Senigallia Atto

Relazione di maggioranza e relazione del presidente della Commissione speciale di indagine e inchiesta sull’alluvione

Delibera del Consiglio Comunale N° CC/2015/2 del 29 gennaio 2015

Presentazione
Approvazione
29.1.2015
  • 29.1.2015
  • approvato


Firmatari

Testo

        
COMUNE DI SENIGALLIA
PROVINCIA DI ANCONA
DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N° 2 
Seduta del 29/01/2015
OGGETTO:	COMMISSIONE SPECIALE DI INDAGINE E INCHIESTA ISTITUITA CON DELIBERAZIONE N. 26 DEL 04/06/2014 - RELAZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE E RELAZIONE DI MINORANZA REDATTA DAL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE
L’anno duemilaquindici addì ventinove del mese di gennaio alle ore 18:00  nel Palazzo Municipale di Senigallia e nella solita sala delle adunanze consiliari.
Previa convocazione nei modi di rito, si è oggi riunito, in seduta straordinaria il Consiglio Comunale.
Fatto l’appello nominale risultano:
ConsiglierePres.Ass.ConsiglierePres.Ass.1 Allegrezza Elisabetta*-17 Marcantoni Fabrizio-*2 Angeletti Margherita -*18 Marcellini Massimo-*3 Battisti Paolo-*19 Monachesi Enzo*-4 Brucchini Adriano*-20 Papa Caterina-*5 Bucari Simonetta*-21 Paradisi Roberto*-6 Bucci Vania*-22 Pergolesi Enrico*-7 Cameruccio Gabriele*-23 Perini Maurizio*-8 Canestrari Alan*-24 Quagliarini Luciano*-9 Cicconi Massi Alessandro-*25 Ramazzotti Ilaria*-10 Donatiello Giulio*-26 Rebecchini Luigi C.D.*-11 Fiore Mario*-27 Rimini Enrico*-12 Giacchella Massimiliano-*28 Romano Dario*-13 Girolametti Carlo-*29 Salustri Maurizio*-14 Gregorini Mauro*-30 Sardella Simeone-*15 Mancini Roberto*-31 Sartini Oliviano*-16 Mangialardi Maurizio*-T O T A L E     P R E S E N T I    N° 22

 Shikova NataliyaConsigliere Straniero Aggiunto*- Rana Mohammad IsmailConsigliere Straniero Aggiunto-*
Sono altresì presenti gli assessori: Ceresoni Simone, Curzi Paola, Meme' Maurizio, Paci Francesca Michela.
Essendo legale l’adunanza per il numero degli intervenuti, il Sig. Enzo Monachesi nella qualità di Presidente dichiara aperta la seduta, alla quale assiste il Segretario Comunale Dott. Morganti Stefano 
Il Consigliere PARADISI (Coordinamento Civico): una premessa, visti anche i toni di ieri, io mi auguro oggi da parte di tutti, da ambo le parti, che ci siano contenuti non forti ma fortissimi, ma magari i toni un po’ più leggeri, quindi comincerò io per primo, ma per questo non mi esimo dal fare questa richiesta Presidente perché ritengo che sia stato fatto un errore di interpretazione del Regolamento e quindi preannuncio che chiedo, alla fine di questo brevissimo intervento, la riunione della conferenza dei capigruppo per questo motivo. Nella convocazione dell’approfondimento per la Commissione speciale di indagine e di inchiesta leggo scritto relazione approvata dalla Commissione e relazione di minoranza redatta dal Presidente della Commissione. Sembrerebbe quindi che vi sia una relazione ufficiale approvata dalla Commissione istituzionale e una di minoranza. L’articolo 28 dello Statuto al comma 3 dice: i lavori delle Commissioni così nominate devono compiersi nel termine assegnato e si concludono con la presentazione mediante deposito in segreteria, a disposizione del Consiglio entro il termine fissato, di una relazione a cura del presidente della Commissione. Secondo il comma 3 del nostro Statuto, l’articolo 28,  la relazione istituzionale è quella del Presidente, tant’è che l’articolo al comma 4 dice: i Commissari dissenzienti hanno facoltà di presentare relazioni di minoranza nelle stesse forme e termini della relazione della Commissione. Leggendo questa norma, alla luce di quello che è successo, accade questo, che ai sensi del comma 3 c’è la relazione del Presidente che è quella istituzionale, ai sensi del comma 4 sembrerebbe ci fosse un’altra relazione, ma che nella realtà è sempre quella perché è quella di minoranza, l’articolo non prevede una possibile relazione di maggioranza. Delle due l’una. O la relazione di maggioranza non sarebbe possibile istituzionalmente, il che ovviamente è un paradosso, è un assurdo, in realtà la norma è sbagliata, è scritta male, la norma doveva prevedere anche la possibilità di una relazione di maggioranza. Come rientra dalla finestra la relazione di maggioranza? Secondo il principio analogico dell’ordinamento giuridico, cioè a fronte di un’assenza di normativa bisogna applicare in una situazione simile, una norma simile, se quindi è possibile una relazione di minoranza sicuramente, articolo 2 delle preleggi, analogia, è possibile anche una relazione di maggioranza. Resta il fatto che la relazione istituzionale è quella del Presidente, quindi a mio avviso così va interpretato, quindi la relazione istituzionale è quella del Presidente e poi vi sarà la presentazione di quella della maggioranza, quindi io chiedo che questo argomento Presidente venga approfondito, anche alla presenza del Segretario, in una breve riunione dei capigruppo.

Si dà atto che sono entrati i Consiglieri Angeletti, Cicconi Massi e Girolametti: Presenti con diritto di voto n. 25.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: io sono disponibile Paradisi anche se penso che non cambi la sostanza della questione, sono disponibile anche perché almeno il presidente Mancini potrà esprimersi, così come lo farà il Segretario, perché l’ordine del giorno io l’ho concordato con il presidente Mancini che mi diceva che questa cosa era stata comunque già discussa anche all’interno della Commissione speciale di indagine e che quindi questa poteva essere la forma. Questa è la forma che è stata concordata in Conferenza Capigruppo sentito il Presidente Mancini, questo per fare chiarezza sul fatto. Comunque la facciamo, sospendiamo dieci minuti per conferenza dei capigruppo.

Alla ripresa dei lavori:

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: riprendiamo i lavori, proseguiamo così come da ordine del giorno e quindi daremo la parola al presidente Mancini, Presidente della Commissione speciale d’inchiesta, che ci farà un piccolo cappello, una presentazione dei lavori e poi proseguiremo con la presentazione delle due relazioni e naturalmente in seguito la discussione generale unificata.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): presento quelli che sono stati i nostri lavori in questi sette mesi e mezzo. Sette mesi e mezzo in cui devo dire che abbiamo lavorato abbastanza intensamente, anzi si potrebbe dire che l’approfondimento delle varie questioni legate a ciò che è accaduto il 3 di maggio, l’approfondimento avrebbe potuto essere ancora continuato tanto sono complessi quegli avvenimenti e tanto fanno riferimento a normative, atti, provvedimenti, decisioni prese nel passato e nello stesso tempo tanto c’è bisogno anche di approfondire per proporre, per mettere a punto, per definire questioni per il futuro, quindi a un certo punto sia perché eravamo partiti all’inizio con cinque mesi, siamo arrivati da cinque mesi a sette mesi e mezzo, a quel punto bisognava chiudere i nostri lavori, anche per questo motivo, a un certo punto abbiamo stabilito che le audizioni che avevamo fatto, le attività che erano state svolte, erano sufficienti per arrivare a proporre alla città un quadro del nostro lavoro. Ricordo che sono state fatte nell’insieme 27 sedute, di queste 27 sedute dieci sono state dedicate alle questioni interne alla Commissione, al suo funzionamento, alle scelte che di volta in volta dovevano essere fatte e diciassette sono state le audizioni, gli inviti a persone, a cominciare dal Sindaco, ma tecnici della Regione, Presidente della Provincia, poi alcuni cittadini che in questi anni hanno rappresentato comunque delle esperienze, gruppi di cittadini attenti sulle questioni del fiume, abbiamo chiamato il professor Mancinelli che comunque ha svolto un ruolo importante rispetto alle decisioni che sono state prese in questo Consiglio comunale, in questa città, riguardo al fiume, poi abbiamo chiamato il Vice Comandante dei vigili del fuoco, altre persone, talvolta anche ingegneri, comunque specialisti, il segretario dell’autorità di bacino, la Protezione civile. In tutto questo lavoro potremmo dire che abbiamo costituito una banca dati che prima non esisteva, una banca dati fatta di migliaia di pagine che adesso si sta lavorando per renderla disponibile a tutta la cittadinanza e quindi adesso bisognerà definire alcuni dettagli, verificare se in una parte della documentazione ci possono essere dei motivi ostativi alla pubblicazione o dei motivi che possono sovrapporsi a diritti di riservatezza e così via, dopodiché verrà, seguendo anche l’impostazione dell’Open Municipio, comunque di mettere sempre più materiali a disposizione della cittadinanza, anche i nostri materiali verranno messi a disposizione in questa direzione. Altre questioni che possono essere di interesse generale. Una questione è il fatto che in ogni caso durante i lavori sono stati garantiti i diritti di tutti i commissari, cioè nel senso che la convocazione ha seguito la richiesta degli stessi commissari, la Commissione ha proposto di invitare questa persona, quest’altra persona e diciamo le varie proposte che sono state presentate poi dopo sono diventate audizione vera e propria, quindi le richieste che sono venute dai commissari sono state accolte tutte, nessuna esclusa. Alla fine di questo lavoro la Commissione ha prodotto due relazioni, ha prodotto una relazione che è stata votata dalla maggioranza della Commissione ed una relazione, che è quella presentata dal Presidente, cioè dal sottoscritto, che poi ha raccolto le adesioni della minoranza della Commissione. Io dico che entrambe le relazioni hanno seguito la coscienza, l’approfondimento, hanno seguito entrambe l’indicazione di lavorare alla individuazione di tutti quegli elementi che debbono essere modificati, migliorati, messi a punto nell’interesse della città. Tutte e due le relazioni si sono mosse in questa direzione esprimendo delle sensibilità diverse su alcuni passaggi, su alcuni punti. C’è stata una richiesta che è venuta da alcuni Commissari al presidente di integrare la Commissione, quindi questa richiesta che il Presidente non ha colto perché a detta del Presidente avrebbe modificato alcuni punti, alcuni passaggi, quindi ha lo stesso valore dell’aver ritenuto in alcuni punti, in alcuni passaggi, la relazione del Presidente non adeguata, quindi sono due posizioni che si sono confrontate e poi dopo hanno espresso queste due relazioni. Posso aggiungere che tutte e due ripeto sono dei lavori fatti nell’interesse della città, e permettetemi questa considerazione, che la verità non dipende ovviamente dai voti, questo senza togliere niente a nessuno, cioè nel senso che la verità delle cose si cerca con il contraddittorio, si cerca sulla base della validità delle prove, sulla fondatezza delle questioni, questo da sempre, la scienza e la conoscenza procedono in questo in questo modo, nulla toglie che poi una sia stata più condivisa e l’altra meno. Ho quasi finito. Tra ciò che questa Commissione ha prodotto dovremmo aggiungere all’incirca, se i calcoli sono stati fatti bene, un 5.500 euro dai gettoni di presenza che i Commissari non hanno riscosso e che hanno messo a disposizione di fondi che sono destinati all’assistenza degli alluvionati. Poi dopo è nato un dibattito al nostro interno per verificare, siccome una cifra questa poi divisa per ciascun consigliere che ha partecipato, quindi ogni Consigliere è titolare di ciò che non riscuote, poi dopo si vedrà, secondo le preferenze di ognuno a quale indirizzo, sempre restando in un ambito che è riferito a chi ha ricevuto danni dalla alluvione. Questo riguarda il lavoro  della commissione.
Permettetemi in conclusione una annotazione come Presidente, Presidente che è rimasto amareggiato dai toni delle polemiche che sono succedute alla mia conferenza stampa di presentazione della mia relazione. Se voi fate caso anche alle stesse fotografie che sono state pubblicate dai giornali la mattina dalla Conferenza io avevo sul mio banco la relazione mia e la relazione approvata dalla maggioranza, ho spiegato ai  giornalisti che la commissione era finita con questa doppia opzione, poi naturalmente ho illustrato le linee fondamentali della relazione che faceva capo al sottoscritto. Io credo che può essere condivisa o meno questa prassi, e quindi sono anche ben accolte se volete le critiche, ciò che mi ha un po’ ferito sono i toni. È stato detto che la relazione era mistificante, che bisogna auspicare nell’ambito dell’inchiesta che la magistratura sta conducendo vengano verificate le bugie, le ingiurie, le falsità sull’operato mio, è il Sindaco qui che parla, e dell’intera Amministrazione contenute nelle dichiarazioni virgolettate di Mancini. Io ci sono stato male per davvero, questi toni non hanno corrisposto a quello che abbiamo fatto, al lavoro e anche al clima che c’è stato all’interno della Commissione, quindi io sarei molto grato al Sindaco se mi dicesse che molte volte nei nostri lavori di politica ci lasciamo andare a qualche nervosismo in più, mi piacerebbe che il Sindaco si scusasse, perché io ho cercato di lavorare al meglio delle mie possibilità, non pretendo che i miei atti vengano condivisi, però questi toni sinceramente mi sono sembrati fuori luogo e mi hanno amareggiato. Dopo aver perso quattro o cinque fine settimana, tutto il sabato, tutta la domenica, a studiare, a scrivere e poi dopo a ragionare anche con gli altri, le loro proposte, a valutarle, scusatemi per questa annotazione conclusiva.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: grazie Mancini per aver ricordato anche che è prevista dal dispositivo votato da questo Consiglio la devoluzione del gettone di presenza e questo naturalmente lo dico soprattutto, lo ricordo ai Consiglieri, ma lo dico al pubblico che è presente, anche la Commissione speciale naturalmente aveva la stessa modalità e quindi alla cifra sulla quale pagheremo le tasse perché viene comunque registrata nel nostro CUD, alla cifra della Commissione speciale di indagine e inchiesta si aggiunge la cifra pressoché identica, leggermente inferiore, della Commissione speciale. Il Sindaco ha chiesto di parlare per?

Il SINDACO: buona sera a tutti, per Presidente.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: noi da programma dobbiamo passare alla presentazione delle relazioni.

Il SINDACO: fatto per la città, non personale, io personale Paradisi non faccio niente di personale, un fatto per la città, se è un fatto che la città parlo ora salutando tutti altrimenti mi riservo di intervenire. Me lo dica Presidente pensavo che fosse una comunicazione, ci sono delle considerazioni, viene citato il Sindaco rispetto a un atto ………

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: allora interviene per fatto personale se non l’intervento lo deve fare dopo Sindaco.

Il SINDACO: allora lo faccio per fatto personale perché interessa la città riportare la verità Mancini. Quando il 4 di giugno vennero votate da questo Consiglio comunale le due Commissioni di indagine e l’altra sulla quale ci siamo confrontati ieri, all’interno del consiglio comunale c’era un bel dibattito, perché potevamo assumere un atteggiamento che mi sembra sia stato già poi invece attuato in Regione, la richiesta di Commissione d’indagine, il consiglio comunale lo boccia, lo boccia la maggioranza e la partita si chiude in quei termini. Noi abbiamo fatto un’altra cosa invece, noi abbiamo votato convintamente le due Commissioni, e dico pure che per me poteva essere anche una solo, l’abbiamo fatta perché c’era la necessità di ricostruire i fatti riportandoli come dice lei a verità, la verità non è discutibile, la verità è una non c’è una mezza verità, c’è la verità, poi ci sono le interpretazioni, ma la verità è una, e abbiamo votato all’unanimità il Presidente di quella Commissione, unanimità e l’ha deciso, maggioranza e opposizione, e allora Presidente lei mi chiede di rivolgerle le scuse? Io pensavo che lei venisse qui dicendo i toni non sono stati quelli adeguati, i giornali non mi hanno bene interpretato e mi han detto che non ho dato l’allarme, non fu attivato il COC dopo l’allerta così almeno rimane a verbale [si registra un contraddittorio fuori microfono] Mancini perché non è che uno si presenta, dice guardate, ho lavorato tanto, ho fatto tanto il fine settimana, ho ascoltato tutti, Mangialardi ha portato un tomo pieno di documentazioni, e poi c’è ritornato, io ho ascoltato tutti e abbiamo tirato fuori la verità e poi il giornale smentisce. Non è che funziona così, noi abbiamo votato lei come Presidente di quella Commissione, sono stato chiamato in quella Commissione come auditore e ho portato la verità che poteva essere interpretata, che poteva essere interpretata. Bene io sono stato Presidente rispettoso, glielo dicevo ieri sera, non mi sono permesso di leggere la sua relazione fino a questa mattina, questa mattina ho letto però il percorso che lei ha fatto, ho letto quel percorso, lei anche questa sera ancora una volta mescola gli elementi, si c’è una Commissione di indagine che doveva produrre, il Presidente forse doveva fare questo grande sforzo, di produrre una relazione unica, visto che gli altri, quelli che lei chiama residuali, quella è la maggioranza della Commissione, la Commissione ha lavorato per integrare il suo elaborato, fatto in assoluta autonomia, ha lavorato per integrarlo fino all’ultimo giorno, fino all’ultima ora. Guardate perché conosco i componenti della Commissione, conosco il vice Presidente di quella Commissione, bastava aggiungere forse Buongiorno, volevano solo che ci fosse scritto Buongiorno, ma lei nemmeno quello, nemmeno quello, ha prodotto un documento, quello era, in maniera molto democratica, e quello doveva essere. Poi, così almeno lo dico ai cittadini, non mi sarei scandalizzato se quella relazione l’avesse presentata il Consigliere Paradisi, non mi sarei scandalizzato perché Paradisi presentava quella relazione che contiene tante verità e tante falsità e gli altri una relazione di maggioranza presentavano la loro e lei faceva il presidente di tutte e due, così transitava in mezzo alla città, non la semplice smentita che dovrebbe aver fatto il giornale che non ha visto nessuno. Alluvione non fu attivato il COC dopo l’allerta, sapete che cos’è? Una bugia. Cos’è che le ho detto? Perché le devo chiedere scusa? Questa è una bugia, [si registra un contraddittorio fuori microfono] una bugia, quindi allarme alluvione partì in ritardo, questa è una bugia. Cosa dovevo dire, cosa dovevo dire, la verità Presidente, la verità, forse lei in via riservata anche io me l’aspettavo che mi mandasse le scuse per come era uscita la notizia, io pensavo che lei lo facesse, anzi ci confidavo, e non è lei che si deve sentire contrito e deluso, perché lei era il Presidente, non era il commissario, non era una parte, lo doveva fare per i miei cittadini, per i nostri cittadini quello sforzo, lo doveva fare, lo doveva fare, non l’ha fatto, ne parleremo, le chiederò, vorrò capire anch’io perché io non ero componente di quella Commissione, ho fatto solo l’auditore alla pari dei tanti ingegneri che ha citato, poi dopo sugli ingegneri diremo qualcosa, sui tecnici che avete chiamato e dei soggetti che non avete chiamato che magari potevano portare una verità visto che la città aveva degli elementi che non corrispondevano ai fatti. Io rimango nel rispetto reciproco Consigliere per il suo ruolo non sicuramente per come ha svolto i lavori e soprattutto per come ha concluso, da Presidente, i lavori di quella Commissione.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): il più rapido possibile. Per quanto riguarda le convocazioni sono stati convocati tutti coloro che sono stati richiesti, nessun nome portato alla Commissione, siccome la decisione ultima della convocazione o meno spettava a me, nessuno non è stato non chiamato, questo ci tengo. Però per quanto riguarda quel virgolettato cui lei faceva riferimento, io appena l’ho visto sul giornale mi sono adoperato presso il Resto del Carlino perché venisse smentito in quanto non corrispondeva al mio pensiero e quindi era lesivo innanzitutto di me e anche dell’operato dell’amministrazione, tant’è vero che il giorno dopo, 22 gennaio c’è un trafiletto a cura della redazione del giornale, non a cura del Presidente, ma a cura della redazione del giornale che appunto ristabilisce la verità su quel dettaglio, perché io non ho mai detto, non ho mai scritto né mai ho pensato che il COC non fosse stato attivato, e qui viene testimoniato dai giornalisti che hanno erroneamente fatto quel titolo. Poi dopo per quanto riguarda la sollecitudine dell’allarme nelle varie zone della città, questo è un problema di cui parleremo dopo, già più complesso, un po’ più articolato.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: diamo la parola al Consigliere Allegrezza per la relazione approvata dalla Commissione.

Il Consigliere ALLEGREZZA (PD): prima di illustrare la relazione vorrei esprimere anch’io alla città il perché non si è arrivati ad una relazione unitaria, e questo lo considero un fatto grave, sicuramente non abbiamo reso un servizio ai nostri cittadini. Vede Presidente Mancini noi abbiamo votato tutti l’istituzione della Commissione d’inchiesta, questo Consiglio comunale l’ha votata all’unanimità, così come all’unanimità i componenti della Commissione hanno votato lei quale Presidente, dico questo perché io mi sarei aspettata da lei, anche per come sono stati condotti i lavori nel corso della Commissione, che lei fosse stato un garante di tutti, un garante sino alla fine, così come imponevano le sue funzioni. Purtroppo così non è stato, così non è stato perché? Perché lei al termine delle audizioni, dei lavori della Commissione, lei ci ha consegnato una sua relazione come naturalmente avrebbe dovuto fare, però questa relazione era sostanzialmente blindata, questa è la relazione del Presidente e non  la relazione della commissione d’inchiesta, perché lei ci ha impedito, e questo i commissari di maggioranza hanno cercato con lei un dialogo fino all’ultimo momento, fino al sabato, le relazioni sono state depositate il 20, ci siamo rivisti in Commissione per l’ultima seduta di Commissione il 19, e fino a quel momento noi abbiamo cercato di interloquire con lei e chiedevamo, come credo sia nostro diritto, ma vado anche più oltre, credo sia nostro dovere, apportare quello che ritenevamo opportuno. Si trattava non di uno stravolgimento della sua relazione, non di sbianchettature così come è stato detto da qualche Consigliere di minoranza nell’ambito dei sociali network, si trattava di integrazioni, di inserimenti di dati, di precisazioni, così come emersi nel corso delle varie audizioni e delle documentazioni che sono agli atti della Commissione. Purtroppo non è stato possibile, non è stato possibile perché lei c’è l’ha impedito. A questo punto è evidente che abbiamo dovuto elaborare una relazione di maggioranza. Prima finisco e poi vado all’illustrazione della nostra relazione, ma mi preme ribadire che non abbiamo tutti quanti reso un servizio ai cittadini perché si è preferito strumentalizzare un evento tragico, tragico per tutti, perché non c’è stata volontà di elaborare una relazione di Commissione che fosse oggettiva, perché quello che si chiedeva non erano interpretazioni di carattere personale, erano integrazioni di dati, di documentazione, così come era emerso nel corso delle riunioni della Commissione. [si registra un contraddittorio fuori microfono] Adesso la presento, non è il dibattito, adesso la presento [si registra un contraddittorio fuori microfono] io posso introdurre consigliere Paradisi, nessuno mi dice che non posso introdurre …………… 

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: Paradisi sta presentando la relazione, sta motivando la propria relazione, a lei può darsi che non piaccia ma lasciamola terminare.

