Senigallia Atto

Difesa dell'art. 18 dello "Statuto dei lavoratori"

Ordine del giorno del Consiglio Comunale N° S-SG/2012/361 del 27 febbraio 2012

Presentazione
Approvazione
27.2.2012

Firmatari

Testo

        
COMUNE DI SENIGALLIA
PROVINCIA DI ANCONA
DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N° 18 
Seduta del 27/02/2012
OGGETTO:	ORDINE DEL GIORNO PRESENTATO DAI CONSIGLIERI MONACHESI, MAGI GALLUZZI, GIROLAMETTI, BRUCCHINI A DIFESA DELL'ART. 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI
L’anno duemiladodici addì ventisette del mese di febbraio alle ore 16:30  nel Palazzo Municipale di Senigallia e nella solita sala delle adunanze consiliari.
Previa convocazione nei modi di rito, si è oggi riunito, in seduta straordinaria il Consiglio Comunale.
Fatto l’appello nominale risultano:
ConsiglierePres.Ass.ConsiglierePres.Ass.1 Angeletti Margherita*-17 Marcantoni Fabrizio-*2 Antonacci Monica -*18 Marcellini Massimo-*3 Battisti Paolo*-19 Mazzarini Alessandro*-4 Brucchini Adriano*-20 Monachesi Enzo*-5 Bucari Simonetta*-21 Paradisi Roberto-*6 Bucci Vania*-22 Pergolesi Enrico*-7 Cameruccio Gabriele*-23 Perini Maurizio*-8 Cicconi Massi Alessandro*-24 Quagliarini Luciano*-9 Donatiello Giulio-*25 Ramazzotti Ilaria-*10 Fiore Mario*-26 Rebecchini Luigi C.D.-*11 Giacchella Massimiliano*-27 Rimini Enrico*-12 Girolametti Carlo*-28 Romano Dario*-13 Gregorini Mauro*-29 Salustri Maurizio*-14 Magi Galluzzi Lorenzo-*30 Sardella Simeone*-15 Mancini Roberto*-31 Sartini Oliviano*-16 Mangialardi Maurizio*-T O T A L E     P R E S E N T I    N° 23

 Shamsuddin BhuiyanConsigliere Straniero Aggiunto*- Md Abdur KaiumConsigliere Straniero Aggiunto*-
Sono altresì presenti gli assessori: Ceresoni Simone, Meme' Maurizio.
Essendo legale l’adunanza per il numero degli intervenuti, il Sig. Enzo Monachesi nella qualità di Presidente dichiara aperta la seduta, alla quale assiste il Segretario Comunale Dott. Morganti Stefano 
Chiama a fungere da scrutatori i Consiglieri Signori: 1°  Pergolesi Enrico; 2° Fiore Mario;  3° Perini Maurizio .
Il Presidente del Consiglio MONACHESI enuncia l’argomento iscritto al punto 5 dell’ordine del giorno dei lavori consiliari relativo a: ORDINE DEL GIORNO PRESENTATO DAI CONSIGLIERI MONACHESI, MAGI GALLUZZI, GIROLAMETTI, BRUCCHINI A DIFESA DELL'ART. 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI e concede la parola al Consigliere Sardella per l’illustrazione dello stesso.

Il Consigliere SARDELLA (PD): È un ordine del giorno di estrema attualità visto che c'è un dibattito molto acceso a livello nazionale tra le parti sociali, partiti, sindacati, Confindustria, sul superamento del famoso articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. È un ordine del giorno che entra a pieno titolo in una questione che penso debba essere sentita da questo Consiglio comunale, ma che è anche una questione più ampia, che riguarda la legittimazione dell’attuale Governo, il governo tecnico di Mario Monti, che sta evidentemente attuando tutta una serie di manovre che hanno garantito e garantiscono la discesa del famoso spread, ma che sta anche attuando una serie di manovre che rappresentano per certi aspetti la continuazione, ovvero forse è meglio, il vero e proprio inizio di una politica essenzialmente di centrodestra, perché buona parte dei provvedimenti adottati nel corso di questi ultimi mesi dal Governo Monti sono provvedimenti frutto di logiche e di culture fortemente liberiste.
Sappiamo che il liberismo come teoria economica, il liberismo come teoria politica, è appannaggio ed è una teoria tipica delle forse moderate che si rifanno al centrodestra e, in ambito europeo, al Partito Popolare Europeo, In questo insieme di politiche liberiste, o iper liberiste, dettate forse più da motivazioni politico-programmatiche, dai mercati e soprattutto dalla grande finanza internazionale, mi piace citare una notizia che forse ai più è passata inosservata, ma che mi ha lasciato veramente a bocca aperta, quando Mario Monti va negli Stati Uniti, dopo il Presidente Obama e prima di andare a Wall Street, incontra Soros, quindi abbiamo un incontro con un grande finanziere internazionale che è tra i pochi soggetti al mondo che gestiscono le leve finanziarie, che hanno in mano il funzionamento dei mercati internazionali, che incontra il presidente di uno Stato democratico e che magari detta al rappresentante di questo Stato democratico quella che deve essere la propria  agenda politico-amministrativa.
Mi fa impressione un dato, una notizia che è uscito lo stesso un paio di settimane fa, sull’acquisto a New York da parte di un grande finanziere russo di un appartamento, se non sbaglio per la figlia, per ottantotto milioni di dollari, è evidente che c'è una fortissima sproporzione, enorme sproporzione, enorme sperequazione tra una piccola parte che controlla tanto, che gestisce tanto, e una grande parte che è sempre più esclusa e sempre meno ha accesso a diritti fondamentali e sempre meno ha accesso a speranze che invece tutti gli uomini dovrebbero avere la possibilità di realizzare.
In questo quadro l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che ha sempre rappresentato in passato e rappresenta a tutt’oggi, un baluardo a difesa di alcune iniziative magari illegittime del datore di lavoro nei confronti del lavoratore, deve essere superato. Deve essere superato perché? Perché la grande finanza internazionale ci dice se no in Italia non è possibile investire, e quindi dobbiamo investire in Italia, dobbiamo necessariamente garantire la possibilità di rendere l’imprenditore libero di licenziare nel momento in cui assume. Io credo che sia solo una visione parziale del problema, credo di poter affermare che la rivisitazione dell’articolo 18 si inserisce in un progressivo smantellamento di alcuni diritti fondamentali, che rientra nel quadro di una situazione economica finanziaria che è sempre più di carattere internazionale, che sempre più difende se stessa e sempre più concentra la ricchezza nelle mani di pochi. Noi paghiamo come Stato interessi sul debito pubblico, li paghiamo a grandi investitori internazionali, e quegli interessi che sul debito pubblico vengono pagati con le tasse dei lavoratori, con l’aumento dell’imposizione, vengono pagati magari con la riduzione dei servizi sociali, le grandi difficoltà che ci sono nel finanziare l’istruzione pubblica, vengono pagati anche con la riduzione delle garanzie nel mercato del lavoro.
La tematica quindi è più che mai attuale, io appartengo un partito, apparteniamo al Partito Democratico è un partito che ha sostenuto fin dalla prima ora Governo Monti, ma l’ha fatto per serietà, perché in quel momento era assolutamente necessario superare l’impasse in cui il Governo Berlusconi essenzialmente per mancanza di credibilità dei propri principali leader aveva ridotto il Paese, però è necessario, e mi auguro che il partito a cui  appartengo lo faccia in maniera costante, vigilare affinché la delega che la politica in questa fase ha fatto ai tecnici, non si risolva in una delega in bianco, che progressivamente vada a erodere spazi di diritti fondamentali delle persone conquistati in tanti, tanti anni di lotta ed impegno politico sociale.

