanno anni per la loro realizzazione, occorre riconoscere che nel frattempo non può essere garantita la sicurezza per la residenza in quei luoghi. Lì non si può vivere  pensando di mantenere lì i propri beni, far vivere in serenità la propria famiglia, magari condurre la propria azienda, è un rischio continuo, occorre un intervento prima lì che da altre che da altre parti. Una cosa che ci tengo perché ci è stata rappresentata da altri cittadini è la questione delle portelle. Le portelle sono così chiamate perché in effetti sono degli sportelli che permettono la comunicazione tra il fiume, l’alveo del fiume, e l’esterno, quindi possiamo trovare delle portelle sia come strumento di congiunzione tra i fossi piccoli e grandi, arginati e non arginati e il fiume e li possiamo trovare anche, ormai interrate, tra i campi che sono fuori dagli argini e che queste portelle mettono in comunicazione con l’interno del fiume. Qual è il problema? Il problema è che talvolta per le piogge i campi vicino al fiume si allagano, questi allagamenti poi restano lì, restano lì perché le portelle sono interrate e sono bloccate. Fino a non molti decenni fa c’era il guardiano del fiume, trenta, quaranta anni fa queste portelle funzionavano, se pioveva tanto poi dopo l’acqua se ne andava dentro il fiume e quindi i campi venivano asciugati e ciò che era stato seminato non veniva rovinato, non si procuravano dei danni. Invece oggi queste  portelle qualcuna ce n’è  ancora, però bisogna andare a cercarle per ritrovarle perché sono tutte interrate e di conseguenza se piove molto l’acqua resta lì e qualsiasi cosa che hai piantato marcisce con oltretutto anche dei danni. Nella cura che dovrebbe riprendere per il fiume bisogna che ricomprendiamo anche questo. Per quanto riguarda poi i tempi di corrivazione Allegrezza ne ha già parlato quindi evito di parlarne, però una cosa noi potremmo mettere tra quelle da fare, cioè bisogna che interloquiamo con le associazioni di categoria e discutiamo un po’ su come si lavorano i campi. So che questo magari, soprattutto per chi lavora i campi, può rappresentare non so forse un fastidio, non so se c’è disponibilità a ragionarne, però da studi fatti a seconda di come vengono fatti i solchi, di come vengono lavorate le colline, dalla presenza delle siepi e da tanti altri fattori i tempi sono più veloci o meno veloci. Se i tempi che l’acqua mette per arrivare al fiume si dimezzassero, si dimezza la quantità d’acqua nel fiume, non è l’ultima tra le cose da fare, però bisogna aprire la discussione con le associazioni di categoria per almeno cominciare a ragionare di queste cose, quindi bisogna parlarne. Come bisogna parlare dei problemi legati al restringimento nella parte finale del fiume, Allegrezza ha già citato i calcoli dell’ingegner Fornaroli, dove appunto si dice che uno alla volta bisogna cambiare i ponti, bisogna passare dai ponti con i piloni ai ponti senza piloni, come è stato fatto a ponte portone, perché c’è questo restringimento che di fatto non da la possibilità a tutta l’acqua di passare. Poi dopo anche qui, non è materia non l’ho messo nella relazione perché va approfondito ulteriormente, c’è il problema di trovare delle forme di sbocco al mare, forse meno complicate di quelle che possono sembrare, tali da non determinare il tappo che si verifica quando c’è il vento contrario, quando c’è il vento da levane l’acqua non esce, quindi è possibile forse cercare altre direzioni, altri canali, degli aggiustamenti che in qualche misura possano permettere il deflusso delle acque anche col vento di levante. Poi da ultimo il problema delle vasche di espansione, anche questo appunto è stato trattato, perché il testo della relazione in molti punti anche in questo è lo stesso testo, credo che l’ipotesi che avete votato in Consiglio comunale non molto tempo fa, spero che sia una ipotesi tramontata, il fatto che gli argini si siano rotti proprio dove il Comitato di allora diceva dimostra, e noi lo abbiamo riportato in quest’Aula, dimostra che quel progetto aveva molti, molti limiti e addirittura avrebbe costituito un pericolo, un rischio, avrebbe ridotto la sicurezza invece di migliorarla e mi pare che sia un fatto positivo che oggi si discuta apertamente di più aree, di più diciamo vasche, in diversi punti del fiume, proprio per cercare di raccogliere l’acqua e quindi con interventi di minore impatto ma più frequenti lungo il corso del fiume, sia lungo il Nevola che lungo il Misa. Tra l’altro, così terminiamo veramente, nella ipotesi di osservazioni che allora presentò il gruppo Società Ambiente avevano previsto e proposto che si facesse una vasca di espansione sul Nevola, e già da allora, nel 2001, dicevano che ce ne volevano di più e più piccole, ma come sappiamo tutti non sono stati ascoltati.
Ecco questa è la mia relazione, ripeto ho cercato di far notare queste differenze, penso che queste differenze siano una ricchezza perché stabiliscono dei termini di confronto e di dibattito, questa relazione è stata indirizzata alla comprensione dei fenomeni, l’ho detto sempre e lo ripeto adesso, non è ne una relazione contro, né una relazione a favore, è una relazione che cerca di dare il suo contributo ai problemi e quindi spero che possa costituire, assieme a quella del consigliere Allegrezza, una buona base per il dibattito e per la ricerca che dobbiamo fare.

Si dà atto che sono usciti i Consiglieri Donatiello e Cicconi Massi: Presenti con diritto di voto n. 25.