Il Consigliere ALLEGREZZA (PD):  termino, volevo spiegare ai cittadini, oltre che ovviamente al Consiglio comunale, il perché non abbiamo elaborato un’unica relazione, ci è stato impedito, va bene, siccome a questo punto non abbiamo ritenuto che la relazione fosse oggettiva, equa, ecco il perché la città si ritrova due relazioni, e questo credo che sia doveroso spiegarlo. Vengo Paradisi ad illustrare la nostra relazione.
Innanzitutto abbiamo ritenuto, ovviamente nell’ambito di una divisione per paragrafi, stabilire il quadro delle competenze normative. Lo avevamo richiesto anche questo al Presidente Mancini perché credo che non essendo tutti giuristi fosse quanto meno doveroso stabilire e enunciare il quadro delle competenze, poi abbiamo affrontato il PAI, la gestione dell’allerta, l’evento e la gestione dell’emergenza, il COC, il piano di emergenza e quello che secondo noi poi si dovrà fare, quindi la manutenzione del fiume, la sua situazione attuale, le criticità e quindi le proposte. Nell’ambito del quadro delle competenze in materia di acque, come dicevo, sono state enucleate le fonti normative principali. Non possiamo esimerci dal dire che sono conferite alle Province le funzioni amministrative di competenza regionale concernenti la gestione e la manutenzione delle opere e degli impianti e la conservazione dei beni interessanti la difesa del suolo, ivi compresa l’imposizione di limitazioni e divieti dell’esecuzione di qualsiasi opera o intervento anche al di fuori dell’area demaniale idrica qualora questi siano in grado di influire anche direttamente sul corso dell’acqua. Entro il 31 marzo di ogni anno la Provincia inoltra alla Regione una relazione tecnica. Chiaramente non scendo nel dettaglio anche perché la relazione è agli atti ma credo che una panoramica comunque della normativa vada fatta. Le funzioni dei Comuni. Sono conferite ai Comuni le funzioni amministrative concernenti i provvedimenti relativi agli abitati da consolidare ai sensi della legge 445 del 1908 ivi compresa l’approvazione dei progetti generali di consolidamento. Ai fini della difesa dei centri abitati i Comuni provvedono alla pulizia dei tratti degli alvei dei fiumi, dei torrenti e dei corsi d’acqua interni ai centri stessi nonché alla manutenzione dei muri ad argine, dei parapetti e delle altre opere predisposte a difesa dei centri abitati qualora detti tratti ed opere non risultino classificati ai sensi del regio decreto 25 luglio 1904 numero 523 ad esclusione delle opere a carico dei proprietari. Il fiume Misa è classificato di seconda categoria, dal ponte ferroviario sito nel Comune di Senigallia fino al ponte delle Selve, quindi la competenza per la manutenzione del nostro fiume è assolutamente della Provincia. Il capitolo riguardante il PAI. Voglio dare, visti i tempi ristretti, per assodato che cosa sia il piano di assento idrogeologico dei bacini. Il legislatore ha imposto una delimitazione delle aree a rischio idraulico ed idrogeologico e quindi le Regioni si sono attivate per la redazione del PAI anche se la delimitazione di queste aree a rischio presupponeva una conoscenza dettagliata del territorio da un punto di vista scientifico. Per quanto riguarda l’iter di approvazione del PAI la procedura prevedeva una conferenza programmatica articolata per ciascun ambito provinciale con la presenza di Comuni e di province, in caso di incongruenze tra pianificazioni di bacino e pianificazioni territoriali queste sarebbero state esaminate nei tavoli tecnici cui far confluire le osservazioni promosse dai Comuni e dai privati. Le osservazioni che sono state effettuate dal Comune di Senigallia nel 2001 hanno rappresentato un notevole contributo tecnico di approfondimento sulle tematiche. Orbene innanzitutto per quanto riguarda il rischio idraulico la previsione della proposta regionale prevedeva cinque aree R4, la prima estesa su un’ampia porzione del centro storico e del tratto urbano, praticamente da Est verso Ovest dall’asse della ferrovia fino a tutta l’ansa del fiume zona di Via Tevere; da sud a nord da tutta via Rovereto fino a tutto il quartiere porto compreso l’ex Consorzio agrario. Non comprendeva il Borgo Mulino, il campus scolastico e la parte più alta del centro storico, da viale Leopardi fino alle traverse di Piazza Roma. Va sottolineato, perché credo che sia di indubbio rilievo ed importanza, va sottolineato come alcuni dei quartieri che sono stati i più gravemente colpiti dall’alluvione non erano affatto perimetrati nella zona del PAI, Borgo Mulino, campus scolastico e lo stesso Borgo Bicchia. Nell’ambito poi del Consiglio comunale, rileggendo i verbali, il dibattito all’epoca si concentrò sul tema perimetrazioni e deperimetrazioni, per cui con la delibera del Consiglio del 2001, delibera che conteneva ovviamente le osservazioni da sottoporre alla Regione, si propose il declassamento di alcune zone da R4 a R2, la riduzione delle perimetrazioni nell’area urbana a due zone R4, una comprensiva di Foro Annonario, rione porto e due tratti stradali lungofiume fino al ponte Garibaldi, l’altra che include via Anita Garibaldi, dalla Chiesa del Portone, via Mercantini, viale IV novembre e via D’Aquino, e assieme alle osservazioni del Comune furono inviate alla Regione altre osservazioni da parte dei privati. La procedura prevedeva poi una discussione delle osservazioni al tavolo tecnico del 20 febbraio 2002, tavolo tecnico composto dall’Autorità di bacino, dall’architetto Lazzaro e dall’ingegner Vito Macchia che erano titolari rispettivamente della parte geologica normativa ed idraulica. Per il Comune era presente l’allora Assessore ai lavori pubblici Maurizio Mangialardi, il professor Alessandro Mancinelli, consulente del Comune di Senigallia e gli architetti De Paulis e Rosellini. Questo iter istruttorio fu un iter assai articolato, tavoli tecnici, Comitato tecnico, Comitato istituzionale. Come si evince dalle dall’audizione del professor Mancinelli, lo voglio ricordare il professor Mancinelli è docente di costruzioni idrauliche e marittime presso l’università Politecnica delle Marche, dunque le osservazioni del Comune si fondavano su uno studio specifico, scientifico e storico. Mancinelli riferisce: allo stato attuale non è possibile definire in modo preventivo il grado di rischio del sistema idraulico del Misa, l’unica possibilità è quella di valutare correttamente gli eventi del passato e le relative conseguenze del mancato funzionamento, fermo restando che tutto ciò che deve attivare una politica di controllo in tempo reale efficiente ed efficace. Per quanto riguarda l’ingegner Macchia che prese parte ad una sola seduta del Comitato tecnico, l’Ingegner Macchia è stato sentito dalla Commissione in qualità di privato cittadino e non di tecnico incaricato dalla Regione, nell’audizione del 21 novembre del 2014 l’ingegner Macchia disse che nella seduta del 20 febbraio 2002, seduta che a suo dire sarebbe stata molto animata in particolare per il contrasto tra lo stesso e l’ingegner Mancinelli riguardo alla perimetrazione dell’area a rischio, Macchia dice: in quella sede il Comune nel verbale del 20 febbraio motivò il dissenso dicendo si richiede la pericolosità indicata eccessiva rispetto anche all’incolumità delle persone di cui non si registra una casistica legata a livelli di piena. Io risposi che il concetto di rischio era collegato alla possibilità e non alla certezza e che non si doveva aspettare l’evento tragico per definire correttamente i parametri, mentre l’ingegner Mancinelli invece riferisce che nel PAI la delimitazione proposta dalla Regione non è una delimitazione che deriva da uno studio particolare, ma fatta con dei parametri che sono molto opinabili nel senso che viene indicata una perimetrazione che tiene conto di una portata fino a un tempo di ritorno di duecento anni senza che nessuno abbia indicato qual è stata la portata con cui è stata fatta questa delimitazione. Ad una mia espressa domanda all’ingegner Vito Macchia sul fatto che cosa sarebbe accaduto in quella tragica giornata del 3 maggio se il perimetro fosse stato quello della prima adozione, cioè del PAI così come previsto ed elaborato dai tecnici regionali, Macchia ha risposto il perimetro è un segnale di pericolo ma senza i lavori non sarebbe cambiato niente, ma cambiava il piano di protezione civile. La perimetrazione R4 da priorità per finanziamenti regionali ad esempio come avvenuto con quello del ponte portone. Sul punto nell’audizione del 25 novembre il Sindaco si è espresso in questi termini: il fiume sarebbe uscito lo stesso, R4, R3 o R2, il 3 maggio PAI o non PAI sarebbe comunque accaduto, è stato un evento incredibile, sono usciti dall’argine sei milioni di metri cubi d’acqua, nelle zone presunte R4 non è stato costruito niente di più, il carico antropico non è stato aumentato. Orbene lo studio che Mancinelli aveva fatto metteva in rilievo la necessità di un approfondimento dello stato dei luoghi, la conoscenza in particolare e la misura delle variabili idrauliche ed idrogeologiche che non erano all’epoca, e non sono neppure oggi, sufficienti per dettagliati studi idraulici che permetterebbero la determinazione del rischio effettivo in modo puntuale, pertanto la delimitazione proposta dalla Regione non è una delimitazione che deriva da uno studio particolare, ma una delimitazione fatta con dei parametri che sono molto opinabili nel senso che venne indicata una perimetrazione che tiene conto di una portata fino al tempo di ritorno di duecento anni. Ora è chiaro che noi in Commissione non avevamo i requisiti e le capacità di poterci addentrare nell’ambito delle stime e delle portate d’acqua, comunque dall’audizione è emerso che era ovviamente impossibile prevedere dove l’acqua sarebbe uscita non conoscendo lo Stato arginale del Misa e che né la protezione civile, né l’Autorità di bacino, né la Provincia, dal 2001, dal primo PAI, hanno fatto misure della portata del fiume durante le piene. Il dato non è mai certo, si basa su modelli e le uniche misure di portata sono nelle parti alte dei bacini, ma a valle non si conoscono le reali portate dei fiumi. La pioggia che si è verificata il 3 maggio sul Nevola e sul Misa ha prodotto due onde di piena che sono arrivate in confluenza nello stesso momento, fatto del tutto imprevedibile, questo ha prodotto un’eccezionalità nell’evento. La distribuzione delle piogge nei due bacini, la tempistica delle confluenze delle onde di piena e i successivi danni, hanno il carattere di vera e propria eccezionalità per quegli elementi citati prima. Nel rapporto di evento si calcola un’esondazione di circa cinque milioni di metri cubi dovute a rotture multiple e a sormonti degli argini. La piena del Misa così come è valutata è stimabile in valori non inferiori ai cinquecento metri cubi secondo, ovvero valori simili alle portate al colmo degli strati e con la piena del ‘40 e del ’55. Bisogna anche precisare che per le alluvioni pregresse che la città ha subito del ’40, del ’55 e del ’76, per quella del ’40 e del ’55 non si hanno dati tecnici se non che l’alluvione del ’40 ebbe effetti devastanti sul rione Porto e pertanto la prima alluvione che è stata effettivamente censita e su cui è stato redatto il PAI è quella del ’76. Il rapporto che la nostra città ha con un fiume a carattere torrentizio è sempre stato difficile, certamente le testimonianze sparse che si riscontrano non hanno alcun riscontro scientifico. Tornando alle questioni del PAI i calcoli che all’epoca portarono alla perimetrazione molto ampia da parte della Regione e poi successivamente ridimensionata grazie al contributo del comune di Senigallia, noi sappiamo che il Consiglio regionale approvò il PAI in data 21 gennaio 2004 recependo le osservazioni del Comune e riconoscendo che i dati e gli elaborati prodotti dal Comune consentono un affinamento dei perimetri del piano straordinario con l’esclusione di aree non congruenti. Se questa è la storia così come emerge dai documenti e i documenti in atto dalla Commissione, allora è chiaro che non possiamo oggi non prendere atto che il PAI approvato nel 2004 soprattutto sulla base dei dati che sono desumibili dagli eventi alluvionali, vada adeguatamente modificato proprio alla luce di quelle conoscenze derivanti dall’esondazione del 3 maggio. Il nostro territorio potrà registrare un aumento dei livelli di sicurezza solo attraverso la realizzazione di quelle opere di ordinaria e di straordinaria manutenzione già a suo tempo precisamente e specificamente individuate dall’ingegner Mancinelli. 
Per tutto questo però occorrono adeguate risorse economiche, risorse economiche che purtroppo fino ad oggi erano inesistenti, fino a quando quindi questi interventi strutturali non avranno ridotto i rischi le perimetrazioni andranno riviste tenendo presente che le norme consentono di adottare indici graduali, che l’alternativa non è tra il molto elevato e il nulla e che la riperimetrazione va valutata anche per le zone R3 ed R2 nel caso in cui i confini non fossero congruenti con gli effetti storici delle inondazioni oggi note. La revisione delle perimetrazioni potrà portare ad un aggiornamento del piano di emergenza come pure potrà essere valutato di includere da subito nelle previsioni del Piano anche le zone a rischio R3. 
Un altro capitolo di questa nostra relazione, e del resto non poteva essere altrimenti, riguarda la gestione dell’allerta. Riguardando  il rapporto di evento della Protezione civile dall’inizio dell’anno 2014 fino al 3 maggio ci sono stati sedici avvisi di condizioni meteo avverse e cinque avvisi di criticità idrogeologica regionale. Ora l’avviso di criticità idrogeologica è un tipo di comunicazione che ha un valore diverso rispetto a quello di condizioni meteo avverse perché indica oltre alle condizioni meteorologiche sfavorevoli anche le possibili conseguenze sui versanti e sul livello idrometrico del reticolo idrografico. L’avviso di criticità idrogeologica è un elemento con più elementi e quindi di valore superiore, diciamo così, rispetto all’avviso di condizioni meteo avverse. È evidente che essendoci stati quindici avvisi di condizioni meteo e cinque di criticità idrogeologica la frequenza degli avvisi è stata superiore a quattro al mese, praticamente uno a settimana, l’avviso antecedente all’evento alluvionale non era assolutamente indicativo di quello che purtroppo è successivamente accaduto. In tali circostanze i COC sono esposti ad una interpretazione locale senza adeguati supporti tecnologici e senza coordinamento tra i COC limitrofi. Va peraltro sottolineato che i dati in tempo reale sono a disposizione del SOUP Sala operativa unificata permanente regionale pertanto gli enti locali si trovano in posizioni di assoluta dipendenza dall’Ente regionale e su questo punto suggeriamo che si trovi una piattaforma comune che fornisca dati e grafici in tempo reale, in modo che il territorio possa rispondere in maniera efficace e reattiva ai repentini mutamenti climatici. Le azioni poste in essere. Il Sindaco, il comandante dei vigili urbani Brunaccioni e il vigile Carli hanno riferito di aver seguito quanto previsto dalla fase di attenzione del Piano di emergenza comunale, di aver attivato il COC, Centro Operativo Comunale, di aver allertato gli operatori della Protezione civile affinché fossero pronti ad intervenire in caso di ricezione di comunicazioni tramite cellulare. Purtroppo non esiste un verbale di attivazione del COC in quanto fu data priorità alla pianificazione operativa rispetto alle redazioni dei verbali. I verbali risultano compilati a partire dal 5 maggio 2014. Dall’audizione del Comandante Brunaccioni apprendiamo che non venne messo in atto il monitoraggio a vista e che alle 24 del 2 maggio la pattuglia dei vigili urbani concluse il suo servizio di sorveglianza che dopo la mezzanotte fa capo ai carabinieri. Nulla lasciava intendere a mezzanotte del 3 maggio che quello non fosse un avviso di criticità come altri analoghi e furono adottate le misure di cautela previste dal piano d’emergenza di fronte ai rischi possibili. 
Allora io rimando qui perché non è possibile diciamo una illustrazione a video della tabella che però ciascuno ha, comunque è per dire che a mezzanotte e mezza, cerco di riassumerla ma ha la sua fondamentale importanza. Alle 0,30 del 3 maggio il livello del Misa e del Nevola presso le tre stazioni idrometriche, e mi riferisco stazione Misa Serra dei Conti, stazione Nevola Corinaldo, stazione idrometrica Misa Bettolelle, allora il livello del Misa e del Nevola presso le tre stazioni idrometriche era assolutamente non preoccupante: 0,65 metri Serra dei Conti, 1,29 Nevola Corinaldo, un metro e mezzo Misa Bettolelle. Alle quattro il livello dell’acqua sta crescendo ma non ancora da destare preoccupazioni. Le cose cominciarono invece a cambiare con rapidità e a Serra dei Conti il picco venne raggiunto alle cinque e trenta del mattino, a Bettolelle alle sette e trenta, ma già alle sei e trenta il livello era di 5,29 metri e dal rapporto di evento risulta che alle sei il livello era di 4,45 metri, altezza maggiore di quei quattro metri che ci sono stati indicati come soglia oltre la quale scatta il preallarme. Questa informazione però non era nota alle autorità del Comune di Senigallia in quanto i rilevamenti sono acquisiti direttamente ed esclusivamente dalla SOUP regionale la quale, a sua volta, informa le autorità territoriali. Soltanto alle sette la comunicazione arriva dalla SOUP regionale al COC, dopo le sei cominciarono le chiamate ai Vigili del fuoco che continuarono fino alle otto e oltre per chiedere soccorsi da parte dei residenti nei territori di Corinaldo, Pianello, Casine di Ostra e Passo Ripe, solo alle sette circa dalla SOUP arrivò una telefonata al vigile Carli che riferisce di essere stato chiamato dal dottor Ferretti che l’avvisava del livello alto del Nevola la cui piena si sarebbe riversata sul Misa, alle sette e quindici è stato comunicato via sms l’allarme in zona Marazzana – Cannella, la situazione è talmente grave ed eccezionale che la fase di preallarme viene accantonata per il precipitare degli eventi, alle sette e trenta le stazioni di Corinaldo e Bettolelle raggiungono il loro picco mentre a Serra dei Conti il livello continua a decrescere, poi il Nevola e il Misa a Bettolelle cominciarono lentamente a calare pur restando su valori importanti per molte ore. Fin dalle prime ore immediatamente successive all’avviso via sms avvengono sormonti e rotture degli argini che allagano le aree a destra e sinistra del Misa, comprese le rotture degli argini del fosso del Sambuco alle otto e quaranta e del Misa stesso nei pressi di Borgo Bicchia all’incirca alle dieci. Questo è il riassunto degli eventi che riguardano la gestione dell’allerta, fondato su atti ed eventi circostanziati negli orari e nei riferimenti oltre che sulle testimonianze raccolte dalla Commissione. Infatti è necessario prima di giungere a valutazioni o deduzioni attenersi il più possibile a ciò che è accaduto in quei delicati frangenti. La realtà purtroppo, per quanto la si possa girare o vedere da altre angolazioni, è una sola: alle condizioni date con gli argini in quello stato, l’interramento, la mancata manutenzione, la strozzatura presente nella parte cittadina del soccorso, l’alveo del fiume il 3 maggio 2014 non avrebbe mai potuto contenere quell’ingente massa d’acqua né il piano d’emergenza avrebbe potuto offrire un contributo in tal senso. Questo perché la pioggia caduta nella notte tra il 2 e il 3 maggio determinò una portata eccezionale del fiume di seicentocinquanta metri cubi al secondo quando la capacità in condizioni ottimali è di trecento metri cubi al secondo nel centro abitato. 
Punti chiave della gestione dell’allerta. 2 maggio il COC attiva le procedure previste dal piano d’emergenza. Tra le cinque e trenta e le sei del 3 maggio ci sono le condizioni perché la SOUP  regionale avverta il COC di Senigallia dell’aggravarsi della situazione così che lo stesso possa dare il preallarme in tutte le zone R4. Il COC di Senigallia riceve comunicazione dalla SOUP solo alle ore sette, in seguito a tale comunicazione il COC da l’allarme via sms alle sette e quindici nell’area Marazzana Cannella seguito alle otto e venticinque da un secondo SMS con la dicitura preallerta evacuazione livello fiume medio alto. A seguire alle otto e trenta vengono allertati gli abitanti di Bettolelle e nel centro storico quelli del rione Porto e delle vie limitrofe al corso del fiume, alle dieci si richiede la chiusura dei centri commerciali Iper Simply e Ipercoop, dall’audizione del comandante Brunaccioni emerge che nelle aree R4 si è provveduto ad invitare la popolazione a salire ai piani alti, secondo un video amatoriale di un cittadino l’allerta viene comunicata alle dieci e venti nella zona compresa tra i giardini Anna Frank e via Mercantini. Tuttavia secondo quanto testimoniato dal comandante, vista la concitazione degli eventi è difficile ricostruire in modo puntuale gli orari di comunicazione dell’allerta nelle singole zone. Rispetto a questo punto bisogna precisare che la diffusione dell’allarme fu data con i mezzi tradizionali in tutte le zone R4 in particolare con sms nella zona R4 di Cannella e Molino Marazzana, è chiaro che l’allertamento dato con un maggiore anticipo non avrebbe di certo fermato le acque e difficilmente avrebbe consentito di ridurre i danni ai beni materiali in quanto l’sms e la comunicazione via megafono della polizia municipale in base alle indicazioni della Protezione civile dava esclusivamente ordine di salire ai piani alti, di staccare gas e luce e di non prendere in alcun modo la macchina. In prospettiva futura, soprattutto qualora si decidesse di estendere l’applicazione anche alle zone R3, il piano di emergenza potrebbe senz’altro funzionare meglio se facesse parte della coscienza comune di tutti i residenti, se venisse simulato ripetutamente in modo tale che i residenti e quindi non solo i volontari, i tecnici e le diverse forze chiamate a partecipare in caso di esondazione, sapessero come comportarsi e cosa fare e se il Comune venisse dotato degli strumenti e delle risorse necessarie a garantire l’evacuazione di migliaia di persone. Purtroppo questa non era la situazione della città prima del 3 maggio. Ha pesato su tutto questo l’eccessiva centralizzazione delle informazioni a livello della Protezione civile regionale che strutturata per il monitoraggio centrale esclude un diretto controllo tecnologico dei fenomeni da parte dei Comuni che non possiedono in tempo reale gli stessi dati locali che afferiscono alla SOUP. I comuni possono conoscere autonomamente la situazione in tempo reale solo con il controllo a vista, ciascun Comune è in contatto con la SOUP per la porzione di territorio di sua competenza e non esiste un canale di comunicazione diretta e ufficiale tra gli enti locali che insistono sull’asta del fiume Misa, chi sta a valle quindi non conosce in tempo reale ciò che accade a monte. Non va poi dimenticato che nelle prime ore della giornata del 3 maggio le precipitazioni hanno interessato inizialmente la parte valliva del bacino del Musone spostandosi velocemente sul bacino del Triponzio, affluente dell’Esino, e quindi sui bacini di Misa, Cesano, Arzilla e Foglia, come si evince dal rapporto di evento della Protezione civile regionale. In altre parole la SOUP si è trovata a fronteggiare criticità crescenti in un’amplissima parte del territorio regionale. Perché quindi non adottare altri protocolli che prevedano una costante integrazione tra livello regionale e locale del resto possibile sulla base delle moderne tecnologie. Occorre uscire dalla condizione in cui l’unica risorsa in mano ai Comuni, oltre alla comunicazione della Protezione civile regionale, è il monitoraggio a vista nei punti critici, dispendioso e assolutamente inadeguato. In assenza di una visione di bacino non si può che restare in attesa di un input della Protezione civile regionale prima di avviare tale elementare strumento. In questo modo si rischia di entrare in un circolo vizioso che può essere spezzato solo da una rivisitazione delle procedure di controllo necessariamente da potenziare in direzione della integrazione tra i livelli regionali e locali e dove agli enti locali venga riconosciuta la titolarità del possesso di informazioni in tempo reale. 
Come  riportato nella relazione della Commissione speciale è giusto ripercorrere brevemente l’evento e la gestione della prima emergenza, soprattutto in termini numerici. Sabato 3 maggio la nostra città e tutti noi abbiamo vissuto una tragedia collettiva ed individuale, una catastrofica alluvione che ha invaso con violenza una parte consistente della nostra città. Le case, le vie e le ,piazze distruggendo e trascinando via le cose più care, svuotando le nostre stanze di ricordi ed affetti, spazzando via in poche ore quanto realizzato con il lavoro di una vita intera, ancor di più portandosi via la vita di tre cari concittadini. Una ferita profonda ha segnato la nostra città e da quel giorno niente sarà né potrà essere più come prima. Una massa enorme d’acqua, quattordici milioni di metri cubi complessivi, ha spazzato via per oltre cinquanta metri l’argine del fiume Misa appena sopra a Borgo Bicchia travolgendo Borgo Bicchia, Borgo Mulino, via Capanna, la zona dell’ex Piano regolatore, zona di via Rovereto, il lungomare nelle zone adiacenti alla rotonda e al Ponte Rosso oltre a via della Chiusa e la zona Cannella. Qualcosa che per potenza, modalità ed estensione del fenomeno non si era mai visto prima a Senigallia, persino superiore alle disastrosa alluvione del ’40. Non si è trattato di una esondazione del fiume Misa bensì di una rottura di un argine in sponda destra, evento questo, quando si verifica, di portata catastrofica inaudita. Il Governo centrale, su richiesta della Regione Marche, non ha esitato a dichiarare lo stato di emergenza e ad emettere apposita ordinanza, ordinanza del 10 luglio 2014 con primi interventi urgenti di protezione civile in conseguenza degli eccezionali calamità atmosferiche verificatesi dal 2 al 4 maggio nei territori della Regione Marche. Soggetti istituzionali intervenuti: Prefettura, Dipartimento Regionale di Protezione Civile, Vigili del fuoco, Polizia di Stato, Polizia stradale, XIV Reparto Mobile, Carabinieri, Guardia di Finanza con relativi sommozzatori, Corpo forestale dello Stato, Polizia Municipale, Capitanerie di porto, ASUR, Caritas, Croce Rossa, provincia di Ancona, comune di Montemarciano. Senza l’impegno e la mobilitazione delle persone che per due settimane hanno lavorato ventiquattro ore su ventiquattro, con dedizione e competenza, non sarebbe stato possibile operare il soccorso alla popolazione. È stato già detto nella relazione di ieri perché spiega l’entità dell’evento. I vigili del fuoco hanno impiegato 381 operatori, 96 mezzi per un totale di 800 interventi di soccorso, un enorme numero di uomini e mezzi  del volontariato sono stati coordinati dal Comune di Senigallia e dal Dipartimento Regionale di Protezione civile, 940 gli interventi dei volontari che si sono principalmente adoperati nelle seguenti attività: svuotamento appartamenti e cantine dall’acqua, rimozione fango, pulizia strade, supporto in attività di gestione del traffico, attività di vicinanza alla popolazione, distribuzione pasti e assistenza alla popolazione. 251 associazioni intervenute, 3761 impiegate, 940 interventi, 1654 mezzi utilizzati. Altro apporto fondamentale è quello della Caritas che con i suoi 700 giovani volontari nella prima fase e 1500 dal secondo week-end è stato determinante. Altro ruolo va riconosciuto ai profili social come SOS alluvione che sono riusciti a mobilitare volontari anche da altre città e da altre Regioni anche essi coordinati dalla Caritas. Per quanto riguarda il centro operativo comunale a supporto del Sindaco, autorità di protezione civile per la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione. Alla data del 3 maggio il COC era carente di cinque componenti rispetto a quello nominato dal Sindaco Angeloni il 20 dicembre 2002, nel corso degli anni alcuni componenti erano andati in pensione senza che fossero numericamente sostituiti, in ogni caso sotto il profilo sostanziale, come riferito nell’audizione del sindaco il 28 luglio 2014, alle dieci e quindici del 3 maggio tutte le postazioni al COC erano state attivate, non esiste un verbale di attivazione del COC relativamente alla giornata del 2 maggio e non esistono verbali delle riunioni svoltesi nelle giornate successive del 3 e 4 maggio, e questo è ovviamente comprensibile perché in quei drammatici frangenti l’urgenza delle iniziative ha portato ovviamente a trascurare la necessità di stilare i verbali delle riunioni. Il comandante Brunaccioni e il vigile Carli hanno seguito quanto previsto dalla fase di attenzione del piano di emergenza, il Sindaco per la giornata del 3 maggio ha affermato che il COC è stato riunito in maniera continuativa e che il protocollo di emergenza è stato applicato alla lettera, non c’erano i nomi ma c’erano le funzioni. Il 5 maggio il COC è stato rinnovato rimpiazzando anche formalmente i vuoti di cui sì accennava prima, sempre in questa data è stato riunito con stesura di un apposito verbale, prassi poi continuata fino alla data del 23 maggio come risulta dalla documentazione consegnata alle Commissioni. Dalle audizioni svolte è emerso che l’attività del COC si è svolta nel pieno rispetto dei protocolli operativi e per quanto riguarda la giornata del 2 maggio e le ore immediatamente precedenti l’alluvione secondo i principi di cautela previsti in caso di avviso di criticità idrogeologica analogo a molti altri diramati in tempi precedenti e successivi. In considerazione del fatto che i fenomeni meteorologici per quanto prevedibili presentano un alto grado di indeterminatezza nel loro effettivo manifestarsi, appare quanto mai necessario che i COC siano dotati di strumenti tecnici, tecnologici e organizzativi che consentano di valutare con precisione l’intensità e la delimitazione geografica dell’evento. È necessario, lo si ribadisce, superare l’eccessiva centralizzazione delle informazioni prevista dei protocolli vigenti a livello della Protezione civile regionale. Data la delicatezza della questione auspichiamo che in futuro si proceda sistematicamente alla verbalizzazione delle attività e delle decisioni seguenti alla ricezione di ogni avviso dalla Protezione civile da parte dei COC. 
Il piano di emergenza. Il piano di emergenza rivolge le sue attenzioni agli ambiti del territorio delimitati dalla sigla R4. La fascia fluviale è suddivisa in tronchi distinti in base ai livelli di rischio secondo la procedura definita nel piano, individuati in elaborati grafici denominati R4 aree inondabili a rischio molto elevato, R3 aree inondabili a rischio elevato, R2 aree inondabili a rischio medio, R1 aree inondabili a rischio moderato. A tutte le aree perimetrate è associato un unico livello di pericolosità elevata o molto elevata. Il PAI riconosce quindi un unico livello di pericolosità elevato, molto elevato per tutte le aree R1, R2, R3, R4, occorre precisare altrimenti la terminologia potrebbe essere fuorviante, che per pericolosità si intende la probabilità che una determinata area venga inondata, mentre il concetto di rischio va riferito al valore atteso di perdite dovute al verificarsi di un’alluvione in una particolare area geografica in relazione agli elementi esposti, coltivazione, abitazioni, insediamenti produttivi e infrastrutture. Non esiste nel PAI, né in altre norme di protezione civile, alcuna prescrizione in ordine a livello di rischio che debba essere preso in considerazione ai fini della predisposizione dei piani di emergenza, è quindi rimesso alla valutazione del Comune se ricomprendere nel piano di emergenza le sole zone R4 o anche le zone R3 o addirittura le zone con rischio moderato e medio ovvero R1 – R2. Dal verbale della delibera comunale non risulta sia stato oggetto di discussione, e mi riferisco a quella del 2001, non è stato oggetto di discussione l’opportunità di estendere il piano ad altre zone oltre l’R4, quindi il piano di emergenza che è stato approvato con delibera 18 dal Consiglio comunale nella seduta del 10 febbraio 2005 coinvolge solo le zone R4. I consigli comunali di altri Comuni hanno fatto scelte analoghe a quella di Senigallia, a volte anche diverse, per esempio il Comune di Pesaro ha un piano di emergenza riferito alle aree R3 e R4 congiuntamente. Nel nostro territorio, alla luce di quanto accaduto, forse potrebbe essere fatta questa scelta, dopo ovviamente un’attenta valutazione che non potrà non considerare la sostenibilità tecnica ed operativa. 
Ora è necessario affrontare la questione della manutenzione del nostro fiume. Alla luce di quanto abbiamo esposto, dai fatti, dalla documentazione, dalle audizioni che abbiamo svolto nella Commissione è chiaro e naturale proporre alcune azioni che dovranno essere intraprese nel breve, medio e lungo termine in modo da mitigare il rischio idrogeologico legato al fiume Misa. Partendo da dati certi abbiamo ascoltato pareri autorevoli quali quello del professor Mancinelli, dell’ingegner Sbriscia della Provincia di Ancona, del dottor Principi della Regione Marche e di un libero professionista, l’ingegner Arnaldo Giuseppe Fornaroli. Troviamo riscontro in tutte le testimonianze rese ma l’origine di ogni ragionamento ha il suo fondamento in quello che il Comune di Senigallia, tramite l’ingegner Mancinelli, decise nel 2001, vale a dire con la delibera 135 del 2001 del consiglio comunale. Esponendo la sua relazione relativamente al PAI e basando i suoi ragionamenti sulla scientificità dei dati sullo storico delle piene, nell’occasione l’ingegner Mancinelli dichiarò: non possiamo dire se siamo onesti che quello che si fa al centro abitato influisce sulle piene, quello che influisce sulle piene è ciò che si fa a monte, come si ara il territorio, come si tengono puliti i fossi, e non quello che si fa in città dove la piena si è già sviluppata e arriva. Aggiunge poi: se noi pensiamo che stare in R4 aumenti la sicurezza dei cittadini è completamente sbagliato, noi abbiamo il problema di diminuire le piene, di regolarle, di tenere pulito il fiume, bisogna costruire le vasche di espansione, bisogna pulire i fossi, bisogna curare il territorio. Partendo da queste dichiarazioni dell’ingegner Mancinelli è facile desumere come la storia della manutenzione del fiume Misa fa riferimento a un quadro di interventi che per ciò che riguarda le competenze dovevano essere svolti dalla Regione Marche e dalla Provincia di Ancona. Andando ai tempi più recenti e quindi a quanto ha riferito il dottor Principi nella sua audizione, il dottor Principi ci ha mostrato due foto in Commissione datate 1955 e 1994 da cui si evince come nell’alveo del Misa fosse cresciuto di tutto, si fossero accumulati depositi di materiale argilloso, ghiaia, terra, soprattutto ai lati dell’alveo. Per asportare questi detriti l’ingegner Sbriscia riferisce che occorrono la valutazione di impatto ambientale, procedura assai complessa e lunga, e analisi importanti e costose, tra cui la caratterizzazione chimico-fisica di quelle terre nel caso in cui si voglia riutilizzarle. Per questo motivo si preferisce destinare quanto si accumula alle difese spondali dei tratti in erosione, quindi il materiale movimentato è usato per i ripristini spondali e in sostanza, tranne pochi interventi, il grosso resta nell’alveo. La vegetazione costituisce indubbiamente intralcio allo scorrere delle acque, tanto più in occasione delle piene, quando arbusti ed alberi già caduti o sradicati dalla corrente possono formare sbarramenti che forzano sugli argini e sui piloni dei ponti ……………… 

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: consigliere Allegrezza approfitto che sta bevendo per dirle che è vero che non abbiamo contingentato i tempi però siamo già a un’ora e dieci, cerchi di stringere. 