Il Consigliere GIACCHELLA (PD): Intervengo in qualità non di piccolo parlamentare, ma in qualità di cittadino senigalliese che si confronta quotidianamente con la realtà, anche dura del mercato del lavoro. Credo che sia opportuno vedere che cos'è l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, perché credo che quella che è la funzione sia un po' travisata ultimamente nel dibattito che si è aperto nel paese.
L’articolo 18 non disciplina il licenziamento e non dispone relativamente alla validità del licenziamento per giusta causa e giustificato motivo. L’articolo 18, come è ben evidenziato dal titolo Reintegrazione sul posto di lavoro, disciplina la cosiddetta tutela reale, cioè le conseguenze del licenziamento illegittimo, nelle unità produttive con più di 15 dipendenti, 5 se agricole, e quelle che occupano meno di 15 dipendenti, 5 se agricole, qualora l’azienda occupa nello stesso Comune più di 15 persone, 5 se agricole, nel complesso più di 60. Licenziamento illegittimo che si ha quando è effettuato senza comunicazione dei motivi, quando è ingiustificato, quando è discriminatorio. A tal riguardo l’articolo 18 dispone che, nel caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, il lavoratore sia reintegrato nel posto di lavoro con mantenimento di anzianità di servizio e diritti acquisiti a meno che non opti per un’indennità monetaria.
Detto questo, e premesso che voterò favorevolmente all’ordine del giorno che stiamo discutendo, vorrei evidenziare che lo stesso, come del resto il dibattito che si è aperto nel paese, non mi sta entusiasmando e spiego il motivo per il quale non mi sta entusiasmando. Non mi entusiasma in quanto credo che nel nostro Paese vi siano altre priorità legate alla tematica, le problematiche del lavoro, e che esse non siano riconducibili alla cosiddetta tutela reale, ma piuttosto a un’esigenza di crescita, senza la quale ogni altro discorso sarebbe vano e per la quale sarà opportuno fermare la stretta creditizia per le imprese oltre che l’eccesso di burocrazia per le stesse. Al riguardo vorrei ricordare che sulla base dei dati Confartigianato di Ancona, nel 2011 nel distretto di Senigallia, ben 189 aziende artigiane hanno cessato attività e che il saldo iscrizioni – cessazioni, relativamente alle imprese è negativo.
Non mi convincono le argomentazioni che giustificherebbero il venir meno della tutela reale, penso ad esempio che gli investitori internazionali siano frenati piuttosto dal fatto che il nostro Paese è classificato al 69° posto dietro Ruanda e Ghana nella classifica della corruzione, che da sola, fonte Bankitalia, vale 60 miliardi, pregiudicando investimenti, sviluppo ed occupazione. Credo che sia assolutamente necessaria una riforma del mercato del lavoro che da un lato possa rilanciare la crescita e dall’altro riesca a superare l’assurda frammentazione data dalle attuali 46 tipologie contrattuali che con l’artifizio delle finte partite IVA, delle simulate associazioni e partecipazione, dei falsi progetti, hanno garantito precarietà di qualificazione dei rapporti di lavoro, scarse professionalità, basse redditività, senza che alle stesse fosse affiancato un adeguato sistema di ammortizzatori sociali, di reddito minimo garantito. 
Non mi sembra tra l’altro che il recentissimo decreto legislativo, venerdì scorso è stato varato dal Governo Monti, in materia di somministrazione di lavoro, che sarebbe l’ex lavoro interinale, vada in questa direzione, avendo previsto la cancellazione della causale che era prevista per i picchi di lavoro e di stagionalità, e che porterà solo ad incentivare per questa tipologia contrattuale, che tra tutte quelle flessibili è sicuramente una forma buona di flessibilità, per le garanzie e tutele che da al lavoratore e per un costo superiore rispetto alle tradizionali forme di lavoro, vada a discapito dei contratti tradizionali, con un forte rischio di abusi da parte dei datori di lavoro, come già è avvenuto per altre tipologie di precariato molto più spinto, quali per esempio il contratto cosiddetto a chiamata e il lavoro accessorio, quello retribuito con i voucher, perché nei confronti di queste due tipologie contrattuali, dal 2008, sono venute meno tutta una serie di limitazioni tanto oggettive che soggettive che tutelavano il lavoratore da possibili abusi ed usi distorti dello strumento. Limitazioni che venendo meno hanno portato ad un’ampia diffusione chiaramente di queste forme contrattuali a discapito di altre e soprattutto di quelle tradizionali. 
Va ridata centralità al tema del lavoro, dignità ai lavoratori e tantissimi che un lavoro oggi non ce l’hanno più. Per far questo non credo che sia necessario ridurre le tutele di alcuni, ma credo sia doveroso garantire una dignitosa e una stabile condizione lavorativa, dove per stabilità non s'intende la monotonia del posto fisso, ma un lavoro dignitoso che garantisca un percorso di formazione e di tutele tali da consentire un’agevole e non più traumatico passaggio da un’occupazione all’altra, considerando che questo passaggio oggi per molti è inevitabile. Perché questo passaggio si possa realizzare dovranno essere messi in campo efficaci politiche che garantiscano la possibilità, prima di tutto, di trovare una nuova occupazione, che garantiscano tutele nell’attesa di trovare questa nuova occupazione, mettendo in campo fondamentali politiche di trasparenza ed efficienza del mercato del lavoro. Sto pensando al ruolo fondamentale che potrebbero e dovrebbero rivestire i centri per l’impiego e che, e qui la colpa è soprattutto della politica, oggi hanno un ruolo assolutamente marginale nell’incrocio domanda e offerta di lavoro, se si va in qualsiasi centro per l’impiego vedremo che le bacheche di offerte sono desolatamente vuote.
A questo punto credo che sia interessante contestualizzare anche il dibattito in quella che è la nostra la realtà e quindi analizzare alcuni dei principali dati che ci sono forniti da indicatori del mercato del lavoro, per vedere come, nella nostra situazione, il problema non sia quello dell’articolo 18, ma sia un problema di mercato stesso del lavoro. Nel 2011 le autocertificazioni di immediata disponibilità al lavoro, quella cioè con la quale si acquisisce lo status di disoccupato, e qui si parla di disoccupazione amministrativa, diversa da quella che viene rilevata dall’Istat, sono state 2.970, molto più del 2010, molto più del 2009, che era il punto massimo di crisi occupazionale. Al 31/1272011, sempre sulla base di quelli che sono i dati che vengono elaborati dal nostro Centro per l’impiego, le persone in stato di disoccupazione, e quindi compresi i disoccupati di lunga durata, sono 5.726 contro i 5.374 del 2010 e i 4.680 del 2009. È vero che si parla di disoccupazione amministrativa e quindi che i soggetti che possono rilasciare autocertificazione sono sia coloro che non hanno lavoro, ma anche quei lavoratori che non raggiungono determinate soglie di reddito, 8.000 per i dipendenti, 4.800 per gli autonomi, ma è anche vero che da questi dati si evidenzia un problema fondamentale, quello della redditività e quindi della dignità della vita per tantissime famiglie dal nostro territorio. Calano gli iscritti alle liste di mobilità, 544 nel 2011, ma di questi ben 427 sono in mobilità ordinaria, Legge 236 del ’93, e quindi hanno da un lato, un sostegno al reddito molto meno forte e soprattutto molto più limitato nel tempo, gli otto mesi della cosiddetta indennità di disoccupazione, dall’altro si evidenzia che a licenziare e quindi ad essere colpite dalla crisi nel nostro territorio, ma questo è un dato che trova conferma sia a livello regionale che a livello anche nazionale, sono le aziende che hanno meno di 15 dipendenti.
Infine cresce il numero degli avviamenti, in gran parte connessi alla stagione estiva, così come cresce il numero però delle cessazioni, tant'è che il saldo positivo oggi è più 87, a settembre era di 1.056. Fermo restando, quindi, che dall’analisi stessa di questi dati non si può evidenziare che un sostanziale basso livello della qualità dei rapporti di lavoro che vengono instaurati, considerando che le tipologie contrattuali più utilizzate sono proprio quelle del contratto a tempo determinato e quella del lavoro intermittente, cosiddetto lavoro a chiamata, che tra l’altro nei settori legati al turismo ha subito una crescita vertiginosa a danno dello stesso contratto a tempo determinato.
Concludo dicendo che a differenza di molti non scriverò I love articolo 18, come ho visto spesso e e volentieri in questi giorni, perché credo che tra i tanti che oggi pongono questo problema di tutela vi sia anche chi usa sventolare questo articolo per nascondere vecchie responsabilità e soprattutto nuove mancanze.