Il Consigliere ALLEGREZZA (PD): stringo Presidente. Abbiamo detto la vegetazione poi la presenza di animali e quindi si capisce perché la normativa, il regio decreto 1904 n. 523, si capisce che gli argini di un fiume di seconda categoria come il fiume Misa debbano essere lasciati a prato. Contestualmente però c’è il tema delle piante e delle specie protette ma sul punto già il Sindaco ieri ha riferito di aver emanato un’ordinanza di abbattimento di piante anche di specie protette. Il dato preoccupante da cui non si può prescindere è quello riferito sempre dall’ingegner Sbriscia che allo stato attuale per il fiume Misa servirebbero diciannove milioni di euro per mitigare sensibilmente il rischio idrogeologico, di cui tredici milioni per la sistemazione degli argini artificiali e la manutenzione del fiume, un milione per modificare il tracciato del fosso Sambuco, 3,8 milioni di euro per gli argini in muratura del tratto cittadino. Queste risorse non sono mai state messe a disposizione prima del 3 maggio 2014, anzi nell’anno 2014 la Regione Marche ha trasferito alla Provincia di Ancona la somma complessiva di 122.000 Euro non per la manutenzione di un unico fiume ma di otto fiumi, eppure sin dal 2001 l’ingegner Mancinelli in qualità di tecnico incaricato dal Comune di Senigallia aveva ben chiara la situazione e che cosa andasse fatto per mitigare il rischio. Nella realtà delle cose i fatti dimostrano che purtroppo si è sempre investito meno in termini di manutenzione e di prevenzione, responsabilità che va detto sono imputabili a tutte le forze politiche, nessuna esclusa, che hanno governato negli ultimi vent’anni. Non è stata assolutamente data priorità al territorio quando invece bisognava accorgersi dell’urgenza che aveva come tema fondamentale quello della messa in sicurezza delle nostre città a fronte di sempre maggiori frane, alluvioni, dissesti e disastri idrogeologici. Una parte importante dell’esiguità e della scarsità di risorse è dovuta anche chiaramente ai limiti e ai vincoli imposti dal patto di stabilità. Sul punto degli argini in muratura Sbriscia sostiene che non ci sono stati in generale segni di problemi visibili, ma dopo le ultime piene in alcuni punti si sono formati distacchi per i quali è opportuno intervenire ed è necessario conoscere la stabilità e la natura delle fondazioni se si vuole procedere con un dragaggio o qualche altro intervento. A ciò va aggiunto anche il ruolo che hanno avuto i fossi nella storia di questo fiume, in particolare il fosso Sambuco che immettendosi nel Misa controcorrente provoca straripamenti, rotture degli argini e una condizione continua di rischio nella zona denominata Molino Marazzana e in via della Chiusa, per cui in anni recenti ci sono stati danni alle abitazioni e alle aziende oltre a una serie di situazioni di pericolo. Per quanto riguarda i suggerimenti che provengono dall’ingegner Fornaroli, il quale ci ha portato a conoscenza di quello che è definito il tempo di corrivazione, cioè il tempo che viene impiegato dall’acqua meteorica per convergere una volta arrivata al suolo attraverso il reticolo di fossi e canalizzazioni fino al fiume. Fornaroli riferisce: oggi all’aumento del rischio di concentrazioni di precipitazioni si aggiunge un terreno agricolo con una superficie esterna sempre più impermeabile, la corsa dell’acqua piovana verso fossi e fiumi diventa sempre più frenetica e i tempi di corrivazione si accorciano enormemente e minacciosamente. Si rendono pertanto necessari provvedimenti a monte del territorio di Senigallia e tra questi è fondamentale rivedere l’assetto agricolo delle nostre colline. 
Altro tema portata del fiume e restringimento della foce. Nel tratto cittadino il fiume è noto che sia stato ristretto all’atto della costruzione degli argini in muratura per mantenere più alto il livello dell’acqua in considerazione delle necessità di pescaggio delle imbarcazioni da movimentare nel Porto Canale. Sul punto l’ingegner Mancinelli ha sottolineato nel 2001: abbiamo il motivo per cui avvengano queste inondazioni che ha un motivo storico, il canale in città è stato mantenuto più stretto per tener pulito il porto canale e quando sono state costruite le arginature è stata mantenuta la stessa distanza. Abbiamo un alveo che in campagna ha portata quasi doppia di quella che può passare in città, se la sezione del fiume fosse costante in tutto il percorso non avremmo i problemi delle piene a Senigallia. La portata che il fiume deve smaltire nel centro nei momenti di massima piena, in assenza di esondazioni precedenti a monte, è valutabile in 675 metri cubi al secondo. L’ingegner Fornaroli ci indica che la portata del ponte della statale che è quello che a suo avviso ha la sezione minore e pari a 433 metri cubi al secondo, ovvero il 64% della massa d’acqua raccolta del fiume. 
Argomento ultimo e che meriterebbe un approfondimento maggiore è quello delle aree di compensazione idraulica. Queste chiamate anche vasche di espansione, sono state collocate secondo vari progetti in una zona immediatamente a valle della frazione del Brugnetto. Una vicenda che ha visto agire da protagonisti i residenti del territorio interessato, la Regione, la Provincia e indirettamente anche il Comune. Il progetto più recente prevede una capienza di circa 850.000 metri cubi d’acqua che dovrebbero riversarsi in un’area arginata tramite una strozzatura dell’alveo tale da fare innalzare il livello del fiume e consentire la fuoriuscita forzata delle acque verso la vasca. Questa poi sarebbe dotata a valle di una porta di uscita in modo che una volta piena il surplus di acqua rientri nell’alveo del fiume senta tracimare dagli argini dell’invaso stesso nelle campagne circostanti. Tornando allo studio dell’ingegner Fornaroli la vasca si riempirebbe in un intervallo di tempo che va dai tre quarti d’ora all’ora e mezza a seconda della portata del fiume, ma nel caso del 3 maggio non avrebbe impedito l’esondazione e solo in parte avrebbe limitato i danni. Resta inteso che la realizzazione di queste vasche rappresenta soltanto una parte di tutte le opere di mitigazione del rischio necessarie per il bacino del Misa, sono possibili altre progettualità integrative realizzate basandosi sulla individuazione lungo le aste fluviali di più aree di minori dimensioni che potrebbero garantire ulteriore sicurezza e maggiore capienza complessiva. Il tema pertanto della messa in sicurezza del fiume Misa presenta diverse sfaccettature, si va dalle fonti normative poco chiare che demandano le competenze ad enti che spesso non hanno risorse adeguate per la manutenzione del fiume, alla scarsa appropriatezza degli strumenti di allerta che ancora oggi sfruttano poco l’enorme potenzialità che ci potrebbe dare un consapevole utilizzo delle tecnologie. 
In conclusione i suggerimenti che ci sentiamo di esprimere in merito agli interventi da attuare da parte degli organi competenti sul fiume Misa. Mettere in sicurezza gli argini; realizzazione delle vasche di compensazione idraulica o vasche di espansione; pulire e liberare l’alveo del fiume da detriti, ghiaia, alberi; considerare l’ipotesi del dragaggio del fiume nell’ultima parte dal ponte ferrovia al molo; valutare la possibilità nei prossimi anni delle sostituzioni dei ponti a tre campate e via superiore con ponti ad un’unica campata e via interiore; promuovere nel territorio del Bacino del Misa una politica agraria più accorta e rispettosa del fiume valorizzando una pulizia permanente sia in campagna che in città; prevedere l’utilizzo di nuove tecnologie per monitorare il fiume in tempo reale; riconsiderare le perimetrazioni del PAI; rivedere il piano di emergenza alla luce di quanto avvenuto il 3 maggio; prevedere l’utilizzo di nuove tecnologie per comunicare l’allerta in modo più tempestivo e promuovere iter burocratici più snelli e non conflittuali nella gestione e nella manutenzione del fiume. Auspichiamo che queste proposte vengano prese seriamente in considerazione dagli enti competenti al fine di mitigare in maniera sensibile il rischio del fiume, pertanto noi ci auguriamo che questa nostra relazione possa costituire un contributo valido sia per la comprensione dei fatti accaduti quello scorso tragico 3 maggio, sia al fine di accertare le criticità, le inefficienze emerse alla luce ed in prospettiva della revisione di strumenti, norme e regolamenti atti alla prevenzione di simili calamità.

Si dà atto che sono entrati i Consiglieri Battisti e Giacchella: Presenti con diritto di voto n. 27.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: adesso diamo la parola a Mancini che ci presenta la relazione da lui stilata e sostenuta dalla minoranza della Commissione.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): innanzitutto devo dire come premessa che da un lato mi ha fatto piacere questa lettura del consigliere Allegrezza perché ho ritrovato ascoltando le mie parole, ho ritrovato le mie parole su quasi tutti gli argomenti, questo testimonia il fatto che la relazione è stata fatta, quella presentata, quella che poi è stata ripresa e rielaborata in alcuni passaggi, poi dopo li vedremo, è stata fatta proprio con spirito istituzionale, stando sui fatti cercando appunto di arrivare ad alcune conclusioni che siano rigorosamente legate agli avvenimenti. Questa lettura se vogliamo lo riconferma, poi ci sono dei passaggi sui quali poi non c’è stata questa unanimità. Devo dire che all’inizio è stata paventata una sorta di blindatura della mia relazione nella stesura originaria, questa parola che viene usata talvolta nel gergo politico non corrisponde, la blindatura fa pensare che ci sia un apparato, uno schieramento che difende, che comunque impedisce, quando si mettono i voti di fiducia in Parlamento un provvedimento è blindato, in questo caso non c’era nulla di esterno alla mia relazione che potesse in qualche modo difenderla, la blindatura o la fermezza, io userei piuttosto questa parola, corrisponde alla mia coscienza che ha scritto quelle parole, ripeto che in stragrande maggioranza sono quelle che ha appena letto il Consigliere Allegrezza ma che in alcuni punti invece ovviamente divergono, la mia coscienza che non concordava su alcune modifiche, sul cambiamento di alcuni aggettivi, sulla rilevanza o meno da dare ad alcuni passaggi. Io non ero d’accordo di coscienza, quindi non c’è stato nessun intervento, nessuna truppa cammellata che poteva sostenere un diverso punto di vista e quindi io ovviamente è vero che ho impedito di arrivare ad un’unica relazione perché un’unica relazione sarebbe entrata in contrasto con quello che io pensavo quindi penso che sia più proficuo per la città confrontarsi piuttosto che avere un’unica versione delle cose, se ci sono più versioni delle cose ci si confronta e poi tramite il confronto si può meglio arrivare a stabilire ciò che può essere più fondato e ciò che è meno fondato. Così funziona la ricerca tenendo conto che la verità è un concetto piuttosto impegnativo però ci si nuove per ricercare la certezza tra opinioni, riferimenti differenti. 
Se vogliamo passare diciamo alla lettura e quindi anche agli approfondimenti possiamo subito partire con le questioni legate alla notte tra il 2 maggio e il 3 maggio. Qui una differenza che possiamo riscontrare nelle due relazioni è quella che posso far prima leggendo quindi, sulla base di queste premesse, poi dopo ci torniamo ovviamente, possiamo affermare che rispetto alle opzioni previste dal piano in quella circostanza fu adottato una scelta non di massima cautela di fronte ai rischi possibili, questo c’è scritto nella mia relazione che diverge dalla relazione che ha appena letto Allegrezza. Questa scelta di non massima cautela qual è? La scelta di non massima cautela appunto quello che viene detto nel piano di emergenza dove appunto il piano di emergenza prevede che la funzione di supporto tecnica di pianificazione effettui possa effettuare la possibilità dell’impiego per il monitoraggio a vista dei punti critici di personale del Comune. C’è questo passaggio previsto ripeto dal piano di emergenza che non è stato preso in considerazione. Poi dopo io aggiungo che alle ore ventiquattro la pattuglia dei vigili ha concluso il suo servizio come succede sempre e poi c’è il fatto che a mezzanotte, in presenza di una situazione che non era preoccupante, l’ho scritto anch’io, non era preoccupante il livello del fiume a mezzanotte era basso, obiettivamente era basso, sono dati reperibili facilmente dalla banca dati del Centro funzionale multi rischi della Regione Marche, però in un contesto di quel tipo e a fronte delle allerte, allerta numero 15 e allerta numero 16, e dell’avviso di criticità numero 5 chi poteva assicurare che nel corso delle ore la situazione non sarebbe cambiata? Quali assicurazioni noi avevamo? Avevamo l’assicurazione di sapere che in ogni caso il monitoraggio era fatto in Ancona dalla SOUP, questo non è una assicurazione sicuramente da poco, però nello stesso tempo noi direttamente non avevamo in mano nessuno strumento perché l’organizzazione delle allerte funziona in questo modo, cioè il fatto che tutti i dati relativi ai corsi d’acqua fanno capo alla SOUP tutti e scavalcano completamente il livello comunale, il livello locale. È ovvio che una situazione in cui il monitoraggio più evoluto tecnologicamente faccia capo alla sala regionale e un’eventuale monitoraggio se vogliamo efficacissimo ma meno evoluto faccia capo ai Comuni, cioè quello del monitoraggio a vista, è una situazione che deve essere cambiata le attuali tecnologie permettono che quello che leggono in Ancona la possiamo leggere anche noi, questo è un passo verso il quale non si può non andare, però c’è questo elemento che in ogni caso c’era uno strumento in più da mettere in campo durante quelle ore della notte e non è stato messo in campo. A fronte di condizioni meteo che poi andando verso la mattina progressivamente peggioravano, perché escluderlo a priori, fosse stata una notte come tutte le altre, comunque c’erano due avvisi, c’era un avviso di criticità, comunque che fosse presente la potenzialità di un cambiamento verso il peggio quello lo sapevamo, perché ad esempio non prevedere in modo cadenzato ogni due ore, ogni tre ore, si potesse valutare se andare a vedere, e quando si parla di andare a vedere si parla del ponte di Bettolelle perché è lì il punto, come ci ha detto il comandante Brunaccioni in Commissione, è lì che si valuta quando si arriva al livello tale per procedere al preallarme, all’allarme, quindi perché negarci questa possibilità? Io nella mia relazione ho lasciato aperto questo problema e quindi tra le potenzialità messe in atto dal piano d’emergenza questa non è stata presa in considerazione. Dopodiché chiaramente è successo che tra le 5,30 e le 6, dati sempre della Regione alla mano, il fiume è arrivato al livello in cui bisognava comunicare il preallarme, il fiume c’è arrivato, non si preoccupa se noi lo sorvegliamo o meno. Potremmo dire che le condizioni sulla base dei regolamenti in vigore e della consuetudine, della prassi, le condizioni per iniziare la preallerta si sono verificate dalle cinque e mezzo alle sei. Alle cinque e mezzo il livello era  tre metri e settantacinque, alle sei era quattro metri e quarantacinque, adesso il minuto preciso in cui si arriva a quattro metri non lo so, però in quel lasso di tempo è avvenuto questo passaggio dei quattro metri che sono il livello di preallarme. Rispetto a questo poi dopo che cosa è successo? È successo che dopo le sei come c’è stato testimoniato dal Vice Comandante dei vigili del fuoco sono incominciati i loro interventi nella parte della vallata alta, Pongelli, Passo Ripe, territorio di Pianello e così via, questo è nel verbale dei vigili del fuoco, [si registra un contraddittorio fuori microfono] sempre in prossimità del fiume perché sono tutte zone attorno al corso del fiume. Dopodiché alle sette [si registra un contraddittorio fuori microfono] tanto sindaco [si registra un contraddittorio fuori microfono] va bene possiamo anche ragionare su questo, non le dico di no, [si registra un contraddittorio fuori microfono] no, no, io ho ripreso le parole usate dal Comandante, quello che lui ha raccontato ……………