Il Consigliere GIROLAMETTI (Città Futura): Io intanto voglio ringraziare il collega Giacchella per essere entrato nel merito del significato dell’articolo 18 e per aver descritto un quadro così preciso e dettagliato della situazione senigalliese. Io so che è frutto di uno studio che è stato impegnativo per il Consigliere Giacchella, ma che mi auguro possa essere utilizzato non solo dalle forze sindacali, ma anche dalle forze politiche per approfondire meglio quelli che sono i problemi del nostro territorio.
Io mi limito, quindi, solamente a un po’ di memoria storica, e non me ne voglia il Consigliere Rimini se ho la convinzione che quello che è successo negli ultimi dieci anni, purtroppo, ce lo porteremo dietro molto a lungo, quindi ricordare che nel 2002, nel primo anno del primo Governo Berlusconi, una delle più grandi manifestazioni sindacali di tutti i tempi, che assunse i connotati di una pacifica rivolta popolare, respinse l’abolizione dell’articolo 18. Nel 2008, uno dei primi atti del secondo Governo Berlusconi, fu l’abrogazione della legge 188, quella che impediva la pratica delle finte dimissioni, finte dimissioni volontarie, le dimissioni in bianco, fatte firmare al momento dell’assunzione. Nel 2012 il Governo Monti pone in agenda la messa in discussione dell’articolo 18 e non c'è accenno al ripristino della legge 188 che non comporta nessun onere economico per la collettività. 
Questa pratica odiosa rappresenta un vero abuso dello stato di diritto, mentre l’articolo 18 va considerato uno dei pilastri di civiltà, come sostiene non solo il segretario della FIOM Landini, ma tutto il movimento sindacale italiano, per fortuna. La maggior parte della stampa però prefigura l’abolizione dell’articolo 18 come una modernizzazione, come la fine del privilegio dei padri contro il precariato dei figli. Io non ho mai creduto all’antitesi giovani – anziani, vecchi – giovani, neanche quando ero giovane, figuriamoci adesso, io credo invece, e ne sono convinto, che le differenze sociali ed economiche siano molto più importanti della differenza d'età, e queste sono le differenze. Ma davvero, in buona fede, si può pensare che il problema per le aziende sia l’articolo 18 e non, ad esempio, l’accesso al credito? Senza accesso al credito e senza tassi onesti non c'è possibilità di crescere neanche per le aziende sane, come sanno benissimo anche gli imprenditori senigalliesi, non c'è possibilità di crescita neanche per chi ha spirito di iniziativa, eppure le banche italiane hanno ricevuto dalla BCE, negli ultimi tempi, negli ultimi anni, 116 miliardi al tasso dell’1%, ma lo stanno utilizzando per sanare i loro buchi di bilancio, e che fa il Governo Monti rispetto a questo? Niente.
Un altro grande problema delle aziende è che i lavori svolti per la pubblica amministrazione, questo lo sappiamo bene anche noi a Senigallia, vengono pagati, per quanto noi siamo un po' più bravi, vengono pagati anche un anno dopo, e oltre, con la beffa anche di dover pagare in anticipo le tasse sul compenso pattuito. Che fa il Governo Monti anche in questo caso? Niente. Si dice che l’articolo 18 non incentivi gli investimenti stranieri. In piccola parte può essere anche vero, ma se il capitalismo rapace gira alla larga dall’Italia non credo sia un male, ma gli investimenti quelli buoni, purtroppo, girano alla larga per l’eccessiva burocratizzazione, per la corruzione, per le infiltrazioni della criminalità organizzata, questi sono i problemi che tengono alla lontana gli investitori.
Fuori da ogni ipocrisia o da favole che ci racconta l’attuale Governo, la più facile licenziabilità non servirebbe all’imprenditoria per ristrutturare, rinnovare, diventare più competitivi e quindi riassumere, ma molto più realisticamente servirebbe per ridurre le tutele del lavoro, ridurre ulteriormente la forza del sindacato, e questo è un obiettivo, licenziando chi fa lotta sindacale, vedi FIOM e FIAT, licenziando chi è stabilizzato e si trova al massimo dell’anzianità retributiva, questo pesa sui costi dell’imprenditoria, licenziando le donne che si sposano, fanno figli o i portatori di malattie croniche, altro che gli assenteisti, con il fine principale, credo, di risparmiare e intascare più soldi che si può e poi di delocalizzare chi può. 
Una piccola digressione mi sia consentita. Io lavoro in consultorio ormai da venticinque anni e credo di avere un osservatorio privilegiato perché vedo circa 2.500 donne l’anno da circa venticinque anni e per fortuna molte da molti anni. La fascia sociale ed economica è quella medio-bassa e vi assicuro che la causa principale di ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza è il timore di perdere il posto di lavoro, soprattutto da chi non è garantita. La causa principale di non fare il secondo figlio è dovuta allo stesso motivo. Questo sia chiaro a tutti, anche chi è a favore e chi è contrario all’interruzione di gravidanza, anzi chi è contrario se ne assuma la responsabilità e si impegni per evitare questo. La maggior parte delle lavoratrici che lavorano in aziende con meno di quindici dipendenti sono sottoposte a qualunque ricatto, quando è ora delle consegne si lavora dodici - tredici - quattordici ore alla stessa paga dell’orario normale, no che non vengono pagati gli straordinari, alla stessa paga dell’orario normale. Questa è la realtà di dove non ci sono tutele.
Io credo che forse non abbiamo idea di che cosa significa lavorare senza tutele a meno che non ci si passi. Per non parlare poi del precariato, dei contratti atipici, che hanno cancellato ogni diritto sindacale, ogni tutela. Allora è veramente inaccettabile che si venga a parlare oggi di articolo 18. 
Consentitemi, questa è un’opinione personale ed è un appello del tutto personale ma che io voglio rivolgere perlomeno ai consiglieri della mia maggioranza, un appello a partecipare alla manifestazione sindacale a Roma del 9 marzo, a dare l’adesione alla Camera del lavoro che sta raccogliendo adesioni e sta allestendo due pulmann per Roma per il 9 marzo.