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: Sindaco lasci terminare Mancini dopo le farà le domande.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): la ringrazio Presidente, ma siccome abbiamo così tanto tempo, un’ora e mezzo per la relazione, abbiamo da ragionare. comunque il fosso va a ingrossare il fiume oppure altre testimonianze che si possono reperire su you tube ci fanno vedere degli allagamenti anche del fiume allora [si registra un contraddittorio fuori microfono] Sindaco abbia rispetto però, abbia rispetto, io ho rispetto di  lei, lei ce l’abbia di me, siamo allo livello, non è che lei ne debba avere un pochino di più e io un pochino di meno, ma nemmeno un centesimo di millimetro in meno, sia chiaro. Dopodiché il problema è che alle sette appunto arriva la telefonata al vigile Carli dalla SOUP e viene avviato il meccanismo di allertamento della popolazione, alle sette e un quarto arriva l’sms nella zona Molino Marazzana e di seguito poi tutto il resto. Però andando a vedere la sequenza delle allerte che sono state date qualche dubbio anche in questo caso può essere presentato, nel senso che dopo l’allarme alle sette e un quarto alle otto e ventisette arriva un altro sms sempre nella zona Molino Marazzana con scritto preallerta evacuazione livello fiume molto alto, quindi alle otto e ventisette, alle otto e trenta vengono allertati gli abitanti di Bettolelle, del centro storico, quelli del rione Porto e così via. Alle dieci la richiesta di chiusura dei centri commerciali dell’Iper Simply e dell’Ipercoop, alle dieci e venti c’è questo famoso video su YouTube della Panda dei vigili urbani che gira vicino ai giardini Anna Frank. Dopodiché per quanto riguarda altre zone R4 abbiamo cercato di capire, di sentire, però andare a ricostruire puntualmente è difficile perché ci sono diverse opinioni, c’è chi dice che non è arrivato, c’è chi dice che è arrivato, in quella casa si da me no, è una situazione piuttosto composita da questo punto di vista, io ho messo quello che è stato riscontrato da più fonti e da più persone. In ogni caso secondo me fa pensare o non fa pensare, dal mio punto di vista fa pensare, il fatto che nella zona R4 compresa tra via d’Aquino, giardini Anna Frank, via Mercantini, l’allarme sia stato dato alle dieci e venti? Secondo me fa pensare, probabilmente si poteva agire con maggior tempestività. Riguardo a questo nel complesso non dobbiamo dimenticare che questa situazione in ogni caso può essere superata con un ammodernamento delle procedure, degli strumenti e soprattutto se torniamo in qualche maniera ad essere titolari del controllo del fiume da tutti i punti di vista, cioè nel senso che una condizione in cui l’unica risorsa disponibile direttamente in mano ai Comuni oltre alle comunicazioni della Protezione civile è il monitoraggio a vista dei punti critici, cioè bisogna rompere, i Comuni devono essere titolari in pieno di ogni tipo di controllo, il monitoraggio a vista è sempre uno strumento però il fatto che quello che si legge ad Ancona deve essere possibile leggerlo anche nella sala dei comuni della protezione civile, il passo in avanti si fa in questo modo.
Un altro nel capitolo dove probabilmente possiamo pensare a una articolazione dei giudizi tale da consentire un dibattito e un confronto è appunto il COC perché c’è questo elemento, giustamente il Consigliere Allegrezza ha ricordato quello che anch’io ho riportato nella mia relazione, il Sindaco dice non c’erano i nomi ma c’erano le funzioni, L’ho scritto anch’io. il problema che ci fa però dubitare, che comunque è indice di una certa leggerezza, di una certa trascuratezza, nel 2011 c’è stata l’esondazione sempre nella zona della Cannella della Marazzana, non ci siamo accorti che bisognava rimpiazzare? Oppure è stata fatta sempre nella zona della Marazzana anche un’esercitazione, si fa un’esercitazione e non ci accorgiamo che ci sono alcuni nomi da sostituire? Perché il problema del COC è che il COC dovrebbe essere in efficienza proprio quando non c’è nessuna emergenza, quando non c’è nessuna emergenza il COC comunque deve essere fatto di persone che sanno cosa devono fare e devono essere addestrate ad operare, poi dopo lì grazie alla capacità, alla buona volontà, all’intelligenza delle persone si è recuperato? D’accordo, ben venga, fa piacere a tutti, però che ci sia stata un po’ di trascuratezza, soprattutto dal punto di vista della capacità di essere già sperimentati in certe situazioni come richiede il piano d’emergenza, qui se queste persone non c’erano chiaramente non possiamo pensare che i nomi che non c’erano, c’erano le funzioni, non erano funzioni addestrate perché appunto la nomina l’hanno avuta dopo. Anche questo è un passaggio dove ci sarà discussione, ben venga che ci sia discussione.
Per quanto riguarda poi l’altro capitolo piuttosto complesso che riguarda il PAI, il Piano di assetto idrogeologico dei bacini di rilievo regionale. Qui poi dopo c’è tutta questa vicenda, come sapete in Commissione è stato chiamato questo ingegnere idraulico che era componente del tavolo tecnico che doveva prendere in esame i rilievi che dai diversi comuni confluivano alla Regione Marche, le osservazioni che i diversi comuni presentavano al piano della Regione. Il piano della Regione lo sapete aveva una perimetrazione più vasta di quella che poi è rimasta. Devo dire a questo proposito e credo che vada ricordato in Consiglio comunale, la posizione di allora del Gruppo Ambiente Società. Il Gruppo Ambiente e Società che vanta alcuni autorevoli ambientalisti della nostra città in quella occasione presentò una osservazione mentre appunto il PAI era in discussione in quest’aula, per allargare le zone a tutela, società e ambiente disse che non bisognava deperimetrare come appunto chiedeva l’Amministrazione comunale ma anzi rispetto al piano della Regione bisognava rivedere alcuni confini in modo da allargare e tutelare meglio. Questa visione del Gruppo Ambiente e società è stata profetica, ne avremmo volentieri fatto a meno, però molte volte è capitato al Gruppo Ambiente e Società di dare delle indicazioni che non sono poi state prese in considerazione. C’è stato questo dibattito, prima c’è stato il dibattito in Consiglio, poi c’è stato un dibattito animato a livello di questo tavolo regionale, l’ingegner Macchia ha detto che la questione era prevalentemente centrata sulla perimetrazione, sulla maggiore o minore perimetrazione, il Sindaco in Commissione ci ha ricordato che il dissenso maggiore invece era sulla inclusione o meno nell’area R4 del PEEP Misa, cioè della zona dell’ansa di via Tevere, lui ci ha portato questa testimonianza, io devo dire che di questo dibattito non c’è traccia, c’è solamente nei verbali ufficiali che la Commissione non finisce, viene rinviata, dopo lungo dibattito viene rinviata, però nessuno di coloro che parteciparono a questa discussione che oggi ricostruiamo come discussione animata, nessuno né l’Ing. Macchia né gli altri chiedono che venga scritto, non so se era prassi di questi tavoli tecnici, mi spiego per farmi capire bene. Il tavolo tecnico era composto da alcuni ingegneri che erano presenti lì per conto dell’Autorità di bacino, dei funzionari della Regione e quindi che sostenevano l’ipotesi della Regione, avendo loro tra l’altro contribuito alla stesura di quell’ipotesi più ampia della perimetrazione e poi dopo di volta in volta si incontravano con i rappresentanti dell’Amministrazione comunale per ragionare, vedere, questo va bene, questo no, questo lasciamo, questo togliamo, questo modifichiamo, e loro erano lì a rappresentare la posizione ufficiale, quella del piano che la Regione aveva promosso e che i Comuni avevano diritto di emendare. Poi dopo che è successo? È successo che questo tecnico, lui ci ha riferito, a un certo punto è stato rimosso dal suo incarico e alla fine si è addivenuti da parte della Regione all’accoglimento delle proposte che venivano avanzate, non tutte per la verità, dal Comune di Senigallia perché le zone, qui avremmo avuto bisogno di una proiezione delle tavole, sarebbe stato più chiaro, piuttosto che una grande area, un’isola centrale che grosso modo va da piazza Roma fino a via Leopardi, c’era invece a partire da dal quartiere porto giù fino alla Chiesa del Portone in modo anche molto esteso in larghezza era tutta zona riconosciuta R4 e alla fine invece sono rimaste le zone dell’asse del Fosso Sant’Angelo, è rimasta la zona tra via d’Aquino fino a via Mercantini passando per via IV novembre e via Anita Garibaldi, quella sorta di poligono in quel lato lì, è rimasto il Foro annonario, il quartiere Porto, l’asse classe dei due lungo fiume fino al ponte Garibaldi, e tra l’altro però non è stata accolto dalla Regione il declassamento perché il Comune di Senigallia aveva proposto che queste zone qui non fossero più R4 ma dovevano essere R2, questa è la proposta presente nella documentazione di quel famoso Consiglio comunale del dicembre del 2001, cioè non solo la restrizione ma quello che restava doveva passare da R4 a R2, cioè doveva passare da un livello di rischio di vita, R4 corrisponde a rischio di vita, R3 l’incolumità, R2 danni alle cose. Questo è un altro elemento di cui io credo occorra ricordarsi bene. Poi scorrendo un po’ le pagine, poi torniamo a queste questioni, scorrendo le pagine si parla spesso dell’eccezionalità dell’evento. Certo è vero nessuno poteva prevedere che cedessero gli argini, tra l’altro in più punti, e in modo particolare cedessero nei pressi del Borgo Bicchia, in una zona così vicino alla città, su questo non c’è dubbio alcuno. Per quanto riguarda il peso dell’evento nel suo insieme però il rapporto di evento della Protezione civile tende a limitare questa eccezionalità, vi leggo le parole del rapporto di evento, le parole ufficiali. La piena fluviale del Misa, così come sopra valutata è quindi stimabile in valori non inferiori ai cinquecento metri cubi al secondo, ovvero valori simile alle portate al colmo registrate con le piene del 1940 e del 1955, rispettivamente di cinquecentoquaranta metri cubi al secondo e di cinquecento metri cubi al secondo. C’è la valutazione che nel 1940 la portata fu superiore, cinquecentoquaranta metri cubi al secondo, quindi quando si parla del passato, [si registra un contraddittorio fuori microfono] c’è scritto sul rapporto di evento, non possiamo dire che non c’è niente, che non ci sono dati, finalmente abbiamo visto che ……, non è vero, dei dati che magari debbono essere interpretati perché sessant’anni, settanta anni fa, diciamo ottant’anni fa c’erano meno strumenti rispetto a quelli che abbiamo oggi, è innegabile, ma dire che non esistono per niente dei dati non è vero, perché ci sono dei dati e dobbiamo saper interpretare, io credo che i tecnici sono in grado di farlo rispetto agli strumenti di allora, quindi saperli tarare e valutare perché così si fa in tutti gli ambiti. Qui appunto fa riferimento al servizio idrografico di Bologna e verosimilmente superiori alle portate di massima di piena dell’evento dal ’76, dice sempre parole ufficiali del rapporto di evento della Protezione civile che appunto i valori sono stati superiori alle portate di massima del 1976, e quindi in questo rapporto di evento si fa riferimento al ’50 e al ’55, allora qui io un po’ per curiosità, un po’ perché magari fa parte del mio lavoro, mi piace andare a scartabellare in biblioteca dove però una grande documentazione non c’è, qualcosa c’è, nel 1940 sappiamo perché ci sono le fotografie, la rottura degli argini, il rione Porto, c’è una foto di via Podesti allagata del 1940 ma è più che probabile che questo allagamento sia dovuto al Fosso Sant’Angelo, Via Podesti, la parte di statale che dal Ponte Rosso viene verso la città, lì certamente proveniente dal Fosso Sant’Angelo. In ogni caso anche questo ci fa pensare che comunque il territorio nostro nel suo complesso sia piuttosto fragile, non solo rispetto al fiume, sia piuttosto fragile anche rispetto ai fossi. Del ’55 c’è un articolo de La Stampa, qui si potrebbe ancora approfondire, bisogna andare a trovare anche gli altri quotidiani locali del ’40 e del ’55, ci darebbero delle notizie sicuramente interessanti, nel ’55 c’è un articolo de La Stampa, questo articolo dice che il fiume era arrivato nella zona del Piano regolatore, fa un quadro delle campagne, dell’entroterra che tutto sommato è assimilabile. Non sono dati scientifici, lo so, però è una testimonianza che l’estensione, i territori coinvolti erano simili a quelli di oggi. Poi dopo nel ’76 ci sono altre documentazioni, c’è la Voce Misena che racconta, ci sono delle foto, via Anita Garibaldi allagata nel 1976, poi ci raccontano sempre per la situazione di fragilità idrogeologica complessiva del nostro territorio, eravamo all’incirca dopo ferragosto nel 1976, la colonia Ariston di Ciarnin fu sfollata, c’erano lì 150 bambini, perché il fosso aveva creato una situazione di grande pericolo. Ci furono nel ‘76 anche allegamenti verso nord, l’Emmesole, la Veco, lo stabilimento di Fiorini che furono allagati dall’acqua che veniva dalle colline, quindi è una situazione di complessiva fragilità del nostro territorio. Sempre Voce Misena del 1976 ricorda che a Borgo Bicchia, dentro casa c’era mezzo metro d’acqua, e che a Borgo Bicchia ci fu una vittima, una giovane che probabilmente aveva qualche fragilità soggettiva, ma purtroppo chi è più fragile proprio in questi casi è più soggetto a subire le conseguenze di situazioni così difficili, fu poi travolta dalle acque e ritrovata il giorno dopo. Come testimonianze c’era la casa Becci a Borgo Molino dove erano conservate le lapidi con l’indicazione del livello dell’acqua che di volta in volta nel corso dei decenni erano state indicate. Tutto questo ragionamento ovviamente non è un discorso scientifico però io l’ho aggiunto in modo tale che potesse darci l’idea di un rapporto con il fiume che è storicamente più intenso di quello che noi magari possiamo percepire dopo alcuni decenni in cui succede poco o non succedono fatti gravi, nel senso che noi, questa è una cosa umana, tendiamo a minimizzare, a dimenticare, invece se andiamo a scavare c’è tanto, tant’è vero che io credo che dovrebbero essere incentivate delle tesi di laurea che approfondiscono il rapporto, da tutti i punti di vista, non solo sui danni, ma da tutti i punti di vista il rapporto che abbiamo e abbiamo avuto nella storia col fiume. In questa situazione, a fronte della proposta della Regione Marche di riconoscimento del grado di rischio molto elevato R4, il fatto di aver ritenuto che tanta parte del centro urbano di Senigallia non fosse degna del riconoscimento di alcun rischio di esondazione, quindi ne R4, ne R3, ne R2, ne R1, non cessa di stupirci anche perché valutare il rischio R4 come eccessivo farebbe pensare all’opportunità di una valutazione di grado inferiore ma non alla scomparsa del rischio stesso. Questo è il ragionamento che io propongo alla discussione e al dibattito, tenendo conto appunto che questo rapporto problematico e pericoloso col fiume comunque è testimoniato se queste testimonianze vengono ricercate. Invece nel Consiglio comunale quello che ha proposto alla Regione di deperimetrare è subentrata un’ottica di riduzione delle potenzialità di valutazione, né poi si può tollerare che venga minimizzata l’esistenza di un pericolo nel presente sulla base di provvedimenti da assumere in futuro, oltre che al buonsenso si tratta di un ragionamento contrario alla logica. Tanto faremo, perché perimetriamo in modo molto ampio? Faremo quello che c’è da fare. Questo c’è scritto nei verbali del Consiglio comunale di allora. L’elenco delle opere e degli interventi necessari per la messa in sicurezza del Misa, cui accennava intervenendo in quel Consiglio l’ingegner Mancinelli, è senza dubbio condivisibile, ma avrebbe dovuto essere volto al riconoscimento dell’importanza della perimetrazione proprio perché se quelle opere non esistono non sussiste nemmeno il problema di sicurezza e se non c’è sicurezza occorrono invece forme di tutela della popolazione. Quando i propositi si fossero trasformati in progetti, i progetti in opere e infine le opere stesse fossero state funzionanti, allora si sarebbe potuto parlare di deperimetrazione anche perché la presenza di aree vaste perimetrate ed un numero considerevole di cittadini da proteggere avrebbero costituito argomenti solidi per rivendicare l’urgenza di opere che già nel 2001 da troppo tempo si stavano aspettando. Su questo io credo che valga la pena di confrontarci e che quindi due relazioni, scusate, siano meglio di una sola.
Poi dopo c’è il discorso del nostro piano di emergenza, abbiamo già annotato prima alcune cose, qui io credo che probabilmente si è agito sul fatto che ogni Comune potesse decidere da solo quali livelli di rischio includere nel proprio piano d’emergenza, tant’è vero, e questo a onor del vero, nel consiglio comunale che decide nel febbraio del 2005 del piano d’emergenza non c’è dibattito, questo discorso di allargare R3 o R2 non è stato discusso, cioè si è preso probabilmente quelle zone R4 che erano state così valutate precedentemente e a quelle è stato applicato, non ci sono state proposte né dalla maggioranza e né dall’opposizione, questo va detto, questo però non implica che si possa discutere su quel tipo di scelta perché appunto da altri Comuni sono state adottate delle scelte differenti. Prima la consigliera Allegrezza leggeva già del fatto di Pesaro sul quale io non ritorno perché è già stato detto, ma in ogni caso qui noi dobbiamo indipendentemente da tutto decidere e ridiscutere, dobbiamo ridiscutere se oggi, tanto più di fronte a questa consapevolezza, secondo Società e Ambiente l’avremmo dovuto fare già nel 2001, dobbiamo ridiscutere oggi con l’ulteriore consapevolezza che comunque abbiamo se dobbiamo rivedere il PAI per quanto riguarda Senigallia, allargare, comprendere, ristudiare meglio, ricostruire quelle che sono state le aree dove storicamente il fiume arriva e prenderle in considerazione, inserirle nel piano d’emergenza e quindi pensare ad un piano d’emergenza che non è solo rivolto alle zone R4 ma anche alle zone R3. È un discorso importante che naturalmente poi dopo questo Consiglio comunale alla fine dei suoi approfondimenti dovrà stilare un programma di priorità nel nostro prossimo futuro. Poi dopo ci sono altre questioni che riguardano la Provincia. Su questo chi mi ha preceduto ha già letto molto e ricordato molto, ricordo che comunque anche nella mia versione della relazione ci sono indicate le competenze, che lo Stato sulla base dei cambiamenti che sono sopravvenuti dall’inizio del Novecento ad oggi, lo stato ha delegato alla Provincia le competenze per quanto riguarda il fiume, io mi sono permesso di ricordare una frase che l’ingegnere Sbriscia ci ha presentato in un documento scritto, dove si dice che delle piccole manutenzioni sarebbero possibili anche da parte del Comune e su questo mi pare che già c’è stato dibattito in altre occasioni, non me la sento di dire che l’ingegnere Sbriscia non sia competente essendo la persona che segue il fiume più di qualsiasi altro, dopodiché forse bisognerà definire, magari anche con il suo aiuto, quali possano essere in modo dettagliato queste piccole competenze, ammesso che ci siano perché appunto il Sindaco, non in questo momento, ma già da tempo dice che [si registra un contraddittorio fuori microfono] no non puoi, io non ho detto che lei decide, lei sostiene che sia una sottolineatura questa si Sbriscia sbagliata, se non interpreto male il suo pensiero, ma dopo avrà modo di intervenire direttamente. 
Questo della Provincia è un capitolo se vogliamo anche molto pesante, è molto pesante perché l’ingegnere ci ha rappresentato sempre per iscritto nello stesso documento a cui facevo riferimento prima, che sono state presentate delle Schede di intervento per un totale che sfiora i venti milioni di euro per mettere in sicurezza il fiume, secondo queste schede di intervento, escluse le vasche di espansione, sarebbero necessari venti milioni di euro. Nel dettaglio sono scusate tredici milioni per la sistemazione di tutti gli argini artificiali e la manutenzione di tutto il fiume, un milione per modificare il tracciato del fosso Sambuco, tre milioni ottocento mila euro per gli argini in muratura nel tratto cittadino, se fate la somma non viene venti perché ci sono altre cifre di minore importo che io non ho riportato. Io credo che questa cifra ci dà un po’ la dimensione dell’arretratezza con cui si prende in considerazione il problema del fiume, confrontiamola con quanto è stato speso dal 2010 al 2013. La Provincia di Ancona 530.000 euro in quattro anni, cioè in quattro anni ha speso un quarantesimo di quello che oggi si valuta che sia necessario per mettere in sicurezza il tutto, non è poco, si potrebbe dire che chi ha la competenza e quindi il dovere di agire non ha agito. Abbiamo una situazione in cui, sulla base di scelte anche nazionali, di scelte politiche che trasversalmente passano attraverso tutti i partiti, cioè di fatto uno ha giocato alla roulette russa, spera che non succeda niente così non si spendono soldi, ma dopo le cose non vanno in questo senso, potremmo aggiungere i casi che purtroppo  riempiono la cronaca, sventure simili che sono capitate al nostro Paese, non è solamente un’incuria culturale è proprio una destinazione politica di spesa che è stata stravolta nel corso di questi anni producendo delle conseguenze di una gravità incredibile. 
Poi ci sono altre questioni. C’è il fatto, come veniva anche ricordato prima, di questo fiume che si è riempito, si è riempito di alberi, di inerti, di materiali vari, di terra e che magari storicamente un tempo questo materiale veniva ripreso in un sistema diverso di conduzione dell’agricoltura, delle campagne, per cui il fiume veniva spontaneamente tenuto pulito, oggi è cambiato tutto, il fiume non è pulito e ciò che man mano si accumula resta lì dentro. Resta lì dentro anche perché poi dopo occorre una caratterizzazione dei materiali se vengono portati fuori, ci sono dei costi, c’è questo totem del denaro che trova sempre altre destinazioni piuttosto di quelle che sarebbero più urgenti e più necessarie. Voglio anche sottolineare e ricordare la parte che riguarda il tratto cittadino del fiume, quello è sotto gli occhi di tutti, credo che sia anche percepibile di anno in anno quanto le banchine di terra stiano crescendo, quelle dove appunto crescono le canne che ogni tanto vengono tagliate che è un intervento di per sé che serve molto a poco, tra l’altro le canne vengono lasciate lì con la speranza che la prima piena che arriva fa pulizia e le porta via. Abbiamo anche chiesto ma non si potrebbe perlomeno se non togliere quei banchi di terra, in molti punti lo sbocco delle fogne è più basso di dove arriva la terra, segno evidente che c’è un accumulo innaturale di mancanza di manutenzione, oppure se voi fate caso sotto il ponte portone che è stato ormai costruito da cinque o sei anni se non sbaglio, ero Consigliere quindi non è tanto tempo fa, mi sembra che eravamo alla seconda metà dell’altro mandato quando è stato inaugurato il ponte portone, allora quando è stato inaugurato lì era pulito, se andate a vedere adesso dove arriva la terra vi potete rendere conto nel giro di cinque anni, sei anni, quanto sia cresciuto il fondo del fiume, lì si vede proprio. Abbiamo chiesto all’Ing. Sbriscia ma perché non portate via almeno la fascia corticale dove le canne fanno le radici. Perché portare via la fascia corticale che comprende le radici e quindi sarebbe più efficace per non farle ricrescere, è rifiuto cosiddetto tal quale, rifiuto ordinario, pensando tutto quello che c’è da portar via la quantità è enorme e i soldi non ci sono, sempre lì. Però voglio dire è anche un sistema che è impazzito perché da un lato c’è il bisogno di ripulire che è un’esigenza pubblica, dall’altro c’è la discarica pubblica, che ha anche il posto, però le due cose non si mettono d’accordo, non si mettono d’accordo perché la discarica pubblica posseduta dai comuni è una S.p.A., ragiona da S.p.A., da Società per azioni, se ci sono i soldi vai, se non ci sono i soldi non vai. Il modello grosso modo è il seguente: per mettere in sicurezza il comune la Provincia deve conferire i rifiuti nella discarica dei Comuni ma deve pagare una tariffa per la quale non ha risorse con risultato che il Comune, proprietario della medesima discarica in quota parte, non viene messo in sicurezza. Non è forse un sistema impazzito questo? Il fatto di aver reso il mondo che ci circonda, tutto, una S.p.A., ma forse che c’è qualcosa che potrebbe funzionare meglio se non fosse una S.p.A.? Io lo dico sempre perché penso anche al lavoro che faccio e alla scuola che tante volte si dice che si deve trasformare in un’azienda ma non credo che questo ci ha portato benefici, l’aziendalizzazione, ma questo è un discorso più generale.
Un’altra questione che vale la pena di ricordare, e la voglio ricordare perché forse tra gli incontri che abbiamo fatto con la popolazione è quello che più è stato coinvolgente anche dal punto di vista emotivo, che riguarda le persone che ci hanno rappresentato la situazione del Sambuco della zona Molino Marazzana che in effetti è particolarmente pesante. È  particolarmente pesante perché, tutta Senigallia per carità oggi vive in questa situazione di non sicurezza, però lì nel ’91, nel ’94, nel 2011 ci sono stati degli allagamenti e anche adesso si è fatta una prova di evacuazione, il Comune ha fornito delle indicazioni che poi ci sono state portate anche in Commissione, resta comunque la delicatezza di questo territorio dove in effetti i cittadini ci hanno chiesto ma noi possiamo continuare a vivere qui oppure dobbiamo dare ormai per persa questa nostra collocazione in questa zona essendo tanto ripetute le esondazioni, gli allagamenti? Lì c’è da prendere una decisione, tra tutte le cose che dobbiamo fare per metterci in sicurezza come collettività cittadina, io penso che lì ci sia una priorità su tutto il resto, lì c’è un pericolo maggiore e più ricorrente quindi anche l’intervento dovrebbe essere prioritario rispetto ad altre situazioni. Se le cose restano in questo modo, se non si interviene subito per modificare l’ingresso del fosso del fiume che è controcorrente attualmente, lì non si risolve niente, non c’è possibilità, loro ce l’hanno chiesto, voi siete la commissione di inchiesta, possiamo continuare a vivere lì? Io così ho risposto: o vengono avviate immediatamente in via prioritaria opere per la messa in sicurezza del fosso del Sambuco che prevedono almeno la sua immissione secondo corrente nel Misa, oppure se si resta nell’attesa indeterminata di una serie di altre opere, pur altamente necessarie, che richiederanno anni per la loro realizzazione, occorre riconoscere che nel frattempo non può essere garantita la sicurezza per la residenza in quei luoghi. Lì non si può vivere  pensando di mantenere lì i propri beni, far vivere in serenità la propria famiglia, magari condurre la propria azienda, è un rischio continuo, occorre un intervento prima lì che da altre che da altre parti. Una cosa che ci tengo perché ci è stata rappresentata da altri cittadini è la questione delle portelle. Le portelle sono così chiamate perché in effetti sono degli sportelli che permettono la comunicazione tra il fiume, l’alveo del fiume, e l’esterno, quindi possiamo trovare delle portelle sia come strumento di congiunzione tra i fossi piccoli e grandi, arginati e non arginati e il fiume e li possiamo trovare anche, ormai interrate, tra i campi che sono fuori dagli argini e che queste portelle mettono in comunicazione con l’interno del fiume. Qual è il problema? Il problema è che talvolta per le piogge i campi vicino al fiume si allagano, questi allagamenti poi restano lì, restano lì perché le portelle sono interrate e sono bloccate. Fino a non molti decenni fa c’era il guardiano del fiume, trenta, quaranta anni fa queste portelle funzionavano, se pioveva tanto poi dopo l’acqua se ne andava dentro il fiume e quindi i campi venivano asciugati e ciò che era stato seminato non veniva rovinato, non si procuravano dei danni. Invece oggi queste  portelle qualcuna ce n’è  ancora, però bisogna andare a cercarle per ritrovarle perché sono tutte interrate e di conseguenza se piove molto l’acqua resta lì e qualsiasi cosa che hai piantato marcisce con oltretutto anche dei danni. Nella cura che dovrebbe riprendere per il fiume bisogna che ricomprendiamo anche questo. Per quanto riguarda poi i tempi di corrivazione Allegrezza ne ha già parlato quindi evito di parlarne, però una cosa noi potremmo mettere tra quelle da fare, cioè bisogna che interloquiamo con le associazioni di categoria e discutiamo un po’ su come si lavorano i campi. So che questo magari, soprattutto per chi lavora i campi, può rappresentare non so forse un fastidio, non so se c’è disponibilità a ragionarne, però da studi fatti a seconda di come vengono fatti i solchi, di come vengono lavorate le colline, dalla presenza delle siepi e da tanti altri fattori i tempi sono più veloci o meno veloci. Se i tempi che l’acqua mette per arrivare al fiume si dimezzassero, si dimezza la quantità d’acqua nel fiume, non è l’ultima tra le cose da fare, però bisogna aprire la discussione con le associazioni di categoria per almeno cominciare a ragionare di queste cose, quindi bisogna parlarne. Come bisogna parlare dei problemi legati al restringimento nella parte finale del fiume, Allegrezza ha già citato i calcoli dell’ingegner Fornaroli, dove appunto si dice che uno alla volta bisogna cambiare i ponti, bisogna passare dai ponti con i piloni ai ponti senza piloni, come è stato fatto a ponte portone, perché c’è questo restringimento che di fatto non da la possibilità a tutta l’acqua di passare. Poi dopo anche qui, non è materia non l’ho messo nella relazione perché va approfondito ulteriormente, c’è il problema di trovare delle forme di sbocco al mare, forse meno complicate di quelle che possono sembrare, tali da non determinare il tappo che si verifica quando c’è il vento contrario, quando c’è il vento da levane l’acqua non esce, quindi è possibile forse cercare altre direzioni, altri canali, degli aggiustamenti che in qualche misura possano permettere il deflusso delle acque anche col vento di levante. Poi da ultimo il problema delle vasche di espansione, anche questo appunto è stato trattato, perché il testo della relazione in molti punti anche in questo è lo stesso testo, credo che l’ipotesi che avete votato in Consiglio comunale non molto tempo fa, spero che sia una ipotesi tramontata, il fatto che gli argini si siano rotti proprio dove il Comitato di allora diceva dimostra, e noi lo abbiamo riportato in quest’Aula, dimostra che quel progetto aveva molti, molti limiti e addirittura avrebbe costituito un pericolo, un rischio, avrebbe ridotto la sicurezza invece di migliorarla e mi pare che sia un fatto positivo che oggi si discuta apertamente di più aree, di più diciamo vasche, in diversi punti del fiume, proprio per cercare di raccogliere l’acqua e quindi con interventi di minore impatto ma più frequenti lungo il corso del fiume, sia lungo il Nevola che lungo il Misa. Tra l’altro, così terminiamo veramente, nella ipotesi di osservazioni che allora presentò il gruppo Società Ambiente avevano previsto e proposto che si facesse una vasca di espansione sul Nevola, e già da allora, nel 2001, dicevano che ce ne volevano di più e più piccole, ma come sappiamo tutti non sono stati ascoltati.
Ecco questa è la mia relazione, ripeto ho cercato di far notare queste differenze, penso che queste differenze siano una ricchezza perché stabiliscono dei termini di confronto e di dibattito, questa relazione è stata indirizzata alla comprensione dei fenomeni, l’ho detto sempre e lo ripeto adesso, non è ne una relazione contro, né una relazione a favore, è una relazione che cerca di dare il suo contributo ai problemi e quindi spero che possa costituire, assieme a quella del consigliere Allegrezza, una buona base per il dibattito e per la ricerca che dobbiamo fare.

Si dà atto che sono usciti i Consiglieri Donatiello e Cicconi Massi: Presenti con diritto di voto n. 25.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: cominciamo la discussione generale. 

Il Consigliere REBECCHINI (Gruppo Misto): buonasera a tutti. Io certamente questa sera non voglio innescare polemica alcuna ma non posso non riferire delle percezioni che ho avuto in queste due serate, percezioni che ho avuto ascoltando alcuni interventi, l’intervento del Sindaco ieri sera o anche all’inizio di questa sera, o anche l’intervento ieri sera del consigliere Girolametti. La percezione che ho avuto è che ci sia una sorta di insofferenza verso i lavori di questa Commissione, e poi spiego perché ho avuto questa percezione, cominciando da Girolametti. Ieri diceva, in un suo passaggio, io i lavori dell’altra Commissione se fosse stato per me non l’avrei fatta perché è compito della magistratura, riferiva ieri, e invece io dico, spero d’aver capito male, ma allora spiego meglio, però è stato detto che è compito della magistratura indagare, allora non si è capito qual era lo scopo vero di questa Commissione, o gli scopi di questa Commissione. Lo scopo della Commissione d’indagine e di inchiesta era quello di individuare eventuali lacune, errori, inefficienze, criticità del passato ed attuali, che hanno provocato e/o aggravato l’evento disastroso del 3 maggio. E secondo me abbiamo fatto bene tutti quanti a votare all’unanimità l’istituzione di questa Commissione, abbiamo fatto benissimo, l’abbiamo voluta noi per primi però poi tutti siamo stati d’accordo e abbiamo fatto bene a votare in maniera unita questa istituzione perché ci correva l’obbligo secondo me, ci correva l’obbligo se vogliamo correggere alcune criticità, senza la presunzione certamente di dire che non avremo più eventi del genere, perché lo sappiamo bene che anche correggendo gli errori che abbiamo potuto fare non è che scongiuriamo i futuri disastri, perché questo non è, lo dobbiamo dire chiaramente, è emerso, purtroppo dico io, durante i lavori della Commissione, che se dovessimo avere nuovamente i seicento metri cubi al secondo e gli argini reggono, la città viene allagata, perché il fiume di Senigallia è uno dei pochi fiumi che alla foce si restringe invece di allargarsi e non reggerà mai i seicento metri cubi, quindi noi siamo a rischio. E lo dobbiamo dire e allora la consapevolezza di questo ci deve essere, mi dispiace però purtroppo è così. La città più sicura come ci fregiava la Legambiente e la Protezione civile nazionale nel 2010 e nel 2011 per due anni, purtroppo abbiamo capito che siamo tra le città, per quanto riguarda il fiume, meno sicure. Era assai trionfalistico quel documento che ci dichiarava sicuri, e lo voglio ricordare. Al Comune di Senigallia va infatti il primato nazionale di ecosistema rischio 2010, infatti in seguito a interventi di delocalizzazione non sono presenti abitazioni e industrie in aree a rischio idrogeologico, torno al famoso R4, e viene realizzata un’ordinaria attività di manutenzione delle sponde e delle opere di difesa idraulica. Così questo documento ci fregiava con un voto di 9,5 su 10, di fiume più sicuro d’Italia. Oggi invece giustamente abbiamo la consapevolezza che siamo tra le città meno sicure d’Italia per quello che dicevo prima, la portata dell’acqua nel tratto del centro storico gli argini non potranno mai reggere una portata di oltre i seicento metri cubi, anche meno perché qualche ingegnere ha calcolato che al massimo possiamo andare sui 350-400 metri cubi.
Il Sindaco ieri ha sciorinato quasi una relazione trionfalistica su quello che si è fatto, per carità, cose ottime sono state fatte, però non ho chiesto ieri l’intervento per motivo personale, avrei dovuto farlo, allora dico stasera. Ieri il Sindaco rilevava l’onestà intellettuale di Rebecchini, perché ieri avevo parlato delle responsabilità della Provincia, dice ma solo oggi si accorge che la Provincia ha la competenza sulla manutenzione, quindi meglio tardi che mai. Solo oggi e lo ripete, sbaglia, è bugiardo Sindaco, perché interpellanza del 30 luglio 2014, l’ho estratto da una delibera che è sul sito del Comune, la mia interpellanza è rivolta al Sindaco, in questi ultimi anni, 30 luglio 2014, in questi ultimi anni stiamo purtroppo assistendo in ogni parte d’Italia ad un’escalation di esondazioni, rotture di argini dei fiumi, di inondazioni, il clima è certo mutato ma a mio parere non basta per giustificare, il territorio è certo mutato, oggi è più impermeabile rispetto a qualche decina d’anni fa per via del cemento che si è sparso a macchia d’olio negli ultimi anni qui come altrove, ma c’è un altro fatto a mio parere molto grave, gravissimo, di scelta politica fatta dei Governi nazionali e vorrei sapere se lei Sindaco condivide quanto andrò a dire. I tagli delle risorse, tagli forti, fortissimi destinati per la manutenzione. La Provincia di Ancona ho appreso 122.000 euro, aveva solamente un budget di 122.000 nel 2014 e lei [si registra un contraddittorio fuori microfono] ma per favore per favore Sindaco, io le ho risposto che lei …… non si può, posso parlare liberamente Presidente? Allora lei giustamente come mi rispondeva? Era dai tempi che sedeva a fianco del sottoscritto nei tavoli della Giunta che non mi ritrovavo così d’accordo con lei, bene quindi per dire che non ho scoperto oggi della manutenzione anche se poi ho detto che delle responsabilità della amministrazione comunale ci sono perché quando vede che delle cose non vengono fatte deve fare pressione, il comune e anche la Provincia, perché io ieri ho parlato che quando la Provincia ritiene di dovere fare lavori essenziali a difesa della collettività e non riesce a farli per mancanza di fondi è criminoso restare in silenzio, quindi la Provincia ha questa responsabilità secondo me grossa, perché sa che non può mantenere i fiumi e sta zitta nei confronti del Governo nazionale. Dei tagli poi ne ho parlato anche a lungo, non sono d’accordo assolutamente. Il Sindaco dopo aggiungeva ieri, per questo parlo di percezione di quasi insofferenza verso i lavori della Commissione, non hanno trovato niente e sono andati ad attaccarsi al PAI non accorgendosi che Borgo Bicchia e Borgo Molino sono fuori dal PAI. Ma che c’entra? La Commissione ha rilevato che il PAI non comprende zone che sono state anche alluvionate quello è da dire e quello è da fare, da correggere, e quindi bisognava parlare di PAI, non bisognava non parlare di PAI. E perché l’importanza del PAI? Perché anche nella vostra relazione da una parte siete d’accordo alla revisione, da un’altra parte dice ma il PAI non ferma le alluvioni. È  vero il PAI, nessun progetto, nessuna carta può fermare le alluvioni, ma il PAI permette di dare consapevolezza ai cittadini di vivere in una zona a rischio e poi è diverso l’allertamento. Sull’allertamento diverso, anche qui nella relazione della maggioranza trovo un fatto curioso a pagina 17 e non sono d’accordo su questo, e io penso che tutti non dovremmo essere d’accordo. Perché quando anche voi dite interveniamo sul PAI, quindi zone R4, R3, però dite questo presuppone che il comune sia dotato delle risorse finanziarie, umane e strumentali affinché un piano di ampie dimensioni possa essere effettivamente gestibile. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che se non abbiamo le risorse finanziarie, come non le avremo, considerati i tagli del Governo Renzi anche adesso, dite che è inutile ampliare il PAI, non si può fare, quindi in pratica neghiamo l’esistenza della pericolosità perché non la possiamo gestire. Io invece dico di no, non è possibile questo. Se una pericolosità c’è, c’è, se poi non la posso gestire perché mi mancano i fondi dirò non ho i fondi per gestire, però siamo tutti consapevoli di essere in una zona a forte rischio, a rischio di vita diceva il consigliere Mancini, ma non abbiamo le risorse per gestire questo, io penso che questa sia una posizione corretta ed onesta e doverosa fare. 
Voglio avviarmi alla conclusione del mio intervento e quindi faccio anche presto. Sulle conclusioni della relazione di maggioranza perché mi è parso che ci sia stata una sorta di agitazione nei banchi della Giunta quando il consigliere Mancini diceva delle cose, quando le stesse cose invece sono dette dalla consigliera Allegrezza e riportate nella relazione di maggioranza,  lì va bene? Allora voglio rileggere alla Giunta che forse si agita, non tutta, si agita ed è un po’ disattenta quello che scrive nelle conclusioni la vostra relazione. La vostra relazione dice mantenere in sicurezza gli argini, realizzare aree di compensazione idraulica o vasche di espansione, al plurale, pulire l’alveo del fiume da detriti, ghiaia e alberi, quando lo dice Mancini c’è l’agitazione, lo scrivete nella relazione, lo avete scritto nella relazione vostra. Poi scrivete riconsiderare la perimetrazione del PAI e poi, questo lo voglio dire, valutare la possibilità nei prossimi anni della sostituzione di tutti i ponti a tre campate e via superiore con ponti ad unica campata a via inferiore, quindi con l’arcata soprastante il ponte. Mi viene da pensare che in questi giorni stiamo attuando 700.000 euro di lavori per il ponte lungo la statale e lì i tre piloni resteranno, [si registra un contraddittorio fuori microfono] io ho capito, però io sto ripetendo quello che avete scritto nella relazione. Nella relazione voi auspicate che ci sia un rifacimento dei ponti che sono a tre campate con ponti ad un’unica campata. Dice non ci sono i soldi, io penso perché torna sempre con lo stesso discorso, se questo ponte riduce la portata come ci è stato spiegato dagli ingegneri in maniera considerevole, proprio una delle cause è questo ponte, io penso che avremmo dovuto fare in modo che i fondi ci fossero.