Si dà atto che esce il Consigliere Straniero Aggiunto Md Abdur Kaium.

Il Consigliere PERINI (Gruppo Misto): Condivido gran parte degli interventi fatti finora e voterò favorevolmente questo ordine del giorno per le motivazioni che poi vi dirò, tuttavia vorrei ricordare a Girolametti che c'è stato anche un ministro Treu che non è proprio esente da colpe per quanto riguarda la precarizzazione, perché i primi interventi sostanziosi gli ha fatti Treu, che non era un esponente del centrodestra. Io credo che un po' tutte le forze politiche debbano in qualche modo fare un po' ammenda di quello che è accaduto in questi anni.
Voterò a favore di questo ordine del giorno per due ordini di motivi. Il primo, innanzitutto l’applicazione, ovvero la cancellazione dell’articolo 18, quindi l’applicazione di una eventuale abrogazione di questo articolo, sarebbe comunque di scarsa importanza, perché se i dati sono corretti, probabilmente soltanto il 5% della popolazione lavorativa avrebbe effettivamente un danno dall’applicazione dell’articolo 18 quindi parliamo di numeri davvero ridotti.
Il problema invece è appunto che ci sono una marea di contratti anomali, tra virgolette, di contratti che non garantiscono tutele e che consentono di abbassare sempre di più quello che è il prezzo orario del lavoro. Io penso che tutti coloro che hanno a che fare con il lavoro interinale o somministrato, come viene chiamato, sanno che un dipendente di prima fascia prende dai 5 ai 6 euro all’ora per un lavoro al limite dell’impiegatizio, quindi parliamo proprio di cifre da sfruttamento autentico. E ripeto la responsabilità non è soltanto dell’ultimo decennio, inizia da prima. Io ricordo una polemica politica quando si scoprì, perché qualcuno non aveva il coraggio di dirlo, che la moglie dell’ex sindaco di Roma, Rutelli, aveva lei stessa un’agenzia di lavoro interinale, quindi da che pulpito veniva la predica mi verrebbe da dire.
Detto questo, lasciando le polemiche alle spalle, io dico che se vogliamo essere davvero europei vanno tolti quei limiti in entrata e in uscita, però vanno garantite due cose che in Italia non ci sono. Per responsabilità io da elettore del PDL quale sono stato, posso dire che ho condiviso gran parte di quel programma, tuttavia riconosco che è stato fatto poco, in questi anni, per la formazione e per gli ammortizzatori sociali. Perché senza queste due condizioni l’applicazione indiscriminata di un modello nel quale il lavoratore non è né più e né meno che una merce che si può comprare quando c'è bisogno e si può dar via quando non ce n'è più bisogno, rende il contesto come un far west, perché la realtà è questa. Se la legge 300 del ’70 era nella mente di chi la compose come Giugni, uno strumento per arginare un mondo diviso in blocchi tra grande impresa e massa industriale, oggi quel modo non c'è più, ed è giusto che si intervenga in qualche maniera. Però ripeto in questo momento è una questione di coscienza votare contro chi pensa che toccare l’articolo 18 abbia un qualche beneficio sull’occupazione, se non si ha il coraggio di andare a tagliare gli sprechi laddove ci sono, e questo è un compito che andrebbe portato avanti anche soprattutto dal sindacato che in questi anni io credo abbia tutelato molto di più i lavoratori del settore pubblico di quanto abbia fatto rispetto ai lavoratori del settore privato, perché la discrasia non è tanto tra padri e figli, ma è tra chi lavora nel settore privato ed ha zero tutele se sotto i quindici dipendenti e chi lavora nel settore pubblico in cui c'è il massimo della tutela e della difesa. [si registra un contraddittorio fuori microfono] Una volta, però il problema qual è? Che nel settore privato si è arrivati molto, molto prima a quella situazione che qualche giovane oggi soffre nel settore pubblico, di questo mi devi dare atto.
Ripeto il mio voto è a favore di questo ordine del giorno, perché senza un intervento serio sulla formazione dei lavoratori e sugli ammortizzatori sociali, approvare un provvedimento come quello dell’abolizione dell’articolo 18 sarebbe semplicemente una dimostrazione di forza da parte di alcuni di quei potentati che sostengono l’attuale Governo Monti.