Si dà atto che è uscito il Consigliere Fiore: Presenti con diritto di voto n. 24.

Il SINDACO:  ho ascoltato con tutta l’attenzione che potevo questa sera le due relazioni, tutta ce l’ho messa, ho avuto modo di leggerle questa mattina, vorrei fare un intervento per ridare alcuni elementi, però mi sembra strano ma ho bisogno io di formulare qualche domanda. Presidente ho bisogno di capire. Ho idea per esempio nella sua relazione che, l’ha detto e le fa anche onore, non ha cercato la verità, ha cercato di rispondere alla sua coscienza, sono cose diverse [si registra un contraddittorio fuori microfono] questa è un po’ di presunzione [si registra un contraddittorio fuori microfono] proviamo a capirlo, Mancini ha detto prima che le dovevo rispetto e nonostante le cose che ho sentito ho continuato a rimanere [si registra un contraddittorio fuori microfono] grazie Paradisi come sempre, e allora ho bisogno di formulare qualche domanda Presidente, io non ho partecipato ai lavori della Commissione se non come uditore come dicevo prima portando le documentazioni che erano atti ed erano sanciti, documenti, il suo collega Rebecchini prima mi rimproverava perché solo dopo cinque mesi si era accorto che, almeno quello che avevo asserito io, che la proprietà era della Regione e la manutenzione di tutti i tipi aspetta alla Provincia, io lo ringrazio, però la manutenzione spetta alla Provincia, ma il Presidente questo ancora non l’ha capito, non l’ha capito perché io penso che il compito, io Presidente glielo chiedo, non rispetto a quello che ha detto Mangialardi o quello che ha detto Sbriscia, rispetto a quello che è, perché lei ha questo obbligo di una Commissione d’indagine, per capire rispetto a chi produce documenti, a chi rilascia testimonianze, di acclarare l’elemento ineludibile, di chi è il fiume e a chi spetta la manutenzione, senza se e senza ma, non ci sono le piccole manutenzioni che non sono protocollate, non ci sono le viti, non ci sono i bulloni. C’è un dato che però lei giustamente vuole in qualche modo lasciare in sospeso, io ho apprezzato questa sera la sua relazione fatta tra cose che uno auspica e quelle che dovevano essere fatte, tra quelle che aspettavano e quelle che dovevano essere, allora io faccio qualche domanda. Di chi è la proprietà demaniale del fiume? A chi aspetta la manutenzione del fiume? Nient’altro, senza Sbriscia e senza Mangialardi. 
Presidente avete sorvolato tutti volutamente, nessuno ha preso in considerazione un dato, non me ne voglia Presidente se poi ne faccio un fatto personale. Si è sentito nessuno nella condizione di verificare quando c’è stato lo stato d’allerta se veramente c’erano state sollecitazioni o telefonate o comunicazioni diverse da quelle che erano state chirografate dal Sindaco ma certificate, vi siete poste questo tema? Lei adesso ritira fuori la questione di Massimo Olivetti già ex sindaco di Ostra. Non le sembra cosa da poco che non vi siate sentiti in dovere se volevate la verità, perché ancora oggi, qualcuno ha questo dubbio ragionevole, che ci siano stati. Il suo collega di banco era a giugno e ancora si chiedeva se veramente ci fosse stata una dicotomia tra le dichiarazioni del Sindaco e del Vice Sindaco, se lo chiedeva formalmente, hanno aperto un dibattito su Facebook, l’ho ascoltato decine e decine di volte il video, l’ho ascoltato decine di volte, ma eravamo a giugno e ancora c’era il sospetto che quindi l’allarme non fosse stato dato tempestivamente, che ci fosse stata veramente una dichiarazione anticipata da parte del SOI rispetto alle attività che il Comune invece in maniera ineccepibile aveva messo in campo, non se l’è sentita lei di chiamare un ex Sindaco e dire è vero che avete chiamato il Sindaco di Senigallia? L’avevate allertato e avvisato? Non ha interessato nessuno. È un pezzo importante perché in questa città per mesi si è dibattuto solo su quel tema,  ho scritto [si registra un contraddittorio fuori microfono] certo perché la verità è una, [si registra un contraddittorio fuori microfono] …………

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: Paradisi fuori microfono non ti sente nessuno, ti ascoltano sono le persone che sono qui che si divertono cinque minuti. Per favore lascia continuare. Ma basta, basta tu, fattela finita e lascia proseguire i lavori come devono proseguire, se ce lo permette Paradisi, prego.

Il SINDACO: Paradisi me lo permetta, formulavo delle domande semplici, anche banali, qualche volta le consideravo anche scontate. Qualcuno si è domandato perché la zona di Borgo Bicchia, Borgo Molino, la zona del piano regolatore, Lungomare Marconi e il lungomare Da Vinci fino al Ritz si sono allagate? Qual è stato l’elemento scatenante? Qual è stato il PAI? Glielo domando, dopo mesi e mesi e mesi, qual è stato l’elemento scatenante? Cosa è stato? La velocità dell’acqua? La portata? La quantità? Cos’è stato? In queste operazioni c’è un elemento, asseriamo che la zona del Piano Regolatore e quelle citate si sono allagate per cosa? Questo fa una  commissione d’indagine, per cosa, glielo domando, magari a me viene da dire perché si è rotto un argine per 56 metri e tutta l’acqua, quei sei milioni tutti lì sono passati sei milioni, da quel buco. Ma c’è scritto questo? Oppure dobbiamo evincere perché non c’è scritto questo Mancini in maniera ineludibile, no. Non c’è questo. Allora glielo chiedo dove l’ha scritto perché io forse stamattina leggendolo veloce non ho visto gli elementi determinanti, elementi portanti, poi stasera ha soprasseduto completamente sulla fase post emergenza che non è un pezzo, ha ragione Rebecchini, perché non è un fenomeno che non si è determinato bisogna capire come si gestiscono questi fenomeni. Lei mescola tra quello che doveva essere ma non era, ci vogliono maggiori rilievi sul territorio, non ci sono perché la Provincia non ce li ha messi, non c’erano. Le comunicazioni che dovevano fare non le hanno fatte se le dovevano fare, ma a me non sono arrivate, non sono state fatte. Che il fiume fino alle cinque fosse assolutamente normale, che il Fosso Sant’Angelo fosse assolutamente normale questo è un dato, qualcuno anche a vista, che quando sono arrivate le comunicazioni ci siamo attivati e il COC caro Presidente, quel COC lì aveva fatto almeno altre dieci emergente, perché le funzioni dal 2009 erano individuate, le funzioni quindi responsabile ufficio strade non c’è scritto Piccinini, è vero, non c’era scritto, ma ha fatto due emergenze neve, altre tre emergenze alluvioni, ha fatto una emergenza mareggiate, solo a memoria, quello non altro, quindi non è che è così ballerino, arrivano, chissà come si organizzano. Con la procedura prevista. E allora che cosa dovevamo fare a quelle condizioni? Un’altra domanda Presidente, me lo deve permettere. Lei sa quali sono i comportamenti obbligatori che devono assumere i cittadini all’interno delle zone che sono assoggettate al piano di emergenza? No perché io l’ho prodotta la documentazione, quali sono i comportamenti? È vietato toccare la macchina, è vietato andare ai piani terra, vietato rimuovere i mobili, vietato andare a prendere i ragazzi a scuola. Anche questo, lo dico a tutti e due, i due nella [si registra un contraddittorio fuori microfono] dopo lo dice lei Paradisi, [si registra un contraddittorio fuori microfono] no, no. [si registra un contraddittorio fuori microfono] Paradisi lo dice lei dopo, ce l’abbiamo qui. Cosa fare in caso di emergenza ecco qui, l’abbiamo distribuito a tutti i cittadini che erano dentro le zone perimetrate, non il rischio R4, ma quelle previste dal piano di emergenza. Questo è quello che si può fare. Mi spiace dicevo per i componenti la Commissione che nessuno abbia ripreso i provvedimenti che il Sindaco ha fatto quel giorno per obbligare gli studente a rimanere nelle scuole, nessuno. Lo dico per tutti, perché oggi anche questo è un tema [si registra un contraddittorio fuori microfono] Faccio una domanda, mi dite non serviva, come dal punto di vista terminologico Presidente io capisco che è facile proiettare la slide dicendo il comune ha deperimetrato. Bene io lo asserisco a verbale e poi confutatelo, questo Comune non ha mai deperimetrato niente, nemmeno quando c’erano le richieste di deperimetrazione, quelle si, dell’ansa di via Tevere, dove si chiedeva di togliere la perimetrazione prevista dal PAI e uno dei documenti istruttori di quella richiesta era a firma dell’ingegner Vito Macchia che chiedeva e Presidente lo dica lei, perché voi l’avete perché voi l’avete chiamato a deporre e ne avete fatto oggetto di quattro pagine della sua relazione e della soluzione che lì dentro si dovrebbe trovare, l’ingegner Vito Macchia, non tolgo niente, dico solo la verità, c’è un documento dove si chiede la deperimetrazione dell’ansa di via Tevere per costruire decine e decine di appartamenti e la firma di un documento istruttorio che era propedeutico, non mi interessa il merito, era propedeutico a quella deperimetrazione, era a firma dell’ingegner Vito Macchia che faceva il suo mestiere, andava in giro a deperimetrare le aree, che era un tema. La risposta dell’Amministrazione comunale che non ha mai deperimetrato un’area in questa città, è stata negativa, gliel’avevo allegata Presidente, forse l’ha vista, è agli atti ma non è citata da nessuna parte, che il comune non ha mai deperimetrato un’area, mai. [si registra un contraddittorio fuori microfono] Guardi Paradisi lo chiedo io, io faccio la domanda al Presidente. Perché volutamente si è voluto far confusione tra il Piano stralcio PAI che diceva che sarebbe andato in salvaguardia solo dopo l’adozione definitiva, cioè l’adozione che ha fatto la Regione del piano stralcio quello perimetrato in funzione delle presunte alluvioni che erano venuti con tempi di ritorno di duecento anni, erano assoggettate a valutazioni, nella delibera c’è scritto, a valutazioni e messa a disposizione di documenti probanti più adeguati rispetto una perimetrazione grossolana che aveva fatto la Regione su tutte le aste fluviali e su tutti i bacini. Questo era, quindi non abbiamo deperimetrato niente, la parola deperimetrazione non la trova perché non c’era la deperimetrazione. Prima Rebecchini soprassiede, dice non è vero, come ha detto Luigi? Il Borgo Bicchia cosa c’entra? C’entra. C’entra perché Borgo Bicchia e Borgo Molino non erano nemmeno nel Piano stralcio, e utilizzo i termini propri perché se no facciamo confusione, chiamiamo PAI quello che è piano stralcio e chiamiamo deperimetrazioni quelle che erano state le osservazioni oggetto di un tavolo tecnico rimandato completamente alla Regione, perché loro ci hanno chiesto, hanno chiesto alla Regione portateci la documentazione che dimostri quello che andremo definitivamente a perimetrare, noi l’abbiam portato, noi non abbiamo fatto niente perché loro l’hanno adottato definitivamente come dice la norma, in funzione di quegli elementi. Non è stata la guerra nel tavolo tecnico, io ho portato come sempre la verità, c’era un confronto sull’ansa di via Tevere, quella che poi Vito Macchia istruisce per deperimetrare, e era il tecnico in quel momento della Regione, perché sosteneva che doveva essere perimetrata, e mi fermo, dopo qualche anno ci ha ripensato, andava in giro a deperimetrare, ma quello è un altro tema. [si registra un contraddittorio fuori microfono] Io ho capito Paradisi, mi fermo perché io capisco che avete dedicato a un cittadino che si presenta come auditore, che ha aperto uno studio a Senigallia, che presente ll’unica richiesta [si registra un contraddittorio fuori microfono]  no, no, no, Paradisi questa non è diffamazione e lo sa benissimo, perché è verità, non è diffamazione, non sto dicendo che non abbia fatto il suo mestiere o l’abbia fatto in modo adeguato, [si registra un contraddittorio fuori microfono] no no no no no no no Paradisi sto dicendo la verità, ho portato in Commissione la richiesta di deperimetrazione dell’ansa di via Tevere che produceva decine di appartamenti e un documento, così almeno rimane agli atti, un documento istruttorio che permetteva quel tipo di finalità era firmato da Vito Macchia. [si registra un contraddittorio fuori microfono] non mi interessa, mi interessa che la finalità fosse quella, deperimetrare per far costruire, che poteva essere una cosa anche giusta, [si registra un contraddittorio fuori microfono] guardi Paradisi a Pesaro [si registra un contraddittorio fuori microfono] mi dovete togliere la parola perché non devo dire la verità, toglietemela, [si registra un contraddittorio fuori microfono] ……………

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: per chi sta ascoltando il dibattito e non sente Paradisi, stiamo attendendo che Paradisi ci dia la possibilità di continuare, quindi Sindaco se vuole ultimare prego.

Il SINDACO: Presidente io l’unica cosa che non sto facendo è diffamazione perché non ho accusato nessuno, ho detto solo che c’è un documento istruttorio che casualmente ha, e dico pure opportunamente, forse era anche giusto, si doveva fare così almeno siamo tutti tranquilli, io l’ho bocciato ma quello è un altro tema e si doveva costruire e forse se andiamo a vedere i precedenti forse era anche giusto, ma guardo la realtà, un documento istruttorio che serviva per, qual era la finalità di quel documento? Consentire al proponente di deperimetrare l’area. È diffamazione Roberto? No. L’avvocato mi deve dire no. [si registra un contraddittorio fuori microfono] Io Presidente spero che mi arrivino risposte, poi mi riservo di reintervenire se possibile perché io su queste che sono quelle banali, quelle che si son fatti tutti e che purtroppo la Commissione né in una relazione e nemmeno nell’altra le ha chiarite e siccome c’è una dicotomia tra la mia coscienza e la verità perché io non ce l’ho, l’ho cercata, l’ho studiata, come ha fatto Mancini che è andato a vedere se c’era la documentazione delle alluvioni e non si capiva se era l’alluvione di Sant’Angelo, se era il fosso, ci siamo dimenticati che i vigili sono stati chiamati al fosso, Mancini glielo dico io, non è riuscito a trovare la documentazione adeguata? Quando sono stati chiamati i vigili a Pongelli, al chilometro dodici e rotti, quindi era nel Comune di Ostra, era per il fosso, la frana determinata dal fosso, non per il fiume, non ci ha chiamato nessuno, non lo so se coincide ma la verità è solo quella.

[si registra un contraddittorio fuori microfono]

Il Consigliere PARADISI (Coordinamento Civico): solo per fatto procedurale. Io chiedevo a questo punto, credo che la discussione debba essere importante, credo che sia interessante e credo che bisogna parlare non a suonarcela e cantarcela ma dovrebbe essere nella possibilità di farla ascoltare ai cittadini che vengono in Consiglio comunale e a quelli che non vanno a letto e che ascoltano la radio magari di pomeriggio. Io credo che questa discussione oggi vada sospesa e rinviata a domani o alla prossima settimana, certo a voi fa comodo che queste cose vengano dette all’una di notte, però io credo che sia assolutamente opportuno sospendere il Consiglio Comunale ovviamente con rinuncia da parte di tutti dei gettoni di presenza, ci mancherebbe altro, con rinuncia dei gettoni di presenza ovviamente, ma disporre questa prosecuzione di discussione in un orario consono perché non è possibile ragionare di questi temi così importanti, così delicati, così strategici per il futuro della città a quest’ora della sera e si andrà a finire, visto anche giustamente quanti vogliono parlare, si andrà a finire ………

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: propone il rinvio quindi, così facciamo l’intervento a favore e uno contro.

Il Consigliere PARADISI (Coordinamento Civico): se mi fa finire faccio la proposta perché ritengo che a questo punto mi scusi ma è stato sbagliato fin dall’inizio porlo alle ore diciotto, è stato sbagliato a mio avviso non mettere un limite ai relatori che dovevano avere necessariamente un limite, il Consigliere Allegrezza ha parlato per più di un’ora e mezza, mi sembra francamente eccessivo, io credo che a questo punto se interessa che il dibattito investa la città, perché non si può dire prima, attaccare Mancini e dirgli sei andato a renderla pubblica, il dibattito va fatto in Consiglio comunale, poi ce lo fate fare a mezzanotte, ma che modo è di fare? Io ho interesse a interloquire col Sindaco e a interagire con il Sindaco, non ho interesse a farlo all’una di notte tra me e lui ci andiamo a bere una birra, io e il buon Maurizio e ne parliamo, ma deve essere tra me e lui allora, ma siccome qui è una discussione politica e pubblica, magari anche con qualche rappresentante della lista Vivi Senigallia possiamo andare sindaco se vuole a bere una birra, visto che sono presenti, però per la città il dibattito è altra cosa. Chiedo il rinvio della discussione.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: il rinvio quindi anche del Consiglio perché non c’è la prosecuzione programmata. Un intervento a favore e uno contro.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): visto che stiamo parlando di queste cose secondo le sue intenzioni qual è l’ordine dei nostri lavori, andare ad esaurimento fisico?

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: non c’è un ordine dei miei lavoro, come l’organizzazione di oggi è stata concordata con tutti i Capigruppo, spiegatelo al consigliere Paradisi. 

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): come progetta la prosecuzione della serata?

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: io non progetto nulla, ci sono otto interventi prenotati, se vogliamo arrivare fino in fondo arriviamo fino in fondo, c’è una proposta di Paradisi che adesso decidiamo insieme se vogliamo accoglierla oppure no, se non si vuole accogliere ci sono otto interventi, io devo dare spazio a chi chiede di parlare, non ho altre scelte, molto semplice, quindi un intervento a favore e uno contro alla proposta di Paradisi che è quella di sospendere questo Consiglio e riconvocarne un altro con la prosecuzione di una discussione generale che comunque è già cominciata.

Il Consigliere BATTISTI (Partecipazione): sono assolutamente favorevole alla proposta fatta dal Consigliere Paradisi ma so che naturalmente per convenienza politica non verrà accettata dalla maggioranza. Quando andremo al voto vedremo e mi sbugiarderete. Detto questo però Presidente un’altra richiesta che magari farò dopo ufficiale, non so se si dovrà votare anche quella, io penso che in questo caso, non me ne voglia assolutamente nessuno, però in questo caso i due attori principali sono il Sindaco di Senigallia che è stato chiamato più volte in causa e il presidente della Commissione, quindi io darei la possibilità di rispondere al Presidente Mancini, non dopo gli altri otto interventi e quindi alle due del mattino, il Sindaco Mangialardi ha posto delle domande precise e puntuali, non so se gli altri consiglieri vogliono porre delle domande ma io almeno gli farei rispondere almeno per le persone che stanno ascoltando, sono le  dieci e mezza di sera, questa è un’altra proposta che io posso fare dopo e si mette al voto? 

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: Battisti se Mancini schiaccia il microfono e mi chiede di rispondere al Sindaco, secondo lei io che cosa rispondo? Ho mai detto a qualcuno no, tu non parli, ho mai tolto il microfono a qualcuno? Se la chiede Mancini gli diamo la parola, nessun problema.

Il Consigliere BATTISTI (Partecipazione): Presidente sono molto calmo io dico una cosa sola, lei ha dato la parola a un’altra persona, quindi ho detto magari non sarebbe meglio. Lei giustamente poi ha detto dite al Consigliere Paradisi come avevamo stabilito i lavori, io, poi naturalmente mi smentirete come al solito, mi ricordo che si era detto che ai Presidenti si dava una mezz’ora di tempo, poi se si arrivava a quaranta minuti, non c’era un’ora e mezza. Comunque ecco se poi Mancini vuole ma io penso che sia d’uopo. Innanzitutto io appoggio la richiesta del Consigliere Paradisi perché è assolutamente inopportuno continuare i lavori a quest’ora, ma non per noi perché siamo qui apposta, abbiamo voluto la bicicletta e dobbiamo pedalare come si suol dire, ma per rispetto dei cittadini che sono molto interessati a questa vicenda e che a quest’ora non possono reggere perché la mattina vanno a lavorare.

Il Consigliere RAMAZZOTTI (PD): per dire che questo Consiglio interessa tanti cittadini che stanno attendendo queste nostre risposte, queste nostre considerazioni per cui non ritengo opportuno rinviarlo per il motivo che abbiamo fatto più volte l’una, le due di notte per tante altre questioni, credo che a maggior ragione serva continuare e discutere qui, poi le registrazioni sono tutte quante ascoltabili, udibili in qualsiasi momento della giornata o quando i cittadini vorranno. Per cui credo che sia invece opportuno che in questo momento dove è stata appena effettuata la discussione possa continuare questa discussione e poi eventualmente avremo modo nel poco tempo purtroppo che ci è rimasto di questa Amministrazione dar modo anche a eventualmente dar vita a delle Commissioni che possano prendersi in carico i compiti che queste Commissioni hanno elaborato e hanno assegnato alla Giunta e ai nostri lavori.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI pone in votazione, palese con modalità elettronica, la proposta del Consigliere Paradisi di rinviare la seduta di oggi a una data da decidere in Conferenza Capigruppo, che viene respinta con 7 voti favorevoli, 16 contrari (Allegrezza, Angeletti, Brucchini, Bucari, Bucci, Girolametti, Gregorini, Mangialardi, Monachesi, Pergolesi, Quagliarini, Ramazzotti, Rimini, Romano, Salustri, Sartini), nessuno astenuto, 1 presente non votante (Giacchella) come proclama il Presidente ai sensi di legge.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: nel rispetto della discussione precedente se Mancini intende intervenire adesso gli diamo la parola senza mettere ai voti nulla, se Mancini lo vuole fare dopo ascoltando anche gli interventi dei suoi colleghi  lo fa dopo e gli daremo lo spazio necessario per rispondere a tutti, decida lui.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): devo dire che è una prassi insolita ……… 

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: certo è un Consiglio particolare questo, non so se ve ne siete accorti, non è un consiglio normale. 

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): di solito le repliche si fanno alla fine.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: il relatore Mancini ha sempre la replica, sempre, quindi il relatore è lei.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): io sono stato relatore tante volte di proposte di delibera o altro però sempre alla fine ho risposto. Oggi posso rispondere prima passando avanti agli altri che sono prenotati, non è mai successo.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: allora perfetto, fa la replica in fondo come sempre grazie.

Il Consigliere QUAGLIARINI (PD): siamo qui ancora una volta a parlare e scrivere fiumi di parole sull’alluvione che sotto l’aspetto pratico non servono a niente e soprattutto sono sterili nei confronti di coloro che hanno subito danni e frustrazioni psicologiche incalcolabili. Per l’ennesima volta mi ritrovo in un Consiglio comunale dove sembra che chi parla più a lungo e più forte sia l’unica fonte di verità. Mi trovo in un Consiglio comunale dove sembra che il sapere, le capacità e le professionalità altrui siano parte integrante della nostra formazione solamente perché occupiamo questi posti per volere dei nostri concittadini, anche io come tanti altri ho subito personalmente quei danni e non mi aspetto certo che la politica mi restituisca il danno torto, mi auguro solamente che l’ambiente politico prenda coscienza che parlare di imprevisti e di eccezionalità degli eventi avversi, senza un rapporto tecnico scritto con responsabilità in solido è un modo per nascondere la cruda verità. Mi sarei aspettato che a parlare della anomala inondazione fossero stati personaggi competenti in materia e che il politico ne prendesse atto per prevenire in futuro tali calamità naturali. Mi sarei aspettato che i responsabili dirigenti tecnici del Comune, della Provincia e della Regione esponessero cosa non ha funzionato e proponessero una pianificazione, una programmazione e una serie di azioni utili per la prevenzione futura. Tutte le Commissioni alla fine delle loro interminabili relazioni hanno scritto cosa è possibile fare per prevenire le rituali esondazioni che in media ogni dieci anni si abbattono sulla nostra città, ma sono solo parole di una buona ma falsa politica che dice tanto ma poi applica poco e male, lo dimostrano i fatti, se in media ogni dieci anni succedono le stesse cose o non si è fatto mai niente o non c’è niente da fare, le cose sono due. O non si è fatto mai niente o non c’è niente da fare. Penso che negli anni non sia mai stato affrontato il problema come invece doveva essere affrontato, con questo non voglio additare colpe e colpevoli, non è nel mio stile, voglio solamente affermare come realmente vanno le cose nel nostro Paese, e Senigallia non fa eccezione. Io sono personalmente convinto, sarebbe interessante conoscere cosa è stato detto e scritto in questo Consiglio comunale in occasione delle inondazioni precedenti, sono convinto che le cose dette oggi siano esattamente quelle dette in precedenza, in tutte le inondazioni, io sono personalmente convinto che la parte tecnica non abbia assolutamente aiutato la componente politica, anzi quest’ultima nel momento del bisogno sia stata proprio abbandonata alla mercé delle critiche provenienti da tutte le direzioni, sarebbe stato sufficiente poco per calmare un poco gli animi che la parte tecnica avesse dichiarato, come ha già dichiarato in occasione dell’alluvione in Liguria, non abbiamo i mezzi tecnologici che ci permettono di prevenire in maniera sufficientemente valida questi eventi alluvionali. Se la politica fosse supportata da un’équipe tecnica capace e responsabile che pianifica con programmi adeguati e che obblighi il politico a mettere in atto quelle azioni di prevenzione che la tecnologia insegna, sarebbe un supporto indispensabile alla politica, ma nel nostro Paese succede tutto il contrario, è la politica che detta la strada da seguire, il tecnico si adatta se vuole rimanere a galla, parlo di tecnici sia pubblici che consulenti, tutti profumatamente pagati, alcuni anche con indennità aggiuntive di risultato. Io personalmente ho chiesto ad alcuni tecnici quali sono le azioni indispensabili per avere un allarme preventivo sufficientemente valido. La prima risposta è stata: pianificare, programmare e organizzare gli eventi alluvionali con persone di provata esperienza e capacità del settore. E ho chiesto pure quali sono gli strumenti indispensabili per avere una disponibilità di allerta utili in tempi brevi? Mi hanno risposto dislocare pluviografi nell’arco del Misa, tutto il fiume Misa e altri sui suoi affluenti per la misurazione delle piogge, attualmente ce ne sono due, uno a monte e uno a valle del fiume Misa, un altro è sul fiume Nevola, troppo poco o quasi inutile, molte volte mi è stato riferito si è assistito alle medesime quantità di pioggia senza conseguenze, sarebbe indispensabile il calcolo delle portate con scale di deflusso, questa è una indagine cruciale per poter fare una previsione adeguata ed attivare un idoneo sistema di allerta, è indispensabile la valutazione dell’onda di piena, è un calcolo consequenziale una volta note le portate, sarebbe utile la propagazione dell’onda, è un calcolo numerico per il quale è necessario conoscere la batimetria dell’asta fluviale, dato fondamentale considerata la sistematica pericolosità del fiume, sarebbe indispensabile la stima dei punti critici e le tracimazioni delle aree allagabili, utile stima per individuare i punti in cui devono essere costruite le vasche di tracimazione ed infine il rischio di rottura dell’argine, dato fondamentale per un’allerta degna di essere chiamata tale. Come è possibile vedere questi dati possono essere ricavati con mezzi e personale specializzato, ma questi calcoli e misurazioni non vengono riportati in nessuna delle Commissioni, solo l’opposizione elenca in maniera numerica le precipitazioni nell’arco delle prime ore dell’inondazione, è un dato sterile se non associato agli altri elencati, quindi mancando questi dati si presuppone che non esistano perché non determinati o che non sia in grado proprio di determinare perché come si può pretendere che un qualsiasi sistema di allerta abbia funzionato? Il centro operativo comunale come poteva essere allertato prima della alluvione se niente aveva per attivarsi, infatti non ci sono né verbali né azioni intraprese e quali persone erano attive. I verbali compaiono successivamente a questo evento avvenuto, la scusa della carenza di cinque persone rispetto all’organico è tipico della pubblica amministrazione, sarebbe stato meglio che la Commissione avesse indicato quante persone erano realmente presenti in servizio, quali erano le funzioni e i rispettivi carichi di lavoro che giornalmente eseguono. Gli unici dati approssimativi erano i bollettini di allerta che si sono susseguiti per dieci - quindici giorni prima dell’evento della Protezione civile, tutti ripetitivi e uguali. È come la storiella del pecoraio e dell’uva signor Sindaco, strillare sempre aiuto per le stesse cose alla fine non ci crede più nessuno. In conclusione si potrebbe affermare che data la scarsità di mezzi e date disposizioni causati da un errata pianificazione e organizzazione da enti preposti e ,pagati si è verificato quello che doveva succedere perché questi sono i fatti, queste sono le realtà ed è con la realtà dei fatti che bisogna fare i conti, quindi se si continua a parlare e a scrivere ed urlare per esprimere la propria verità, se si continua a mettere nei posti giusti le persone sbagliate, se si ignora la pianificazione, la programmazione e l’organizzazione stiamo pur certi che il fiume Misa continuerà a farci le sue decennali sorprese ed i nostri successori saranno qui seduti a dire le stesse cose, ad accusarsi reciprocamente mentre a soffrire e pagare saranno come sempre i cittadini senigalliesi. Signori il nostro compito non è quello di parlare e sparlare, vi ricordo che costruire con la politica è molto più difficile. 

Si dà atto che è uscito il Consigliere Paradisi: Presenti con diritto di voto n. 23.

Il Consigliere BUCARI (PD): condivido la puntuale, pungente e onesta relazione del consigliere Quagliarini. Ritengo altresì degno di attenzione il lavoro fatto dalla Commissione speciale perché pur con tutti i suoi limiti ha cercato di accertare le criticità e di ricostruire non senza difficoltà questo evento calamitoso di portata eccezionale. Sono stati ascoltati numerosi tecnici, responsabili di servizi pubblici, politici nella speranza che i cittadini possano trovare in queste relazioni alcune delle risposte ai tanti interrogativi che legittimamente albergano nella mente di quanti hanno subito la violenza delle acque e non solo. Come abbiamo più volte ricordato in questa sede, ma anche altrove, la città tutta è stata ferita, maggioranza e minoranza, Cameruccio ieri ha detto l’alluvione è democratica, è stata democratica, e forse per questo avremmo auspicato di giungere a una relazione unica per cercare di dare e fare maggiore chiarezza, ce l’abbiamo messa tutta, lo desideravamo, ma nonostante queste affinità dobbiamo riconoscere che ogni tentativo di dialogare, di collaborare, di mediare in modo di giungere a una relazione condivisa sia stato inutile, la relazione del Presidente Mancini non ha avuto l’avvallo della maggioranza non per un atteggiamento ostruzionistico e di arroganza e di prepotenza, ma per la presenza di alcuni dati oggettivi divergenti. Innanzitutto pensiamo andava messo in primis il quadro delle competenze, le competenze in materia delle acque del fiume Misa e dei fossi principali, ribadendo a gran voce che sono conferite alle Province tutte le funzioni relative alla progettazione e gestione delle opere idrauliche, sistemazioni di sponde degli alvei e che il Comune di Senigallia è competente ad intervenire nel tratto che va dal ponte della ferrovia alla foce. Questo andava detto e ridetto e andava scritto, a mio dire alla pagina 3, non alla pagina ventunesima, continuando ad installare nella mente dei nostri concittadini che responsabile del fiume Misa sia il comune e quindi per la proprietà transitiva il sindaco Mangialardi che lo rappresenta. Andava anche ribadito a gran voce per fugare ogni dubbio sulle responsabilità che il servizio idrometrico e di piena spetta alla Provincia secondo l’articolo 16, e in questo punto è bene anche fare chiarezza per chi ascolta anche se data l’ora saranno pochi, che con il termine si conferisce alla Provincia funzioni relative al servizio idrometrico e di piena si indica il monitoraggio dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, attività questa, ribadiamo, che spetta alla Provincia e non al Comune e ciascuno di noi quotidianamente nello svolgimento del nostro lavoro svolgiamo le mansioni che ci spettano, non quelle che altri vorrebbero che svolgessimo, così è avvenuto. Un altro punto che ci trova in disaccordo riguarda l’allerta. Solo alle sette del 3 maggio dalla sala operativa arrivò la telefonata del dottor Ferretti che avvisava il vigile Carli, l’abbiamo sentito molte volte, del livello alto del Nevola la cui piena si sarebbe riversata nel Misa e, abbiamo ribadito, solo alle sette del mattino, momento in cui sono partite immediatamente le comunicazioni di allarme. Questo ci fa capire oggi come sia necessità, esigenza di tutti l’auspicio che le urgenze partano da una piattaforma comune, regione, provincia e comune, che fornisca dati e grafici in tempo reale su tutto il territorio, ma purtroppo non era così alla data del 3 maggio e non per negligenza del Comune. Un altro punto che avremmo voluto scrivere in termini diversi è il capitolo della gestione dell’allerta perché non sottolineare che essendoci stati alla data del 3 maggio quindici avvisi di condizioni meteo e cinque di criticità idrogeologica la frequenza degli avvisi era superiore a quattro al mese, praticamente un avviso di avversità meteo alla settimana circa e uno di criticità idrogeologica il mese, delle frequenze eccessive numericamente, soprattutto fuorvianti e poco attendibili. Per inciso ricordiamo che oggi, la data del 29 gennaio, dal primo gennaio ad oggi ci sono state tre allerta meteo e uno di criticità idrogeologica. Oggi sappiamo che una di queste ebbe un carattere eccezionale e che di lì a quindici giorni ce ne fu un altro di avviso meteo allarmante che fece tremare tutti i cittadini che ancora erano intenti a ripulire l’acqua e il fango dalle loro case ma che fortunatamente non provocò quei danni irreparabili. Allora secondo quanto si deduce dalla relazione avremmo dovuto una volta al mese allertare ed evacuare tutta la cittadinanza della zona R4 ma anche della zona R3 e magari di tutto il territorio comunale visto che il fiume Misa, che attraversa per ben quattordici chilometri il nostro territorio, e viste le conseguenze tragiche, perché oggi sappiamo che quella terribile alluvione fu provocata dalla rottura degli argini, e quindi, se qualcosa dobbiamo recriminare, dobbiamo pretendere la messa in sicurezza degli argini del fiume, magari il loro innalzamento, la pulizia degli alvei, questo dobbiamo pretendere dagli organi competenti, e ricordiamolo, non dal Comune, ma dalla Provincia su delega della Regione. Cito allora Consigliere Mancini delle frasi che lei ha scritto e che sono condivisibili. Occorre particolare attenzione in circostanze come questa nell’esprimere giudizi definitivi perché occorre evitare di cadere nel facile meccanismo di esprimere valutazioni a posteriori viziate dal peso certamente considerevole degli avvenimenti seguenti e delle loro conseguenze di fatto devastanti, aggiunge inoltre che è opinione diffusa riconoscere che gli eventi del 3 maggio non potevano essere contenuti anche dalla più oculata gestione del piano di emergenza, e mi permetto di aggiungere un’integrazione, una riflessione personale che l’abbiamo detta più volte, la dico solo brevissimamente, che il Borgo Mulino, il campus scolastico non erano comprese nelle zone del famoso PAI così come Borgo Bicchia rientrava in una zona di rischio non elevato. Non entro nel merito del PAI perché il PAI di cui tanto si è parlato ci ha visti in questi ultimi periodi trasformati improvvisamente tutti in ingegneri idraulici, geologi, tecnici di costruzioni idraulica, io non sono competente per poter giudicare un Piano di assetto idrogeologico, atto quanto mai complesso di studio della mappatura del territorio, non sono competente per poter giudicare un atto che ha visto un iter lungo tre anni e che si è articolato in passaggi molto complessi, tavoli tecnici, comitati tecnici, comitati istituzionali e infine il Consiglio regionale che ha deliberato il 21 gennaio del 2004. In questo lungo percorso quindi tecnico istituzionale dovremmo pensare che tutti i professionisti coinvolti fossero stati sprovveduti, superficiali, incompetenti o addirittura ignoranti tanto da disegnare un PAI inadeguato, quindi non penso che sia un lavarsi le mani ma occorre accertare le criticità, le inefficienze e le responsabilità. Per finire un semplice appunto al capitolo manutenzione fondamentale per evitare che quello che è successo non si ripeta mai più. Abbiamo ascoltato più volte che quello che influisce sulle piene è quello che si fa a monte, quindi le aree di compensazione, vasche di espansione, acquistano una importanza fondamentale, vasche molto diffuse e controverse, vasche che se fossero state realizzate, ci ha detto l’ingegner Fornaroli, non avrebbero impedito l’esondazione del Misa ma forse anziché un’onda di un metro e mezzo ne sarebbe arrivata una da un metro e per centinaia di cittadini forse questo avrebbe rappresentato la differenza, ma la realizzazione di queste opere idrauliche appartengono alla competenza della Provincia che ci ha più volte ribadito l’insufficienza di risorse per realizzarle, però vorrei ricordare come si è espresso il Consiglio comunale chiamato a votare su questo tema in questo mandato amministrativo, molti consiglieri dell’opposizione, anzi direi tutti, votarono contro o si astennero o erano assenti, le vasche non sono state comunque realizzate per mancanza di risorse, se lo fossero state non avrebbero impedito l’allagamento ma ne avrebbero mitigato l’impatto, il che avrebbe fatto la differenza per molte famiglie ma se fossero state realizzate certo non grazie all’appoggio dei gruppi politici della minoranza, gli stessi che si sono astenuti purtroppo dal votare il debito fuori bilancio di tre milioni e cinquecento mila euro votato il 20 giugno del 2014 per liberare risorse per svolgere lavori di somma urgenza per assicurare l’indispensabile assistenza e ricovero delle popolazioni colpite e porre in essere ogni utile attività per la messa in sicurezza delle aree interessate dagli eventi alluvionali, un debito fuori bilancio che va detto per amor del vero e della verità, non implica solo il mancato rispetto dei vincoli del patto di stabilità per il Comune, ma comportava per ogni Consigliere che l’ha votato una responsabilità personale e patrimoniale, cosa che non tutti i Consiglieri forse se la sono sentita di votare anche se era per liberare risorse per i nostri cittadini alluvionati. Oggi molte cose sono cambiate, abbiamo la certezza che cambieranno e abbiamo dovuto però piangere la nostra città sotto l’acqua per poter avere stanziamenti, risorse e promesse speriamo realizzabili dal Governo centrale e dalla Regione e per poter intraprendere la messa in sicurezza del nostro fiume. È un percorso molto lungo ma che sono certa ci vorrà vedere tutti insieme, maggioranza e minoranza, anche quella che verrà, uniti nel dare priorità alla tutela del territorio mitigando il rischio del nostro fiume che come giustamente ha sottolineato il professor Mancini il Misa rappresentò almeno tre anni fa la ragione dell’insediamento dei primi villaggi nel nostro territorio e ancora oggi ne è una parte integrante e imprescindibile.

Si dà atto che sono usciti i Consiglieri Battisti e Rebecchini: Presenti con diritto di voto n. 21.

Il Consigliere RAMAZZOTTI (PD): una considerazione che mi è venuta in mente questa sera ma molte volte c’ho pensato, quando guardo gli ordini del giorno di tanti altri Consigli comunali ho sempre notato che la maggior parte di questi si svolgono dopo cena, quasi tutti i Comuni della nostra vallata, non conosco la situazione ovviamente di tanti altri Comuni fuori, mi sono sempre chiesta, è una cosa che ho sempre pensato, l’importanza di permettere di partecipare al dibattito i cittadini ma d’altra parte anche di permettere ai consiglieri di partecipare al Consiglio Comunale, e siccome oggi i permessi dal lavoro sono stati praticamente quasi completamente aboliti, ormai è quasi obbligo per tutti i Consigli comunali, di convocarsi solo dopo cena, e allora io consiglio a tutti quelli che si vogliono candidare per le prossime lezioni di mettere in conto il fatto che bisognerà stare qui dopo cena e che non ci si può candidare a Sindaco se poi alle nove e mezzo uno va via perché ha finito la serata, è impensabile pretendere dai cittadini un voto, una delega a rappresentarli e poi dire alle nove e mezza io ho finito, non ho più il tempo da dedicare, perché il tempo invece per come abbiamo deciso di strutturare la politica, avendo tolto tutti i permessi dal lavoro, o fa il consigliere comunale chi non lavora o decide di fare il consigliere comunale chi lavora, ha una famiglia e dedica tempo al Consiglio comunale, purtroppo, per una serie di conseguenze, di costi che la politica ha assunto nel corso di questi anni, che hanno portato a dire che la politica deve costare poco, non deve avere un rimborso nel mondo del lavoro, e quindi siamo costretti, saremo sempre più costretti, a svolgere queste riunioni quando il lavoro è concluso, il che significa dopo le sei, per chi è fortunato, qualcuno anche dopo le otto, o dopo cena. Questo è, e non si può dire io non lo faccio perché stasera c’ho da fare, allora non ci si candida, se uno si candida in Consiglio comunale se ne assume le responsabilità di quello che comporta questa candidatura e deve assumersi i compiti, non è un obbligo. Non siamo solo noi che ci riuniamo dopo cena, si riuniscono dopo cena tutti i Consigli comunali di cui ho avuto modo di leggere l’ordine del giorno, per cui ritengo questa precisazione doverosa e sinceramente mi dispiace che in questa città per l’ennesima volta questa sera, che ore sono? Le 23, la minoranza è andata via perché pensa che il Consiglio comunale si faccia solo di giorno e non è così, non è così, a maggior ragione per chi pensa di ricandidarsi, sarà ancora meno così. Questo scusi Presidente come premessa ma mi sembrava doveroso perché qui la convenienza politica non ce l’ho sicuramente io, non ce l’ho sicuramente nel seguire questa discussione ad interim, né tutta la maggioranza, ma la determina l’urgenza, l’importanza di parlare di questo argomento, doveroso, che richiede sacrificio, ma questo sacrificio penso che sia una consapevolezza che ogni consigliere comunale decide di assumersi nel momento in cui chiede questa delega ai cittadini.
Veniamo all’argomento. Consigliere Mancini sinceramente sono rimasta un po’ delusa perché la conoscevo diversamente perlomeno da questo punto di vista, quando ho visto che ha convocato un’assemblea per presentare la sua relazione. Certo legittima, non metto in discussione questo, ma guardi tante volte ho preso con serietà, forse più di quello che è parso le sue considerazioni quando dice che viene svilito il lavoro del Consiglio comunale, quando si riducono i tempi della discussione, quando siamo stati accusati di aver considerato questa Assemblea ridotta nell’utilizzo delle sue facoltà e di aver sempre più tolto potere al Consiglio Comunale per delegarli ad altri, è vero ho sempre condiviso con lei queste considerazioni o con chi sempre le ha fatte, perché credo che il Consiglio comunale sia un organo fondamentale della democrazia, è l’organo che ci siamo dati ed è l’organo che dobbiamo far funzionare, e quindi ho sempre suggerito, per quello che mi compete, alla mia maggioranza, di prendere in considerazione ogni richiesta della minoranza quando questa non comportasse un danno ai cittadini, per cui abbiamo prolungato il discorso nelle Commissioni fintanto che questo è stato ritenuto utile e opportuno sempre per concedere il diritto a tutti i consiglieri di essere rappresentanti di tutta la città nel modo migliore possibile. Sono rimasta molto delusa quando ho visto che prima di presentarla in Consiglio comunale ha deciso di presentare una relazione ai cittadini come se non fosse questo l’organo che rappresenta tutti i cittadini. È questo l’organo principale dove andava presentata le relazione poi, secondo me, è solo una sfumatura, non cambia la sostanza, poi avrebbe potuto presentarla chi voleva, però sinceramente l’ho vista un po’ come un’offesa a questa istituzione toglierle il diritto di discutere la relazione in primis perché è qui che c’è la città, finché la democrazia funziona è qui che c’è la città, questa è una deviazione, chiamiamola così, non vorrei neanche definirla però non mi piace il tono che possa prendere, se tutti noi facessimo la stessa cosa, se ognuno di noi presentasse le cose per conto suo ai cittadini prima di portarlo in Consiglio comunale avremmo fatto un grosso danno, per cui credo questa cosa mi è dispiaciuta, per questo non ho partecipato, anche per motivi familiari, ma non ho partecipato proprio anche per questione di principio, mentre credo che sarebbe stato opportuno prima presentarla qui, poi potevamo fare tutte le assemblee che volevamo con tutti i cittadini che volevamo. Seconda cosa non ho apprezzato nemmeno questa volontà di diversificare queste relazioni perché si diversifica una cosa se c’è un motivo vero, se c’è una presa di posizione netta, chiara, sinceramente la commissioni d’inchiesta l’abbiamo fatta nascere proprio per dare modo, non condividevamo, l’ho detto anche l’altra volta, la divisione tra queste due Commissioni, ma è stato un modo per dire l’alluvione è un dramma della città, non è di destra né di sinistra, per cui anche la soluzione non deve essere né di destra né di sinistra, né di maggioranza né di minoranza, c’è una verità, c’è un fiume che è esondato, non ci sono tre quattro possibilità, per cui abbiamo acconsentito a fare due Commissioni a cui abbiamo partecipato tutti, abbiamo delegato questa Commissione convinti che questa Commissione d’inchiesta, solo d’inchiesta, si ponesse come scopo quello di capire che cosa non ha funzionato e che desse alla città delle risposte, ma una Commissione, una risposta. Non ci possono essere una Commissione e due risposte perché è ovvio che non sono complete, è ovvio che non sono giuste, quindi non mi piace come si è conclusa. Poi oltretutto, sinceramente ho partecipato pochissime volte ai lavori, i lavori erano secretati per cui sono stata a conoscenza solo di quelli a cui ho partecipato io, pensavo quando ho letto le relazioni che ci fossero state grosse divergenze invece sono sincera, non le ho trovate, non ho visto la motivazione di avere due relazioni, non ci sono dentro le motivazioni, c’è stato soltanto un dire un grigetto o un po’ più grigio scuro, ma non c’è una diversità, questo mi dispiace ancora di più come se l’inchiesta potesse essere di destra o di sinistra, non è così, non era così, non è qui che dovevamo dividerci, è sulle proposte, su altre cose dove c’è una differenziazione, ma non sull’inchiesta per cui anche questa l’ho trovata non giusta come soluzione nei confronti della città. Come pure anche le conclusioni a cui arrivano le relazioni, non è per presa di posizione, ma credo che quella fatta dalla maggioranza sia più analitica, guardi più nel dettaglio riportando più interventi e più contributi che la commissione ha avuto nel capire cosa non ha funzionato, lo diceva anche il consigliere Quagliarini cioè quello che non ha funzionato e quello che non funziona e non funzionerà, può essere ancora nel 2015 il rilevamento a vista di un fiume? Che come diceva qualcuno il SOAP comunica comune per comune come se il fiume fosse a pezzetti, nell’era di internet, della globalizzazione, dove vediamo in diretta quello che accade su un vulcano dall’altra parte della terra non so quello che accade a Bettolelle, a Serra de’ Conti, a Casine, non ne ho la facoltà, il Sindaco di un Comune? Ma questa è una cosa gravissima che un problema così grave perché veramente ci può essere un’allerta in tempo non possa essere comunicato nel 2015 se il livello di un fiume raggiunge una certa altezza in maniera contemporanea a tutti i Comuni, anzi in diretta, con google maps posso farlo praticamente con il mio satellitare e non lo può fare un ufficio comunale perché deve fare il rilevamento a vista la Provincia ancora, e sono cose che una Commissione d’inchiesta deve denunciare e mettere in luce, deve dire non è possibile che accada ancora così, e sono questi i problemi gravi. Poi certo, l’ho detto ieri purtroppo, non si può limitare più di tanto le alluvioni, o meglio si deve fare di tutto per limitarle ma non si può escludere completamente questo pericolo ma possiamo ovviamente attenuarlo e la inchiesta deve verificare questo. Perché non è stato fatto questo, dove sono stati i limiti grossi che anche domani di fatto ci impedirebbero di sapere se il livello del fiume aumenta repentinamente, perché dalle cinque alle sette è aumentato di metri il livello del fiume, ma io lo devo avere il modo di saperlo, quello che accadeva cento anni fa non è uguale a oggi eppure la rilevazione è la stessa, l’omino che cammina su e giù che guarda a vista, è incredibile pensare che ancora siamo a questi livelli, che non siamo in grado di misurare un’onda di piena, andiamo sulla luna, siamo arrivati sulla cometa e non siamo in grado di misurare una piena di un fiume, non di un fiume, di un torrentello perché oltretutto il nostro fiume in questi giorni lo guardo e penso ma guarda un fiumiciattolo così piccolo quanti danni può fare. Credo che a maggior ragione in commissione d’inchiesta avremmo dovuto denunciare questo, pretendere che la Provincia e la Regione su questo si attrezzino. Poi certe le previsioni ancora purtroppo, ho visto New York, abbiamo fermato una città di quelle dimensioni, centinaia di voli e non è successo niente, non è detto che siamo così capaci ancora di prevedere tutto quello che può venire però ecco quello che accade da noi forse è un po’ troppo poco. Io mi aspettavo da questa Commissione d’inchiesta che denunciasse questo, poi dopo certo che di fronte all’allerta va fatto tutto quello che è possibile, ma questo mi rivolgo a Rebecchini, certo al fantasma perché non c’è più, quando si parla di ampliare la zona R4 dicendo dobbiamo assicurare ai cittadini, certo che dobbiamo assicurare, ma cosa diciamo ai cittadini che facciamo un R4 e comprende diecimila persone e poi non abbiamo un posto dove metterli? E non è ipocrisia questa? Dire che nelle R4 ci sono diecimila persone e poi dove le mettiamo quando arriva l’allerta? Diciamo adesso state a casa vostra perché non c’è il posto. Non è ipocrisia questa? È altrettanta ipocrisia. I problemi vanno guardati, affrontati, e non c’è una soluzione univoca, va trovata con gli enti sovraordinati una soluzione che comprenda le responsabilità e le competenze di tutti, ma che sia soluzione. L’ho detto anche ieri, non è che dico a un cittadino sei nelle R4 ed è tutto contento, capirai che problema abbiamo risolto, che soddisfazione sapere che posso essere allagato ma sono avvisato, io non sarei assolutamente contenta, certo l’avviso me lo devi dare, è ovvio, in tempo ma devi trovare il modo per comunicarmelo, no con il megafono come facciamo ancora oggi. Anche qui ci sarà un modo per strutturare modalità un po’ più moderne che permettono un avviso rapido e repentino. Allora bisogna pretendere che questi piani di emergenza si rimodernizzino, si adeguino alla tecnologia e che permettono a tutti i cittadini in tempo reale, anche a loro, di sapere  dove sta esondando il fiume e quindi trovare il modo per allertarsi, non la macchina con il megafono perché è ovvio che non la sento, non lo so, non mi può avvisare o non viene presa in considerazione perché quel video che abbiamo visto poi la gente cosa fa? Sposta la macchina dal marciapiede perché nessuno si può aspettare che si rompe l’argine e che viene giù il fiume intero, questa è anche la cosa drammatica, imprevedibile, perché generalmente il fiume esonda, cioè esce fuori tanta acqua ma un po’ alla volta e quindi mi permette di allertare, certo la rottura di un argine è un evento imprevedibile che forse consigliere Mancini non è accaduta né nel ’55 né in nessun’altra alluvione così com’è avvenuta questa volta e forse neanche sappiamo la prossima volta purtroppo come avverrà, chi ce lo dice? Speriamo che non avvenga sicuramente così, però se arrivasse quella quantità d’acqua cosa farebbe? Io tante volte me lo pongo questo problema, se non avesse rotto quell’argine cosa sarebbe successo? Quale R4 dovremo disegnare in realtà? Mica lo sappiamo dove sarebbe arrivata tutta quell’acqua se non avesse rotto l’argine. Avrebbe travolto il ponte della ferrovia? Bell’affare. Avrebbe invaso il quartiere fino al Vivere Verde, rotto tutti quanti i ponti del fiume in città? Avrebbe distrutto Via Tevere? Non lo sappiamo quell’acqua se non avesse rotto l’argine cos’altro avrebbe distrutto, ma sappiamo che quell’acqua  potenzialmente può scendere dal nostro fiume perché è scesa, allora va fatto in modo che non arrivi più quella quantità d’acqua e allora tutti gli interventi che sono stati suggeriti vanno incentivati, vanno sollecitati perché non è la soluzione dire il nostro fiume può diventare pericoloso fino a questi livelli, dobbiamo trovare il modo perché questa pericolosità diminuisca il più possibile e per questo credo che la rilevazione in tempo reale di quello che sta accadendo sia la prima cosa che una commissione d’inchiesta deve valutare, capire come e pretendere che avvenga, almeno questo sì. Poi tutto il resto lo ribadisco anche questa sera, ringrazio il Sindaco per come ha gestito invece questa emergenza perché a Genova sono morti bambini, perché sono stati fatti interventi sbagliati, ma sono stati mandati a casa e non era detto che queste stesse cose purtroppo non potessero accadere con la gravità dell’alluvione che è accaduta anche da noi, per cui è vero che c’è stato purtroppo un morto diretto e due indiretti ma l’abbiamo detto centinaia di volte potevano essere molti e molti di più e forse la gestione corretta delle cose ha impedito questo. E anche questo va risottolineato, che forse c’è stata una protezione forte di questa città da parte di tante casualità, capacità, da una gestione ben accurata invece degli interventi fatti che di fatto hanno fatto sì che nella città ci fossero danni ma non così ingenti come invece potevano essere e quindi auguriamoci in questa Commissione d’inchiesta che i risultati portino i frutti dovuti che non sono quello di trovare il capro espiatorio, ma quello di impedire che questa cosa accada, una rilevazione veloce del livello di allerta e di tutte le azioni che vanno messe in campo affinché questa grande quantità d’acqua non si riversi più nel nostro centro storico.