Il Consigliere CICCONI MASSI (PPE-PDL): Prima di tutto una battuta, nel senso che per la prima volta godo profondamente a non dover difendere Berlusconi, il Governo Berlusconi, perché ho sentito dire di questo Governo Monti le stesse cose che sentivo dire di Silvio e sono contento. Il linguaggio è lo stesso, il linguaggio è lo stesso, non è la stessa cosa e allora sostenete il governo Monti. Mi riferivo chiaramente al consigliere Girolametto, che è coerente, era contro il Governo Berlusconi, è contro il Governo Monti con la sua linea politica, è coerente da questo punto di vista.
Detto questo il dibattito è interessante, come al solito però incide ben poco rispetto a quelle che sono le nostre possibilità e le nostre competenze, però visto che ne abbiamo discusso anche in Commissione grazie al consigliere Giacchella, il cui intervento puntuale, anche questa sera, con dati e con elementi concreti inseriti direttamente sulla nostra realtà, è sicuramente un fatto positivo di discussione e di confronto sulla situazione del lavoro nella nostra realtà. Già vedete il fatto stesso che oggi si utilizzi il termine mercato del lavoro, quindi mercato accanto al termine lavoro, cosa che ad esempio trent'anni fa, quarant'anni fa, quando fu fatto lo Statuto dei diritti dei lavoratori, era assolutamente impensabile unire, accostare, il termine mercato al termine lavoro. 
Il lavoro nel 1970 era un insieme di diritti e di doveri, oggi il lavoro p una merce. È  brutto dirlo ma è la realtà dei fatti, è la terribile realtà dei fatti in una dimensione mondiale, nella quale il nostro Paese, ahimè, si trova immerso. E  non è più quella dimensione che ripeto poteva esserci quarant'anni fa, quando dei grandi giuristi italiani lavorarono per la redazione dello Statuto dei lavoratori, in cui c'era uno scontro ideologico, oggi lo scontro ideologico non esiste più, perché oggi siamo tutti dentro la grande famiglia del, chiamiamolo, capitalismo, forse capitalismo, non lo so, il sistema. È il sistema che fa sì che in Cina il costo del lavoro medio, mensile, per un operaio sia di 245 euro, ma che anche nei nostri paesi europei sia in questa situazione. In Bulgaria un operaio costa 350 euro, in Romania, all’interno dell’Unione Europea, il costo del lavoro è di 400 euro mensili, in Italia, per un operaio, il costo del lavoro medio, medio quindi passiamo dei livelli più bassi, sempre nell’ambito dell’attività di operai, è di 1.600 euro. 
Questo ci deve far capire che il dato di fatto con cui noi ci scontriamo, inevitabilmente, è tragico. Ma non è con la legislazione dell’articolo 18 nella fattispecie, o altri interventi normativi, che noi salviamo il lavoro del nostro Paese. Probabilmente possiamo alzare dei muri, possiamo alzare degli strumenti protezionistici in qualche caso, cerchiamo di proteggere più uno status quo che ci sta a cuore perché rappresenta quella che è la tutela dei nostri diritti, ma sicuramente si scontra in maniera inevitabile con una realtà mondiale che opera in un sistema di concorrenza sleale, rispetto a quelli che sono gli standard, rispetto a quelle che sono le tutele e le garanzie che noi diamo ai nostri lavoratori e per il quale c'è un sistema di tutele e di garanzie definito dalla legge.
Allora il problema non è l’articolo 18 e io non credo nemmeno che il Governo Monti, che è fatto di persone e di tecnici che non hanno una connotazione politica, o meglio non hanno una chiara evidente connotazione partitica, non credo che queste persone che sono state chiamate al Governo siano ispirate esclusivamente dalla volontà di colpire i lavoratori del nostro Paese, i lavoratori dipendenti del nostro Paese. Non credo nemmeno che abbiano la verità in tasca, credo che però chiaramente ragionino in un’ottica che sia scevra da quelle che possono essere delle concezioni ideologiche dettate dalla necessità di tutelare anche delle sacche elettorali, che invece i partiti chiaramente molto spesso portano avanti come primi elementi. D'altro canto lo vediamo in questi giorni, questo Governo è riuscito a fare molto più di quello che i governi politici che si sono susseguiti in questi anni, che siano stati di centrodestra, di centrosinistra, hanno solo tentato di portare a casa. E questa è l’evidente dimostrazione, come diceva prima il Sindaco, che il fallimento è della politica, il fallimento è delle ideologie, il fallimento è delle fazioni, è della faziosità della politica che si è mossa fino a questo momento senza tener conto di quelli che sono i reali problemi e le reali esigenze del nostro del nostro Paese.