Si dà atto che è uscito il Consigliere Quagliarini: Presenti con diritto di voto n. 20.

Il Consigliere ROMANO (Vivi Senigallia): cerco di non farla troppo lunga anch’io perché se no già abbiamo tutti penso il latte alle ginocchia e chi ci ascolta da casa pure probabilmente, quindi cerco di stare dentro i cinque minuti Presidente. Rispetto a quello che è già stato detto vorrei aggiungere alcuni elementi perché avendo preso parte ai lavori della Commissione posso dare anche delle impressioni sullo svolgimento dei lavori della stessa. In quello che ho potuto notare questa Commissione poteva essere secondo me una linea di demarcazione tra quello che era stato il rapporto tra maggioranza e opposizione all’interno di questo mandato e dare una nuova linfa vitale al rapporto politico tra le due forze, ma così non è stato. La presentazione da parte della maggioranza di una relazione di Commissione e da parte del presidente della relazione di minoranza ha fatto sì che le divergenze acuissero le nostre posizioni che erano nettamente diverse su alcune cose. Noi siamo entrati nel merito di alcune questioni insieme al consigliere Girolametti, alla consigliera Allegrezza e abbiamo fatto i nostri rilievi sul punto di quello che non andava, non lo ripeterò perché lo farà magari anche dopo il consigliere Girolametti, lo ha fatto il consigliere Allegrezza, lo ha fatto il Consigliere Bucari, adesso l’intervento vuole essere più politico che altro. Questa relazione secondo me vedendone due il cittadino cosa vede? Che abbiamo litigato? Ma realtà cosa è stato? Non è andata così, in realtà è andata in un altro modo Presidente, a un certo punto io ho avuto questa impressione, ho avuto l’impressione che tu non sei riuscito, ti do del tu perché comunque ci siamo rapportati così in Commissione, non sei riuscito [si registra un contraddittorio fuori microfono] e allora ci diamo del lei, mi scusi allora, lei non è riuscito a tenere maggioranza e opposizione perché ha guardato più spesso all’opposizione, non è stato il Presidente di tutti da un certo punto in poi, ma questo era difficile ovviamente perché in una Commissione d’inchiesta dove tre quarti dell’opposizione sono candidati a Sindaco o presunti tali o futuri tali, non è semplice perché dopo ci si fa prendere la mano dal fare audizioni che vanno oltre il proprio ruolo. Oppure una Commissione d’inchiesta dove i commissari, io non dimentico perché due settimane dopo l’alluvione ho visto le conferenze stampa più disparate, dove i commissari avevano già le sentenze prima dell’inizio di una commissione che doveva ancora essere votata, quindi siamo arrivati dentro una Commissione d’inchiesta che da parte dell’opposizione aveva già sentenze, aveva già una preparazione di campagna elettorale in atto e questo non ha sicuramente aiutato il suo lavoro Presidente, io le do atto che questo ruolo era difficile da interpretare in questa situazione. Voglio essere però più forte. Non dimentico quei giorni dopo l’alluvione perché oltre a quelle conferenze stampa c’era chi andava a spalare fango e a dare una mano e chi invece di porre le giuste domande al Presidente del Consiglio Renzi faceva domande sul palazzo Gherardi, questo non me lo dimentico perché è successo il giorno dopo dell’alluvione, è per ricondurre i lavori al clima che si è generato all’interno della Commissione. Lo stesso consigliere poi andava a dare interviste alla radio e a Sky invece di aiutare i cittadini che avevano bisogno come facevamo tutti noi che si sono fatti carico delle situazioni dei propri amici, propri parenti, ed andare in mezzo ai cittadini a spiegare, a capire, a dare una mano e questo è stato lo spirito col quale abbiamo scritto la nostra relazione, perché noi abbiamo pensato al bene dei cittadini, non abbiamo pensato ad altro, abbiamo ricostruito l’evento partendo dalle competenze, abbiamo dato un’altra linea, un altro filo logico, perché nella relazione di minoranza questo filo logico a volte non appare, si parla di verbali del COC che mancano però poi quando bisogna tornare ai verbali, penso al caso di Vito Macchia, lì i verbali contano relativamente mentre la testimonianza è una parte preponderante, è quello stesso filo logico Presidente che le contestavo in Commissione perché è questo di cui si parla. Detto questo le soluzioni sappiamo tutti quali sono, adesso le sappiamo tutte perché dopo il 3 maggio siamo diventati tutti esperti e anche noi dal nostro canto come relatori di maggioranza nell’ultima pagina della nostra relazione diamo dei consigli che ad oggi sembrano ovvi ma prima del 3 maggio non lo erano. Penso a quello che diceva l’ingegner Mancinelli quando abbiamo votato, io non c’ero chiaramente perché avevo quindici anni, abbiamo votato il PAI in Consiglio comunale, già diceva gli interventi che dovevano essere fatti, e ancora siamo a quel punto. Indicare la la Provincia come colpevole, la Regione come colpevole? Sono tutti enti che poi dispongono sempre di minori risorse, quindi io l’appello che faccio, e stavolta non deve essere un appello che rimane lì, lo dico anche a lei Sindaco che è il Presidente di tutti i sindaci delle Marche, è che ci vuole davvero un Piano nazionale di prevenzione idrogeologica, ci vogliono delle risorse che vanno fuori dal Patto di stabilità, è questo che va chiesto a Bruxelles, ma bisogna chiederlo con forza e non aspettare più perché se no la situazione che già comunque è compromessa da anni e anni di mancanze, rischia di essere ancora peggiorata negli anni futuri. Detto questo Presidente non mi dilungo e lascio la parola agli altri colleghi Consiglieri che entreranno ancora di più nel merito dei lavori della Commissione.

Il Consigliere PERINI (UDC): anch’io cercherò di essere conciso. In Italia in materia di ambiente gli amministratori sono tutti competenti dal lato del potere ma incompetenti dal lato delle responsabilità. Cito una frase di Gianfranco Amendola, uno di quelli che hanno fondato la Federazione dei Verdi in Italia. Ecco questa potrebbe essere la conclusione che accomuna entrambe le relazioni che discutiamo qui stasera. Appurato che le responsabilità coinvolgono più livelli: Regione, Provincia, Comune, non coincidenti con l’autorità di bilancio è grave più di tutti il fatto dell’inesistente dialogo tra esse in un contesto di rischio elevato come nel territorio di Senigallia. Riflettiamo però anche sulle conclusioni tratte dalle varie Commissioni e sul come esse siano articolate. Ai punti nove e dieci della relazione di maggioranza vengono collocati i piani di emergenza e il sistema di allerta dopo una serie di punti con interventi specifici e costosissimi che non sappiamo ad oggi quando e se saranno realizzati. Da pagina quindici a diciotto della relazione del Presidente Mancini si citano gli interventi strutturali e la rivisitazione delle perimetrazioni e dunque del quadro urbanistico generale e solo successivamente a pagina diciotto si parla di sistema di allertamento. Gli interventi sono di certo necessari, qualcuno ha ipotizzato di circa tredici milioni d’euro che sarebbero necessari per porre il territorio in sicurezza, e forse avrebbero salvato dei beni, ma quello che palesemente non ha funzionato sono i meccanismi posti a tutela della incolumità delle persone e che si esplicano attraverso il Piano di Protezione civile locale. Questo, relazione di maggioranza, relazione di minoranza, interpretazioni dei pareri di ingegneri anche validi o di consulenti, si è rivelato questo piano palesemente inadeguato rispetto all’entità del rischio e non già rispetto al quadro urbanistico e delle perimetrazioni. Come volontario ho appurato in prima persona l’assenza di materiali di base come le idrovore che a Senigallia non c’erano, a Senigallia non c’erano le idrovore che servono per la fase successiva, quando l’acqua va tolta, a Senigallia non c’erano le idrovore. Dunque onore al grande lavoro da parte dei volontari, abbiam parlato di millecinquecento volontari a Senigallia, forse ce n’erano anche di più, ma se non mettiamo a loro disposizione strumenti adeguati nessun piano può funzionare o peggio dirsi realmente efficace. Questi sono indizi di una sottovalutazione fondamentale della tipologia del rischio a cui la città è sottoposta e per ovviare alla quale non sarebbero serviti di certo milioni di euro ne anni e anni di discussioni, relazioni e confronti, pro o contro un candidato Sindaco. Dunque esercitazioni non attuate, mancanza di cultura nella gestione delle emergenze, struttura di Protezione civile da potenziare e sistemi di allerta in cui ciascun cittadino sappia cosa fare. Sfido chiunque presente qui o in ascolto a indicare qual è il percorso di messa in sicurezza che dovrebbe seguire in caso di alluvione, terremoto o altra calamità. Se non lo conoscete significa che qualcuno ha fallito nel proprio lavoro e non ha pensato alla vostra incolumità. Venga vagliata dico io la possibilità di inserire interventi nelle scuole perché in un territorio a rischio come quello di Senigallia e delle valli del Misa e Nevola non può non essere di una campagna seria di coinvolgimento della popolazione sul tema della sicurezza fino a partire dalle giovani generazioni di coloro che per incarico debbono provvedere alla loro sicurezza. Rendiamoci conto di quello che sarebbe potuto succedere nei plessi scolastici colpiti quel 3 maggio e chiediamoci se oggi a nove mesi sia cambiato qualcosa oppure se il rischio di essere impreparati sia lo stesso. Non leggiamo l’alluvione come fatto di cronaca o peggio ancora come strumento per la campagna elettorale, ma come momento che ha dimostrato l’inadeguatezza di un sistema nella sua interezza. La legge infatti non salva la vita delle persone, come dimostra il fatto che il regio decreto che sovrintende ai rischi idrogeologici è addirittura del 1904. Da oltre un secolo si parla di opere idrauliche a tutela della salvaguardia delle persone. Dunque sacrosanti e tuttavia lontani quei tredici milioni di euro di interventi previsti o preventivati, ma è lecito chiedersi avrebbero salvato le persone che hanno perso la vita al Borgo Bicchia? A quelle dobbiamo pensare e a tutti i nostri concittadini che indipendentemente dalla previsione normativa, dal PAI, dalle perimetrazioni sono esposti a rischio. nella strategia che un amministratore responsabile deve mettere in campo a nostro avviso non devono essere trascurati concetti come la cultura di base dell’emergenza che chi vive il mondo del volontariato in Protezione civile conosce bene, non abbiamo bisogno di spendere milioni di Euro per mettere in sicurezza le persone, e aggiungo i loro beni, sapendo che prima di tutto la questione è evitare che qualcuno perda la vita a causa di un evento naturale che solo un incauto definirebbe oggi eccezionale. Per questo affermiamo che una macchina di Protezione Civile efficiente e dotata di mezzi adeguati in un contesto nel quale le persone sono informate e formate sui rischi e su come affrontarli tragedie e vittime sono evitabili. Vogliamo guardare alla tragedia del 3 maggio come un punto di partenza dal quale iniziare un percorso per tutti i cittadini senigalliesi, salvaguardia delle cose e salvaguardia delle persone da trattarsi in maniera congiunta come primo obiettivo la difesa della vita.

Il Consigliere GIROLAMETTI (Città Futura): credo che anche i muri sappiano che ho cercato più volte di arrivare a un’unica relazione per questa commissione, ciononostante rileggendo oggi pomeriggio per l’ennesima volta le due relazioni, guardandole io devo dire che lasciamo a Senigallia una conoscenza del fiume, dei rischi, delle sue criticità che, come ricordava poc’anzi il Consigliere Perini, probabilmente non avevamo. Io credo che dai lavori di questa Commissione possiamo trarne nell’immediato l’utilità di una maggiore consapevolezza per tutta la città e sicuramente per alcuni che hanno passato giorni e giorni a guardare i documenti vecchi e nuovi, anche con un occhio per quanto mi riguarda critico, distaccato, cercando di cogliere quello che emergeva da dati e documentazione. Però sono convinto che queste due relazioni abbiano entrambe un difetto, un difetto comune, un difetto di chiarezza, perché se l’obiettivo di questa Commissione era quello di indagare su eventuali responsabilità di enti o persone nel determinarsi dell’evento alluvionale bene allora noi dovevamo fin dall’inizio dichiarare che il fiume è di competenza della Regione che delega la gestione alla Provincia e trasferisce le risorse per la gestione stessa e collabora con un’autorità tecnica che è l’Autorità di bacino. Questo non l’abbiamo detto, abbiamo trovato un capitolo, nella nostra relazione c’è un capitolo, abbiamo cercato per correttezza di individuare degli articoli di legge che lo evidenziassero, ma non l’abbiamo detto con chiarezza, un cittadino di Senigallia oggi dovrebbe poter aprire una relazione e leggere innanzitutto sulla prima pagina questo, perché è da questo che poi si farà un’idea di come sono andate le cose di quali sono le competenze e di conseguenza le responsabilità perché responsabilità ci sono ed è vero che ci sono le responsabilità. Il fatto è però che il fiume è passato per qualche tempo, o almeno all’inizio, un po’ in secondo ordine. Io mi ricordo che personalmente venni definito, l’ho già ricordato ieri ma siccome la cosa non mi piace, venni definito paggetto del Sindaco o in un’altra occasione scudo del Sindaco, non siamo neanche dello stesso partito. Io in questo momento festeggio, lasciatemi questa soddisfazione, la vittoria di Tsipras e di Syriza in Grecia, io non so se il Sindaco la festeggia ma sicuramente il segretario del suo partito non credo che la festeggerà molto, mi fa molto piacere che Maurizio Mangialardi la festeggia. Però sinceramente paggetto del Sindaco direi proprio di no. Ma perché paggetto del Sindaco? Perché era insito nella richiesta della commissione che sul banco degli imputati ci fosse il Sindaco, era chiaro che chiunque mostrasse che ne so una priorità di importanza, perché di questo si trattava, nel dire una Commissione speciale sull’alluvione è immediatamente utile per la città di Senigallia perché ci fa conoscere che cosa è successo, che cosa dobbiamo fare, che cosa dobbiamo fare nell’immediato e in futuro per la città, una commissione d’inchiesta doveva andare a indagare le responsabilità, ripeto di enti o persone, che sicuramente è una cosa importante, non ho voluto evitare di sottolineare l’importanza né allora né oggi, ma sicuramente qualcuno è deputato a questo, lo sa fare e ha più titolo per farlo. Questo era quello che ho detto e questo ribadisco perché oggi ho sentito che anche il consigliere Rebecchini ha equivocato su quello che ho detto, ma se vuole ce l’ho scritto quello che ho detto ieri. Ripeto anche ieri pomeriggio il Consigliere Paradisi, mi dispiace che non ci sia, ha interloquito con il Presidente Monachesi quando Monachesi relazionava, dicendo che aveva fatto una commistione di ruoli tra controllore e controllato, come se il controllato fosse il Sindaco, perché si parlava del Sindaco, quindi il Consigliere Paradisi fin da subito da quando ha richiesto forse per primo, non ricordo se era il primo o comunque tra i primi, di questa Commissione, questa Commissione è stata richiesta, è stata voluta da gran parte della minoranza, non credo dal Presidente ma da gran parte della minoranza, perché doveva mettere sul banco degli imputati il Sindaco di Senigallia. Ne abbiamo avuto dimostrazioni in continuazione, anche nel modo di interloquire con i vari responsabili di enti tecnici che abbiamo via via ascoltato nelle audizioni, beh sarebbe veramente curioso andare a rivedere e a risentire, adesso è alla portata di tutti, le domande che si facevano, perché sinceramente che ci fossero delle responsabilità che emergevano in un modo pesante nei confronti della protezione civile regionale, pesante nei confronti delle mancate risorse trasferite dalla Regione alla Provincia, pesante nella mancanza di manutenzione da parte della Provincia del fiume Misa, pesante, ma sembrava che questo interessasse poco, non era questo quello che si cercava, proprio per molti Consiglieri era una cosa che veniva per ultimo. Ciò nonostante devo dare atto al Presidente che le audizioni si sono svolte per gran parte in un clima disteso e tutto sommato anche collaborativo e vale la pena di fare un passo indietro, ritornare proprio da dove partimmo, quindi con l’audizione del sindaco che presentò una voluminosa documentazione sull’evento alluvionale, ascoltammo il responsabile della Protezione civile regionale Oreficini, il dottor Ferretti e io personalmente, ma credo gran parte dei commissari, rimanemmo stupefatti, stupefatti di scoprire, io personalmente sono rimasto veramente allibito, della mancanza di sicurezza a cui come cittadino sono esposto. Allora veniamo a sapere che esiste una sala operativa permanente della Protezione civile regionale che fa un monitoraggio in tempo reale con telecontrollo di tutti i fiumi della Regione Marche, che non comunica se non ai COC comunali ma non consente o non è previsto una comunicazione tra COC e COC, sono i COC che devono dare le indicazioni addirittura di quello che vedono quando sono lì nel controllo a vista del fiume devono dare le comunicazioni alla sala operativa unificata della Protezione civile. Ma è una follia, come si fa a pensare una cosa del genere. Cioè noi abbiamo una protezione civile che si occupa di monitorare il fiume Misa insieme a tutti gli altri fiumi delle Marche, e noi ci affidiamo a queste. Chiedo scusa per il tempo ma credo che sforerò. Rimaniamo stupefatti anche per la mancanza di risorse perché quando andiamo ad ascoltare la Presidente della Provincia e l’ingegner Sbriscia che ci dice con scoraggiamento, io non saprei come definirlo, che aveva a disposizione all’inizio dell’anno 2014 per gli otto fiumi della Provincia aveva 122.000 euro quando ci dice neanche ve lo voglio dire quanti milioni servono per la messa in sicurezza che è una parola grossa, per la mitigazione del fiume Misa. Ascoltiamo il dottor Principi dell’Autorità di bacino e rimaniamo ancora stupefatti di quanto poco ancora si conosca il fiume perché l’ingegner Mancinelli nel 2001 disse guardate che voi non avete conoscenza delle portate del fiume, voi andate ancora avanti per stime sugli eventi precedenti e allora nel 2001 Mancinelli disse l’unica alluvione di cui si hanno delle notizie scientificamente valide, non solo storiche, è quella del 1976 quindi se vogliamo fare qualcosa che abbia una sostenibilità anche scientifica a quella dobbiamo fare riferimento, poi possiamo studiare, cercare di capire, fare una ricerca storica di quello che è successo, e questo va bene, sicuramente utile. Ascoltiamo Brunaccioni, comandante della polizia municipale e il vigile Carli e prendiamo atto di quanto sia marginale il ruolo assegnato al Comune nel monitoraggio del fiume, praticamente il Comune  l’unica cosa che fa o che è previsto che faccia è in certe particolari condizioni, a seconda delle condizioni del fiume, fa un monitoraggio a vista, alla stazione di Bettolelle e alla foce. Bene e quando la fa? Ecco qui forse c’è la prima distinzione tra un punto di vista personale e dei tre commissari che hanno sottoscritto l’altra relazione e quella sottoscritta dal Presidente perché secondo noi non è che è scritto da nessuna parte, e sarebbe anche un controsenso, che tutte le volte che c’è un avviso di criticità idrogeologica venga attuato il servizio di monitoraggio a vista, non è previsto, se no ci sarebbe scritto, quando c’è l’avviso di criticità si attiva il monitoraggio vista. No perché dipende dalle condizioni del fiume in quel momento anche perché di avvisi di criticità ne abbiamo avuti più di venti nel 2013, e mica sempre si è attivato il monitoraggio a vista, dipendeva dalle condizioni del fiume di quel momento attivarlo o meno. Ma anche quest’anno, mica sempre si era attivato, capisco che adesso magari dopo l’alluvione magari viene anche da dire, ma non credo che tutte le volte sia stato attivato il monitoraggio a vista perché il monitoraggio a vista è una delle cose previste che si fa e si deve fare, io ribadisco ridicolo nella sua insignificanza rispetto a un vero monitoraggio che oggi con le tecnologie esistenti si potrebbe e si dovrebbe fare, e quindi cosa fa il COC di Senigallia e il vigile Carli e il responsabile dei vigili urbani di Senigallia? Fa un monitoraggio fino a mezzanotte, le condizioni del fiume sono quelle che non prevedono il monitoraggio a vista in quel momento, demanda ai carabinieri nel periodo di notte e durante la notte, anzi nelle prime ore del mattino, alle cinque e trenta succede che arriva una valanga di acqua che nel frattempo era pure caduta e qualcuno aveva la responsabilità con le stazioni pluviometriche di individuare quanto caspita di acqua stava cadendo, magari non nel territorio di Senigallia dove neanche era piovuto, ma a monte del territorio di Senigallia quanta acqua stava cadendo ma qualcuno la guardava? Le stazioni pluviometriche servono a qualcosa? C’è la possibilità del monitoraggio o l’unica cosa si risolve in un monitoraggio a vista del vigile Carli? Allora succede che alle cinque e trenta il fiume è veramente pericoloso ma è talmente pericoloso che alle sei e trenta già è in una condizione drammatica, è cresciuto di quasi quattro metri da quello che era la sera a mezzanotte, solo alle sette il vigile Carli riceve l’sms dalla Protezione civile regionale e immediatamente si attiva. Si attiva a tal punto che qualcuno nota che manca l’avviso di preallerta e si passa quasi subito all’allerta, e ci credo, alle sette è già una situazione drammatica, ma non solo, i sormonti e le rotture, le rotture anzi prima, avvengono immediatamente dopo le sette, ci sono testimonianze di persone che alle otto lungo l’arceviese già avevano la macchina con l’acqua, c’era l’acqua nella strada quindi il dramma si era già realizzato, è stato un tutt’uno, non avere notizia, avere la notizia, comunicarla ai cittadini con sms a quelli cui questo servizio è previsto e avere già la catastrofe che si stava realizzando. Prendiamo atto in quel momento che il COC, e non abbiamo nascosto nulla della relazione che ci aveva proposto inizialmente il presidente Mancini, che il COC era numericamente inferiore come componenti rispetto a quanto era previsto, ma siamo stati rassicurati non solo dal Sindaco ma anche da Brunaccioni che le funzioni sono state assunte in capo dei responsabili di settore ed erano comunque tutte garantite, ma il fatto che fossero numericamente inferiore a quanto previsto lo dimostra anche il fatto che il 5 di maggio vengono immediatamente integrate. Successivamente abbiamo ascoltato anche i cittadini, cittadini coinvolti dall’alluvione che ci riferiscono di quanto sia stato insufficiente l’emergenza, ma inevitabilmente io credo che ci si sia trovati in una situazione dal preallarme, dal preallerta all’allerta alla catastrofe nel giro di un’ora in cui praticamente dalla assoluta inconsapevolezza di quello che c’era alla constatazione del dramma. Abbiamo ascoltato anche Luciano Montesi, che da cittadino mostra una profonda conoscenza del fiume e il suo interesse è tanto e tale che ce lo fa sembrare quasi una cosa viva, abbiamo ascoltato anche Paolo Turchi direttamente coinvolto dalle vasche che ci presenta in modo dettagliato tutte le sue perplessità, comprensibili e sicuramente da prendere in considerazione le risposte vanno date, ma da tutto questo la responsabilità del Sindaco dov’è? Non c’è, non emerge o perlomeno non emerge, e io non credo che fino a questo punto le due relazioni opportunamente mediate su qualche aggettivo ma che non cambiava la sostanza fossero state inconciliabili, quello che diventa inconciliabile è quando sempre nell’ottica della responsabilità del Sindaco, chiedo scusa ma vorrei poter continuare se mi è consentito, perché qui viene fuori che in qualche modo la responsabilità del Sindaco questa Commissione che era stata appositamente pensata e voluta, in qualche modo deve venire fuori, e allora ecco che dalla Commissione, credo dal Consigliere Paradisi, non ne sono certo, ma credo dal consigliere Paradisi, che venga fuori l’asso nella manica o dal cilindro magico viene fuori Macchia e Macchia viene fuori in relazione al PAI. Perché del PAI tutto sommato, dell’importanza del PAI rispetto alle responsabilità sull’evento alluvionale nessuno ne sentiva tutta questa grande necessità e importanza, però invece il PAI finisce per diventare la parte più importante di tutta la relazione del Presidente e di conseguenza siccome noi non abbiamo voluto cancellare nulla di quanto il Presidente aveva scritto, beh però abbiamo aggiunto altro e allora è successo che anche nella nostra relazione la parte sul PAI è diventata ipertrofica, veramente ha esondato anche il capitolo sul PAI, anche il nostro capitolo. Ma sì perché di questo PAI che su indicazione della dell’Unione europea l’Italia è obbligata a tenerne conto, il Piano di assetto idrogeologico, le Regioni vengono investite dall’obbligo, in quattro e quattro otto sono obbligate a fare questo piano stralcio di assetto idrogeologico, in pochissimo tempo approntano una proposta di PAI però giustamente si cautelano e dicono facciamo un tavolo tecnico con i Comuni localmente interessati dal PAI in cui i Comuni vengono proprio chiamati a collaborare nel porre osservazioni, nel collaborare alla rivisitazione della prima proposta del PAI. E allora che cosa dice Mancinelli? Perché Mancinelli docente universitario di ingegneria e idrologia e quant’altro che adesso non mi ricordo, mi pare che il Comune in quell’occasione scelse veramente non il primo che capita o non il primo che in qualche maniera possa essere utile alla causa, dice Mancinelli fondamentalmente che nell’erogazione di Mancini sinceramente questa non l’ho gradita perché lo trasforma quasi in una macchietta e non è così perché Mancinelli invece fa un discorso molto serio e dice stabilire il rischio di esondazione di un territorio dipende e abbiamo visto drammaticamente adesso proprio questo ci dimostra questa alluvione, dallo stato originale del fiume perché se noi sappiamo esattamente quali sono i punti critici degli argini di questo fiume che va da San Donnino fino alla foce a Senigallia, bene se noi sappiamo i punti critici arginali, possiamo anche immaginare dove possa in qualche modo esondare, rompere gli argini, possiamo fare un PAI che abbia una certa importanza e dice anche, aggiunge, proprio a dimostrazione della sua serietà nel prendere in carico questa funzione che gli viene assegnata, viene proposta una perimetrazione che tiene conto di una portata fino a un tempo di ritorno di duecento anni in cui non è stato detto da nessuno quale sia la portata a cui si fa riferimento, perché sono tutte stime, sono tutte orientative, allora che cosa dice Mancinelli? Dice approfondite, studiate, fate quello che è necessario, venite qui con qualche cosa che per mancanza di tempo magari non è siete riusciti a presentare oggi e riparliamo del PAI, e ne parliamo in modo serio. Questo lo stiamo ancora aspettando, questo è grave che ancora si  aspetta. Tralascio Macchia, ci sarebbe molto da dire, ma il tempo non me lo consente, quindi tutta questa parte sul PAI viene fuori per quello che è, la ricerca di una qualche motivazione che potesse attribuire una qualche responsabilità al Sindaco di oggi che era Assessore di ieri, siccome non si può dare una responsabilità al Sindaco di oggi allora in qualche maniera si cerca di dare una responsabilità all’Assessore di ieri, bene però consentitemi è qui che divergono le due relazioni, è qui che non possiamo essere d’accordo, è qui che non siamo riusciti a scrivere la stessa relazione e a sottoscrivere la stessa relazione, per questo i cittadini di Senigallia devono sapere che sono due relazioni, questa è l’unica vera motivazione del fatto che da questa commissione escono due relazioni, non ci sono altre motivazioni. Potevamo essere d’accordo su tutto, su questo no, la volontà di mettere in croce non tanto il Sindaco di oggi quanto l’Assessore di ieri, il caso vuole che siano la stessa persona.