Dicevo quindi che concentrarsi sull’articolo 18 è molto strumentale, e fa veramente confondere la reale dimensione nella quale noi ci andiamo a muovere. Diceva giustamente il consigliere Giacchella, l’articolo 18 è l’articolo dello Statuto dei lavoratori che non disciplina il licenziamento dei lavoratori. Lì sarebbe grave se ad esempio fosse data la possibilità di una libera e discrezionale possibilità di licenziare da parte dei datori di lavoro, anche con comportamenti discriminatori, ma se il dibattito è limitato all’articolo 18, cioè sulla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, io lo dico anche per esperienza del lavoro che faccio, è assai difficile che un lavoratore che ha avviato una controversia con un datore di lavoro che lo ha licenziato, con il quale c'è stato un contrasto di fronte ad un giudice, con il quale è passato anche molto tempo, poi decida, perché viene data questa possibilità in caso di ordini di reintegro, decida di rientrare in quell’azienda. È  una questione di tipo psicologico, è difficile che rientro dentro l’azienda dove fino a quel momento ho avuto un contrasto con il mio datore di lavoro, perché poi probabilmente la mia vita sarà un inferno da un punto di vista lavorativo. Questo è quello che normalmente avviene, molto spesso si preferisce invece prendere quello che è l’indennizzo, cioè l’aspetto economico che mi garantisce per un determinato periodo di tempo, nel frattempo io posso trovare un altro posto di lavoro. Questa è la situazione. 
È una situazione in cui chiaramente il sistema deve essere riformato e, come è stato detto, devono essere garantiti dei contratti di lavoro che siano adeguati da un punto di vista retributivo, che siano adeguati da un punto di vista anche dell’aspetto previdenziale e contributivo, perché oggi noi abbiamo una situazione di estrema discriminazione, non tanto da un punto di vista retributivo, perché io credo che i datori di lavoro siano ben lieti e ben contenti di pagare i lavoratori che lavorano, e siano ben lieti di pagare un operaio molto più di quello che oggi l’operaio riceve dal datore di lavoro, perché vedere e retribuire i propri lavoratori significa vedere delle persone motivate e significa delle persone che lavorano con maggior voglia. Quello che è il problema, è il problema delle tasse, dell’imposizione fiscale, dell’imposizione previdenziale, praticamente più del doppio, poi ognuno di noi se è dipendente da solo può vedere dalla propria busta paga quale è la situazione di un punto di vista fiscale che grava sulle buste paga di ogni lavoratore dipendente. Dietro quello c'è anche tutta la partita previdenziale e assicurativa, i contributi che vengono pagati all’INPS, all’INAIL, quindi tutta una serie di elementi che incidono sul costo del lavoro e che quindi rendono la vita dell’imprenditore e anche del lavoratore in questo senso molto più difficoltosa da questo punto di vista. 
L’auspicio è che questo Governo non si limiti all’articolo 18, che agisca con saggezza e che porti avanti un intervento di riforma che sia complessivo, che riduca la foresta di tipologie di lavoro assolutamente inutili, perché in ogni caso non garantiscono nemmeno il datore di lavoro da un punto di vista della qualità del lavoro che viene fornito, che viene prestato, e che si arrivi in questo senso ad una trasformazione in senso europeo, in modo tale che non ci sia più quella concorrenza sleale che si può avere da altri Paesi, e in questo senso credo che la funzione dell’Europa sia fondamentale, cioè arrivare ad una diritto del lavoro che non sia più il diritto del lavoro dei singoli Paesi dell’Unione Europea, ma che sia un diritto del lavoro uniforme in tutto il territorio dell’Unione Europea potrebbe rappresentare un volano per lo sviluppo economico del nostro Paese e in generale del sistema europeo. 
Questo è il mio auspicio e quindi è anche il motivo per cui non potrò votare questo ordine del giorno.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): Io devo dire che rispetto alla tematica che è messa a titolo di questo ordine del giorno, il contenuto mi pare quanto mai lacunoso, talvolta indefinito, poco chiaro. Nel senso tra l’altro che molte delle cose che sono state dette negli interventi che mi precedono, soprattutto di coloro che sostengono questo ordine del giorno, qui  non sono nemmeno contenute in modo esplicito.
È un ordine del giorno, ripeto, molto brutto, già dall’inizio la situazione del mercato del lavoro del nostro Paese è drammatica. Ma nel mercato del lavoro per chi è drammatica oggi la situazione? Potremmo dire che è drammatica la situazione dei lavoratori, potremmo dire che è drammatica la situazione del diritto del lavoro, ma il mercato, io credo che da parte di coloro che sono i datori di lavoro, mai ci sia stata una situazione così favorevole di prendere, licenziare, di far lavorare senza assumere tramite tutte le forme che prima venivano citate, tramite le agenzie interinali, questi sono gli aspetti drammatici, non il mercato del lavoro in quanto tale.
E poi vengono fatti tanti accenni, uno che vale la pena di sottolineare, cosa significa, visto che viene ripetuto due volte, che bisogna semplificare le forme di impiego precario? cosa vuol dire? Renderle più semplici? Cosa vuol dire? Io credo che rispetto alle forme di lavoro precario bisognerebbe dire che devono avere una drastica riduzione, diciamo le forme di lavoro precario devono avere una drastica riduzione e, tra l’altro, andrebbe specificato che una riduzione delle forme di lavoro precario significa che è ora di accantonare il pacchetto Treu, è ora di accantonare la legge 30, è ora di accantonare il collegato lavoro che è stato approvato nel novembre del 2010 e che prevede per i lavoratori l’arbitrato, cioè ti assumo se accetti l’arbitrato, cioè il fatto che si decide un arbitro in caso di controversia e il giudice viene estromesso, e quindi il collegato lavoro che prevede già un ridimensionamento delle competenze del giudice del lavoro. Però queste cose, se noi vogliamo cogliere l’occasione del dibattito sull’articolo 18 per fare un ragionamento sul lavoro, andrebbero dette a chiare lettere, non in modo così sfumato e talvolta anche ambiguo. Perché oggi potremmo dire che sull’articolo 18 è aperta una partita di tipo politico, ma l’articolo 18 oggi riguarda una quantità di lavoratori, cioè quelli dipendenti di aziende sopra i quindici addetti che sono molto pochi, che vanno naturalmente tutelati e difesi, perché significa in qualche maniera tutelare molte volte le situazioni importanti di grandi aziende, di lavoratori particolarmente impegnati nella difesa dei diritti e del sindacato e quindi che devono essere tutelati in quel rapporto diseguale che si vive all’interno dei posti di lavoro. Però se noi pensiamo di andare ad una difesa delle condizioni di lavoro, non possiamo limitarci a difendere l’articolo 18 che va difeso, come vanno difesi, tutti i diritti sindacali dei lavoratori, e non chiedere in modo esplicito che ci sia una inversione di tendenza nella politica del lavoro nel nostro Paese, e quindi faccio sinceramente fatica a vedere questi contenuti, in questo ordine del giorno che dice tutto e non dice niente, non dice che forse i problemi che abbiamo, anche dal punto di vista economico, dal punto di vista dello sviluppo, si sono aggravati in questi anni, proprio perché si è lasciata troppa mano libera al capitalismo, al liberismo, al fatto che si è ritenuta positiva anche all’interno della sinistra, una iniziativa economica che doveva essere senza vincoli, perché comunque il mercato da solo si aggiustava, da solo il mercato avrebbe risolto i suoi problemi, riducendo le tutele, riducendo comunque il ruolo che uno Stato non può non giocare all’interno di quella che è la programmazione economica di un Paese. 
Tutte cose che sono state accantonate e che, potremmo dire, non hanno fatto altro che moltiplicare i problemi, e del lavoro e anche dell’economia, essendo lasciata così libera ai meccanismi egoistici di chi gestisce le leve della finanza, delle grandi aziende del nostro Paese, che poi dettano un po’ le politiche di tutti,di tutta l’economia del nostro Paese.
Io credo che non possiamo dare un voto favorevole ad un documento come questo che lascia aperti tanti problemi e che si concentra prevalentemente attorno a un discorso ripeto di grandissima importanza, ma che potrebbe diventare un fattore politico di coagulo di obiettivi, di coagulo di prospettive più complesse, se però le cose vengono dette con maggior chiarezza e maggiore precisione. Naturalmente credo che anche il mondo sindacale, anche la sinistra, debbano fare i conti con scelte sbagliate, con un pacchetto Treu che è nato all’interno della sinistra, con una legge 30 che comunque a mezzadria è stata condivisa dalla stessa sinistra, deve fare i conti con una logica che ormai è una logica trentennale, se non quarantennale, per cui occorre fare i sacrifici, perché grazie a questi sacrifici ci potrà essere un domani la ripresa. Oramai questa politica cosiddetta dei due tempi, che viene anche oggi drammaticamente riproposta, è una politica che ormai sentiamo da quarant'anni ed ogni volta che è stata riproposta questa politica dei due tempi, i lavoratori, la gente comune, le masse popolari, hanno fatto dei passi indietro, hanno fatto dei passi indietro in termini di potere d'acquisto, di occupazione, di qualità della vita in senso lato, di diritti in senso lato. Allora io credo che occorra andare più a fondo delle questioni, occorra non fare delle battaglie di bandiera, generiche, ma occorra andare appunto a vedere quelli che sono i nodi reali. Non è possibile pensare ad una ripresa del nostro Paese se non si investe in ricerca, in innovazione, se non c'è una base di diritti condivisi che può essere una base per un coinvolgimento di tutti a nell’affrontare la fase così difficile dal punto di vista economico e sociale che abbiamo di fronte. Quindi ripeto, mi pare che questo ordine del giorno sia un ordine del giorno, che tra l’altro, come al solito, viene inviato al Governo, non viene inviato agli altri enti locali, non si cerca di creare una rete di solidarietà, mi pare più un ordine del giorno che serve alla maggioranza, che tiene assieme le culture, da Città Futura alla SEL, fino alle culture veltroniane che invece sono liberiste e non poco, così la maggioranza si compatta al suo interno, può dire che ha approvato un ordine del giorno a difesa dell’articolo 18, ma credo che sia solamente un’operazione di bandiera che non va a toccare i veri nodi che oggi sono vivi all’interno del nostro Paese e all’interno del mondo del lavoro.

Si dà atto che esce il Consigliere Straniero Aggiunto Shamsuddin Bhuiyan.

Il Consigliere QUAGLIARINI (PD): Sull’articolo 18 si è aperta, nel nostro Paese, una durissima diatriba, che sta portando tutti verso uno scontro inaudito e sproporzionato. È duro infatti lo scontro tra sindacati e Confindustria, che invece di essere costruttivi si stanno offendendo, sfavorendo di fatto l’occupazione e i disoccupati. Non sono da meno i partiti politici, i quali pensano sempre che essere conservatori e immobilisti porti loro consensi, spesso schierarsi per il rinnovamento può portare invece dei vantaggi, ma siccome lo schieramento è anche un rischio, allora si pensa che sia meglio lasciare le cose come stanno, oppure che siano altri a farlo. Ecco infatti che per questo ed altri motivi abbiamo un Governo di tecnici, che non avendo consensi elettorali da soddisfare decidono trovando il favore e la credibilità tra gli italiani e all’estero.
Allora visto che prendendo decisioni impopolari si può anche ottenere il consenso, imponendo in aggiunta grandi sacrifici, mi chiedo se prima di sparlare ci poniamo delle domande e a queste diamo delle risposte appropriate, prive di corporativismo e demagogia, forse si potrebbe trovare una equa soluzione senza barricate ma mettendo in campo serenità e competenza. Ma andiamo per gradi, poniamoci prima quale le norme elementari che dice l’articolo 18. Un lavoratore può essere licenziato? Sì, ma solo per giusta causa e per giustificato motivo. Ma qual è la giusta causa? Sono le violenze e le minacce nei confronti dei colleghi e dei superiori, il furto, il danneggiamento doloso degli impianti. Ma qual è il giustificato motivo? I ritardi sistematici e la violazione del segreto d'ufficio. Un’altra domanda. Ma è vero che il Governo vuole abolire l’articolo 18? No. Vuole solo modificarlo in parte. Le modifiche riguardano i lavoratori attualmente in servizio? No. Riguardano solo alcune categorie di lavoratori che verranno assunti in futuro. Ma le modifiche saranno definitive? No. Avranno la durata di quattro anni e verranno prorogate solo se avranno avuto degli affetti positivi sull’occupazione. E in che modo allora la modifica dell’articolo 18 può favorire l’occupazione? Ci sono ditte che hanno 14 – 15 dipendenti e che avrebbero bisogno di assumere, ma non lo fanno perché supererebbero la soglia dei 15 dipendenti e quindi sottoposte alla regola dell’articolo 18, pertanto ritengo l’articolo un freno quando l’economia aziendale è a rilento, di conseguenza assumono i lavoratori in nero o con contratti atipici. Dietro questo sfruttamento, il Governo, per facilitare le assunzioni e mettere i dipendenti a libro paga, propone che le piccole ditte che assumono nuovi dipendenti, anche se superano il numero di 15, non saranno sottoposte all’articolo 18. In sostanza il Governo sembra fare questo ragionamento, meglio un posto di lavoro anche se non garantito, piuttosto che la garanzia di restare disoccupati. Ma allora i lavoratori così assunti resterebbero senza tutela? No, perché resta in vigore un’altra norma che punisce il datore di lavoro che licenzia ingiustamente condannandolo al risarcimento finanziario. 
In definitiva in un Paese dove mancano i posti di lavoro, non ci sono, tra cui il nostro, le soluzioni non possono essere solo di tipo difensivo, ma servono anche a provvedimenti di tipo espansivo capaci di stimolare l’occupazione. Il problema occupazionale non si deve addebitare solo alla crisi economica globale, ma essa ha radici strutturate che i passati Governi non sono stati in grado di risolvere. Ma allora quali sono i lati negativi dell’articolo 18? È asimmetrica e arbitraria, distorce cioè il comportamento delle aziende e dei lavoratori. Le aziende sono incentivate a usare contratti a tempo determinato per non assumere che non potranno poi licenziare se l’economia aziendale va male o rallenta. L’articolo 18 è un nemico della crescita e degli investimenti esteri, si pensi che la non semplificazioni delle norme hanno allontanato imprenditori stranieri, non va sottovalutato che il diritto che regolamenta il lavoro in Italia è considerato dagli imprenditori come un indecifrabile codice di incertezze interpretative e applicative. Manca una riforma dei servizi per l’impiego, cioè mancano programmi efficienti di reinserimento e riqualificazione dei disoccupati, chi è in cerca di un nuovo lavoro è abbandonato a se stesso. Scuola  e università non parlano con le imprese che a loro volta non sanno valorizzare le competenze dei diplomati e dei laureati. L’articolo 18? Tutela solo i lavoratori assunti a tempo indeterminato, cioè nove milioni su ventitre. L’articolo 18? Tutela solo il lavoratore, ma chi è messo in cassa integrazione a tempo indeterminato. 
In conclusione se le parti sociali e le parti politiche volessero, potrebbero, anzi possono, fare molto, ma dato che si continua a litigare utilizzando un linguaggio privo di significato costruttivo e comprensibile, soprattutto nei confronti di chi ha veramente bisogno di lavorare, utilizzando slogan e metafore di frasi fatte, è giusto che si lasci lavorare e decidere chi veramente vuole che le cose si cambiano nel verso giusto, non si deve perdere un’altra occasione per riformare una legge che con alcune modifiche, no eliminazioni, potrebbe favorire nei fatti l’occupazione. Il tempo è galantuomo, il Governo tecnico farà sicuramente il proprio lavoro e sono convinto che raggiungerà il giusto obiettivo perché ci crede. In una società se non vengono soddisfatti i bisogni di primo livello, e tra questi il primo è proprio il lavoro, non si possono soddisfare quelli di livello superiore.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI pone in votazione, palese con modalità elettronica, l’ordine del giorno iscritto al punto 5 dei lavori consiliari, che allegato al presente atto ne forma parte integrante e sostanziale, che viene approvato con 16 voti favorevoli, 5 contrari (Cameruccio, Cicconi Massi, Mazzarini, Quagliarini, Rimini), 2 astenuti (Battisti, Mancini) come proclama il Presidente ai sensi di legge.

     
 
Letto, confermato e sottoscritto
	Il Presidente	Il  Segretario Comunale
	F/to Enzo Monachesi	F/to  Morganti Stefano

Per copia conforme ad uso amministrativo.
Lì,


La presente deliberazione è stata pubblicata all’Albo Pretorio dal 28 marzo 2012  al 12 aprile 2012 ai sensi dell’art. 124, 1° comma, del D.Lgs. 18/8/2000, n° 267.
Lì, 13 aprile 2012	Il       Segretario Comunale
	F/to 
La presente deliberazione, non soggetta a controllo, è divenuta esecutiva, ai sensi dell’art. 134 del D.Lgs. 18/8/2000, n° 267, in data 8 aprile 2012, essendo stata pubblicata il 28 marzo 2012
Lì, 10 aprile 2012	Il       Segretario Comunale
	F/to 
Spazio riservato all’eventuale controllo preventivo di legittimità, richiesto ai sensi dell’art. 127 del D.Lgs. 18/8/2000 n° 267:



 

Per copia conforme ad uso amministrativo.
Lì,