Si dà atto che sono entrati i Consiglieri Donatiello e Paradisi: Presenti con diritto di voto n. 22.

Il Consigliere CAMERUCCIO (Gruppo Misto): cercherò di non essere troppo lungo. Volevo fare qualche valutazione rispetto al dibattito in corso e quindi rispetto alle relazioni che sono il frutto della Commissione d’indagine e di inchiesta sull’alluvione del 3 maggio. Stasera a partire dal Sindaco in primis si parla molto di correttezza, verità e comunque c’è anche la coscienza, come ha detto il Presidente Mancini, perché quella ognuno di noi ha una coscienza, ma di fondo, il Sindaco prima ci ha parlato di correttezza e verità allora noi da sempre, da subito abbiamo detto, e lo ripeto già da ieri, serviva un doppio binario dopo quell’evento drammatico e tragico dell’alluvione: da un lato la ricostruzione della città, ricostruire la città che era in ginocchio, famiglie che avevano perso tutto, attività in ginocchio, gente disperata e ancora oggi ci sono persone con forti e forti difficoltà, sia privati, sia attività, gente che piange perché non sa cosa fare, non sa come rimettersi in carreggiata e come rimettersi in piedi, quindi quello era il primo binario o comunque un binario da intraprendere da subito, ognuno con le proprie competenze e il Comune in primis con le proprie leve a partire dal discorso delle leve fiscali che ieri abbiamo detto e ridiciamo che quello che è stato fatto era il minimo che andava fatto e poteva essere fatte, ma andava fatto di più, quello che andava ad incidere sul bilancio del comune. Dall’altro ristoro dei danni ai cittadini, risarcimento danni, tutto quello che abbiamo detto e che sappiamo, dall’altro la ricostruzione della verità, la ricostruzione dei fatti che sono successi, di quello che è accaduto, al fine di individuare, se ci fossero state o se ci fossero stati errori, verificate o state inadeguatezze, inefficienze oppure  limiti. Questo era lo scopo che andava perseguito con la Commissione di indagine e d’inchiesta che si è trovata in un accordo di sintesi, unanimi maggioranza e opposizione, dietro disponibilità della opposizione rispetto al fatto che altrimenti questa non ci sarebbe stata per nulla perché c’era una proposta della maggioranza soltanto Commissione speciale, la prima, quella che abbiamo discusso ieri, la relazione della stessa, e quattro proposte dei Gruppi di opposizione rispetto alla Commissione d’indagine e d’inchiesta che poi si è fatto sintesi e si è trovata con senso di responsabilità di tutti la istituzione di queste due Commissioni. Dopodiché, alla luce di questo, quindi correttezza o verità di tutti, l’atteggiamento da maestrina che anche stasera ha assunto la Capogruppo Ramazzotti non è accettabile, non è accettabile perché sentire dire noi siamo bravi, noi lavoriamo per la città, questo non è, e in questo momento lo sta dimostrando, in questi banchi ci sono i consiglieri, siamo qui benché è mezzanotte, siamo qui benché il dibattito andava affrontato in termini ed orari possibilmente anche diversi vista la delicatezza e la drammaticità dei fatti che sono avvenuti e vi ricordo anche su quello che ha detto che dovremo abituarci ai consigli anche di sera, le ricordo che ci sono Consiglieri e consigli comunali che si riuniscono di mattina o di pomeriggio presto per cui lei l’atteggiamento di dare la patente di chi svolge bene o meno bene il Consigliere comunale non se lo può permettere. Lo dico io da Consigliere ma lo dico nel rispetto di tutti perché certe cose non si possono sentire e se si parla di correttezza o verità la verità vale per tutti, vale per il Sindaco, vale per la consigliera Bucari, vale per gli altri perché non si può sentir dire come ieri il Sindaco ha detto, e questo non è corretto perché non risponde a verità, la delibera 34 del consiglio comunale 20 giugno 2014, riconoscimento dei debiti fuori bilancio con allegato tanto di dibattito e allegato tanto di strisciata con i voti, l’ha detto ieri il Sindaco, l’ha ridetto oggi la rappresentante di maggioranza, l’opposizione non l’ha votata, Sindaco l’ha dichiarato e risulta dal verbale, allora vedendo il risultato dei voti vede chiaramente che Cameruccio l’ha votata, Cicconi Massi l’ha votata, Perini l’ha votata e tra coloro che erano assenti c’erano assenti autorevoli esponenti di maggioranza, compreso il segretario del partito di maggioranza relativa. Allora se vogliamo essere corretti dobbiamo essere corretti per tutti, tanto più in una situazione in cui si discute una tragedia, un disastro come è successo il 3 maggio, allora la correttezza e la verità serve per tutti, allora rispetto al principio di correttezza e verità io intendo sottolineare e ribadire a cappello, a premessa, di quello che voglio dire, che il percorso fatto anche dalla Commissione di indagine e di inchiesta e in particolare il ruolo del Presidente Roberto Mancini, che per quanto mi riguarda conosco da oltre vent’anni al di là del Consiglio comunale, ha svolto dall’inizio con correttezza, equilibrio e senso delle istituzioni il ruolo di Presidente della Commissione, tant’è che la stessa relazione finale, esito del percorso di sette mesi fatti di lavoro, di fatto è coerente con quello che era il dispositivo contenuto nella delibera che la istituiva la Commissione stessa per appunto individuare come ho detto quelle eventuali se ci fossero stati inefficienze, inadeguatezze, limiti, errori, consapevoli delle competenze. Le competenze, consigliere Girolametti, nella relazione sono indicate, nella relazione del Presidente che non è che ci sono, come ieri il Sindaco ha detto, una relazione bocciata e una valida, non c’è la bocciato o la promossa, ci sono due relazioni, una è quella del Presidente che ha avuto l’appoggio di alcuni commissari, dopodiché siccome su alcuni punti evidentemente non di forma ma di sostanza e l’ha detto e l’ha dimostrato nell’intervento suo la Capogruppo del PD quando parlava di gestibilità, un conto è gestire un piano o gli effetti di un qualcosa che coinvolge potenzialmente quattromila persone un conto ottomila. No, il compito dell’amministrazione a ogni livello, per ogni responsabilità, è fare in modo, la certezza non ci sarà mai, ma fare in modo che si possa potenzialmente mettere in sicurezza per quanto possibile tutto ciò che c’è da mettere in sicurezza, non che la gestibilità siccome non è facile, allora in funzione della gestibilità si organizzano i piani. Questo non è una posizione di un’Amministrazione seria, l’amministratore serio, in generale, parlo a tutti i livelli, dal centro alla periferia e dalla periferia al centro e quindi anche a livello nostro, va affrontato in maniera adeguata e corretta, quindi rispetto a questo discorso io non ripeto alcune cose dette perché già sono state abbondantemente dette, il Presidente Mancini ha spiegato le argomentazioni o comunque il contenuto della Commissione che mantiene quelle cose che diceva prima anche il consigliere Girolametti, evidentemente però non è che c’è una colpa di qualcuno che non ha voluto e voleva trovare a qualunque costo un capro espiatorio, questo non è se uno legge la relazione del Presidente Mancini, perché questo non è nel modo con cui è stata scritta e come è stata scritta, nella forma e nel merito, dopodiché evidentemente è stata presentata alla città, qui sembra che sia stato fatto un atto di lesa maestà, invece secondo me è stato fatto un qualcosa di molto utile per favorire la trasparenza e la partecipazione dei cittadini. Quante decine di provvedimenti noi consiglieri comunali leggiamo e apprendiamo dei giornali, ma quanti? Noi consiglieri comunali li leggiamo sul giornale e se va bene dopo un mese che chiediamo la convocazione della Commissione l’argomento viene portato in commissione perché lo chiediamo noi. Stiamo seri, corretti e rispondenti al reale oppure, come forse dicevo ieri io, qualcuno, e mi riferisco ai banchi che sono di fronte a me, risente in maniera esagerata, inadeguata e inopportuna della scadenza elettorale anche su una vicenda come questa. Perché qui non vale per nessuno, il discorso non è che ci deve essere quello più bravo o più furbo, qui l’interesse è dare risposte alla città, ai cittadini e quindi creare le condizioni perché quello che è successo non si verifichi in futuro, e quindi non è che basta dire nei prossimi anni vedremo, preventiveremo, programmeremo, impegni concreti, scritti e formalizzati servono, a partire dalla realtà del Comune che deve battere i pugni come sulla sanità che si sono battuti un po’ poco probabilmente, è un dato di fatto questo, ne parleremo in altre sedi e avremo modo anche in altre circostanze. Stia tranquillo Sindaco quando ho parlato della delibera mi documento [si registra un contraddittorio fuori microfono] io non c’ero, io ero assente controlli, nel 2005 io non c’ero, Sindaco rispetto per tutti, rispetto, correttezza e verità le tre parole che devono caratterizzare un Consiglio comunale, penso che vale per tutti, quindi stiamo tranquilli e stiamo calmi. Io se posso parlare parlo, altrimenti taccio, il Presidente ridà la parola a un altro Consigliere, va bene, non c’è problema. Ricordavo che la delibera del 20 giugno 2014, la 34 recita un qualcosa che di fatto smentisce quello che ha detto ieri il Sindaco e oggi altri consiglieri, per cui la correttezza ci vuole [si registra un contraddittorio fuori microfono] non è parzialmente Consigliera, anche un’ora fa la Capogruppo Ramazzotti ha detto i banchi sono vuoti, voi non ci siete, voi andate via, voi non avete il coraggio …… [si registra un contraddittorio fuori microfono] ce le assumiamo tutte le responsabilità …………………

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: facciamo terminare il Consigliere Cameruccio per favore.

Il Consigliere CAMERUCCIO (Gruppo Misto): per cavalleria non dico nulla ai consiglieri donne della maggioranza, ma al Sindaco sicuramente ho meno remore, perché è un uomo, quindi evidentemente, allora mi accingo alla conclusione. Per non ripetere nel merito perché già sono state dette molte, la relazione del Presidente Mancini affronta, articola gli aspetti trattati in più parti e ad ogni parte c’è una sintesi dei fatti successi e di quello che servirebbe per fare in modo che certe situazioni non abbiano a verificarsi. Ieri sera si parlava di due questioni che ha toccato anche il Consigliere Girolametti prima, la macchinosità per esempio del sistema dell’installazione delle paratie. È un sistema che va modificato, va rivisto, [si registra un contraddittorio fuori microfono] vuole riparlare oppure parlo io. È un sistema che va modificato, quindi l’input da chi deve partire? Chiaramente io fossi l’amministratore lo farei, di questa città, da subito, l’avevo già fatto. Il fatto della misurazione o del poter controllare qual è la situazione dei fiumi o dei fossi comunque in situazioni particolari che avevano visto già nei giorni precedenti degli avvisi da parte della protezione civile regionale, rispetto a com’è la situazione, della telefonata per cui non c’è la possibilità di andare direttamente come è scritto nella relazione, io mi riaggancio brevemente a quello che è stato detto, non lo voglio approfondire ulteriormente perché già è stato detto, ma per confermare appunto che le condizioni per addivenire, per rispetto nostro ma soprattutto della città e dei cittadini, è nostro come cittadini no come Consiglieri, di una relazione unica che fosse quella del Presidente, avrebbe valorizzato veramente il lavoro di questi sette mesi fatto in maniera distesa e collaborativa da parte di tutti i commissari e in primis portata avanti dal Presidente Mancini.

Il Consigliere PARADISI (Coordinamento Civico): sono rientrato in quest’aula sorda e grigia nonostante la mia momentanea uscita in polemica con la decisione di non accordare una sospensione e torno nell’aula sorda e grigia che in mia assenza è stata ancora più sorda e devo dire ancora più grigia. Tornando a casa, per un motivo ero tornato a casa, perché avevo anche motivato dicendo non si può su un argomento così delicato, così importante, non si può parlare alle undici, a mezzanotte, all’una, perché un conto sono le questioni ordinarie, le questioni che voi della maggioranza spesso ci avete portato, interessantissime, problemi di nascita nel Burundi, il femminicidio nell’universo mondo, grandi dibattiti sul registro delle unioni di fatto, il testamento biologico, che poi ho depositato solo io so ancora, avete fatto una discussione una volta sul testamento biologico di ore, e ricordo la Consigliera, la capogruppa, perché così dobbiamo parlare ormai il Presidente ci lancia in questa nuova grammatica, la capogruppa Ilaria Ramazzotti che parlo più di quaranta minuti su questo problema del testamento biologico, sapete quante ne sono stati depositati uno, il mio che alla fine di quella discussione andai dal Sindaco Mangialardi e gli consegnai, il Sindaco se lo ricorderà, il mio testamento biologico che era in bianco perché era una provocazione che significava dire ma vi rendete conto che state prendendo per i fondelli i cittadini con questo testamento biologico. E allora finché parliamo di testamento biologico ma parlate fino all’una, alle due, non gliene frega niente a nessuno, fate le tre di notte, fate contenti i nostri cari dipendenti che li costringete a star qui, giustamente gli paghiamo gli straordinari, qualche volta il Sindaco si dimentica anche di pagarli, ma ogni tanto glieli paghiamo, a sentire le vostre castronerie sul testamento biologico che non interessava a nessuno, zero depositati, il mio [si registra un contraddittorio fuori microfono] il vostro non ci interessa, attenzione il Consigliere Angeletti si è un attimo svegliata sul testamento, Consigliere si è svegliata, l’avevo vista un po’ distratta prima, adesso invece la vedo più vista. Bene quindi abbiamo fatto tre ore di discussione per avere tre testamenti biologici Giacchella, Angeletti e chi mancava? A Girolametti, certo Girolametti, ci arrivo dopo a Girolametti che ha parlato venticinque minuti, io spero di non eguagliarlo, ma può darsi che ci arriverò. 
Ho sentito la capogruppo Ramazzotti che a un certo punto dice qui la gente va via perché ha da fare, se si vuole candidare deve stare dopo cena, quando dieci minuti prima era venuta in questo banco dicendo vogliamo dire al Presidente di fermarci per andare a mangiare perché dobbiamo andare a cena, interrompiamo un’oretta, Ilaria no, la cittadinanza qui, lo dico con affetto Ilaria, c’è la cittadinanza qui, perché vogliamo andare via un’ora, stanno aspettando i nostri interventi noi andiamo a cena, non è corretto, andiamo avanti cercando di velocizzare anche gli interventi, e no no io ci tengo vado a parlare con il Presidente. Dopo di che dimentica della pausa spuntino che voleva fare in barba ai cittadini ci fa la lezioncina sul fatto che noi abbiamo detto ce ne andiamo perché non si può parlare di argomenti così seri all’una di notte, però ci fa la lezioncina, la capogruppa, io l’ho ascoltata in silenzio dalla radio, ascolti me, [si registra un contraddittorio fuori microfono] fatemi parlare però. Bene allora la capogruppo afferma questo e dice che chi si vuole candidare deve venire dopo cena perché lo spiega, perché ormai i permessi di lavoro non si danno più e quindi noi dobbiamo venire dopo cena. Certo chi ha un lavoro pubblico è comodo dire posso chiedere il permesso, chi invece ha le partite IVA, fa il libero professionista o lavora o non porta a casa lo stipendio, quindi si adatta, perché chi sceglie di fare politica si adatta non alle proprie esigenze, dei propri permessi di lavoro, ma alle esigenze dei cittadini, e l’esigenza dei cittadini non è discutere di pratiche così importanti a mezzanotte, allora ci riuniamo il sabato mattina, il sabato pomeriggio, lei rinuncia ai weekend ma non che si organizzano i lavori del Consiglio comunale sulla base del lavoro di Ilaria Ramazzotti, bel motivo questo, ma brava capogruppa, brava, No il Consiglio Comunale si organizza sulle esigenze dei cittadini non sulle esigenze dei dipendenti pubblici che fanno politica. 
E veniamo a Romano. Ascolto in radio l’intervento della Ramazzotti, lasciamola perdere, poi sento Romano, Dario Romano e capisco che c’è una guerra ferocissima tra Romano, Girolametti e Fiore per fare gli Scudieri, perché non ho mai  parlato di paggetto, ma di scudiero, il paggetto era Fiore non Girolametti, tutti concorrono a fare gli Scudieri di Mangialardi, chi lo difende di più, chi lo sviolina di più, è una guerra ferocissima, e devo dire che in questo momento, non me ne voglia Girolametti, ha perso qualche posizione perché in testa c’è Dario Romano, Dario Romano è ferocissimo, è un bugiardino professionale, il quale cosa viene a dire al microfono? Viene a dire noi qui spalavamo, facevamo, Paradisi parlava con Sky e con Rai News 24. Intanto Romano chiediti perché chiamano Paradisi e non Dario Romano, io questa domanda me la farei, e poi magari ti rispondo il perché, in privato, ma a prescindere che giustamente scelgono un interlocutore credibile queste testate, a prescindere da questo, poi Romano ricorda un particolare Paradisi è venuto in aula consiliare alla presenza di Matteo Renzi, invece di spalare come facevamo noi, è venuto a parlare di Palazzo Gherardi ha detto. Allora torno alla mia memoria. Io in quel momento ero in via Buozzi 12, non dico la proprietà di quella casa per la privacy, via Buozzi 12 che stavo spalando fango e merda, se qualcuno ricorderà, ci sono i filmati vengo intervistato con gli stivali sporchi di fango, con una giacca a vento con gli schizzi di fango, tant’è che mi chiamano è arrivato Renzi col carosello di macchine, corri. Vado anch’io, voglio sentire cosa dice Renzi, esco da quella casa sporco di fango e trovo Dario Romano perfettamente impettito, cravattino, era bellissimo, si era messo anche un profumo, non riconosco i profumi perché io non li metto, però era profumato perché era vicino a me. Cos’è successo in quell’occasione? È successo che io ho cercato di salire, mi hanno fermato due carabinieri pensando che fosse un invasato, sporco di fango che voleva entrare, per fortuna c’era un ufficiale che mi ha riconosciuto e ha detto è un Consigliere Comunale, fatelo passare, l’unico un po’ sporco di fango ero io, caro Dario Romano perché stavo lavorando, quindi non dire, no non mi sbaglio [si registra un contraddittorio fuori microfono] no Sindaco lei si era messo la giacchetta lo ricordo bene della Protezione civile che era linda ancora, però ricordo la giacchetta, [si registra un contraddittorio fuori microfono] no ricordo molto bene Romano e in quel momento partecipo a questa riunione surreale in cui Matteo Renzi dice qui c’è poco da dire, solidarietà, bla bla bla bla, tutti d’accordo adesso usciamo, pensando che erano tutti i suoi, pensando tutti d’accordo, andiamo a dire che siamo pronti per la stagione turistica, mi raccomando dobbiamo dare tutti la stessa dichiarazione, buon lavoro a tutti arrivederci. Una cosa aveva detto intelligente, l’unica cosa che disse quel giorno intelligente Renzi, e disse sarebbe un bel segnale se da questa città alluvionata, visto che ho lanciato un bando sulla ristrutturazione di una scuola per ogni città, sarebbe intelligente e utile se voi, Sindaco, se mi indichi una scuola alluvionata comunque che ha subito indirettamente o direttamente l’alluvione in modo che io possa devolvere dei fondi per la scuola rientrando in quel bando. Io mi son permesso di dire Sindaco c’è una scuola, visto che sono anni che parliamo di Palazzo Gherardi, del liceo classico della sede storica di Palazzo Gherardi che mancavano i fondi, Presidente c’è una scuola e indico Palazzo Gherardi in virtù del fatto che Renzi aveva promesso dei finanziamenti per l’alluvione. Non è che Romano, bugiardino servile, puoi venirci a raccontare, bugiardino servile, che io ho tirato fuori Palazzo Gherardi come se fossi la macchietta, ma la macchietta obiettivamente sei tu quando voi fare la gara con Girolametti e Mario Fiore per arrivare primo, e ci sei arrivato anche primo, per farti vedere il più servile possibile verso il Sindaco, Sindaco guarda che questi alla prima occasione ti danno una botte sulle spalle, io non te la darò mai, io sarò sempre il tuo avversario e ti colpirò davanti, se posso e se riesco, in senso metaforico Maurizio ovviamente, loro no, loro ti aspettano alle spalle, di notte, al buio, questi sono quelli come Dario Ronano. Bene allora a parte le bugie un po’ servili di Dario Romano arriviamo a Girolametti il quale si è professato e lo è ancora lo scudiero del Sindaco, ho sentito che è anche d’accordo sul risultato greco, una cosa ha detto Girolametti nel banco degli imputati da subito c’era il Sindaco. È  vero e non è vero. Perché è vero e non è vero? Non è vero perché nessuno, e tantomeno il sottoscritto che tutto si può dire ma io ho un rispetto personale nei confronti del Sindaco che io credo che nessuno di voi nemmeno abbia perché essere servili Romano non vuol dire avere rispetto personale, Mangialardi sa che io ho rispetto personale, io sono un avversario politico che è un’altra cosa. Mangialardi non è solo Maurizio Mangialardi, nato a Senigallia con la sua storia, è il Sindaco della città, è l’organo di questa città, è il primo cittadino, è colui che rappresenta in termini giuridici, politici, sostanziali e formali la città di Senigallia. A cosa serve una Commissione d’inchiesta, lo dice il nostro Statuto, non lo dice Paradisi Girolametti, non lo dice Paradisi, lo Statuto dice che la Commissione d’inchiesta serve ad analizzare ed eventualmente a criticare e a smascherare, non usa questi termini ma leggetelo tranquillamente, quelle che sono le eventuali deficienze, le criticità della pubblica amministrazione, la nostra, e poi eventualmente anche altre, quindi è ovvio che quando si parte con la Commissione d’inchiesta sul banco degli imputati se vogliamo usare questa espressione che è un’espressione di Girolametti non certo la mia, ma nel banco degli imputati c’è la nostra pubblica amministrazione con il Sindaco che la rappresenta, non il Sindaco in quanto persona fisica, ma con il Sindaco che la rappresenta come responsabilità politica, non personale, perché le responsabilità personali riguardano la magistratura, le responsabilità politiche riguardano la Commissione d’inchiesta. È talmente ovvio che io l’ho ribadito più volte, non credevo ci fosse molto bisogno di ribadirlo ancora una volta, e dice tant’è che Paradisi si è lasciato sfuggire il controllato che scrive per il controllore, che fa la relazione a nome del controllore. Certo ma in questo senso, il controllato è la pubblica amministrazione che ha come suo massimo esponente Maurizio Mangialardi, lui è il controllato, non la persona fisica, il munus, e allora a Girolametti devo dire dove divergono le relazioni. 
Non divergono tanto sul punto che qualcuno voleva mettere sul banco degli imputati Mangialardi e qualcun altro no, ma divergono intanto sulla premessa, lo ricordiamo tutti, agosto 2014 Maurizio Mangialardi dichiara alla stampa per me quella Commissione può chiudere domani mattina, lo ricorderà Sindaco Mangialardi non l’ha mai smentita questa dichiarazione, quindi l’attribuiamo senz’altro a lui. Questo è il punto, perché il Sindaco voleva chiudere l’indomani mattina la Commissione d’inchiesta? Perché delegittimava fin dall’inizio la Commissione d’inchiesta? E perché i suoi scudieri all’interno della Commissione d’inchiesta hanno fatto di tutto per non fare eleggere Roberto Mancini Presidente? Perché hanno fatto di tutto per porre a maggioranza i veti, poi non è passata perché è successo anche questo, a maggioranza i veti per stabilire di volta in volta di concedere o negare al Presidente Mancini il diritto di chiamare un testimone o un tecnico o un esperto, non è passata per fortuna anche questa, perché noi della minoranza abbiamo detto se passa questa che significa bloccare la commissione, usciamo tutti dalla Commissione d’Inchiesta, hanno avuto paura e non l’hanno più fatto. Questa è la differenza. E non ci dimentichiamo, nessuno l’ha detto, lo dico io, prima quando si dice abbiamo fatto il tentativo di trovare una mediazione fino all’ultimo momento, sì, segretamente però, segretamente però perché prima delle ultime riunioni della Commissione d’inchiesta Carlo Girolametti contatta personalmente e privatamente Roberto Mancini, all’insaputa di tutta la Commissione di inchiesta, chiedendogli un appuntamento per modificare la relazione, all’insaputa di tutta la Commissione d’inchiesta, bella trasparenza. Bella trasparenza, di notte al buio, è metaforico. Solo ovviamente l’intransigenza etica di Roberto Mancini ha impedito questo passaggio. Perché abbiamo detto se avete delle correzioni e delle integrazioni da proporre parliamone in Commissione, ma mica ne hanno parlato, mica sono mai entrati nel merito, mai, glielo abbiamo chiesto, l’ho chiesto anch’io personalmente, non lo hanno fatto. Oggi ci dicono noi non abbiamo sbianchettato niente, ci mancherebbe, perché Mancini ha detto questa è la relazione, non accetto che voi me la possiate stravolgere e quindi per forza hanno dovuto riprendere quella di Mancini e lavorarci sopra per cercare di delegittimare la relazione di Mancini, era l’ultimo tentativo che avevano, l’ultima possibilità che avevano per delegittimare la relazione di Roberto Mancini. E questa è una verità che va detta, quindi agosto 2014 Mangialardi dice quella Commissione per me può chiudere domani mattina, è lui che la delegittima, è lui che non la vuole fin dall’inizio, la ritiene inutile, una Commissione che è prevista dallo Statuto. Ma non solo. Non possiamo nemmeno dimenticare, io credo, che ad un certo punto la Commissione di inchiesta rischia di naufragare per i discorsi che dicevo prima, a un certo punto la maggioranza tenta di fare questo veto, cercando di bloccare da subito questo tipo di procedura, cioè il Presidente decide i testi da ascoltare, e lì ricorderete che nasce una frizione all’interno della Commissione e da subito si dice, senza che ancora fossero iniziati i lavori nel merito, da subito si dice vogliono mettere al palo Mangialardi, vogliono imputare Mangialardi, vogliono distruggere Mangialardi, perché fanno campagna attuale. Non si era fatta una sola Commissione di merito, una sola riunione di merito, ma loro avevano già l’obiettivo chiaro di quella che era l’opposizione, quindi volevano delegittimare l’inchiesta, perché quello che era il loro chiaro obiettivo era quello questa Commissione non s’ha da fare, voi siete i bravi di don Rodrigo in quel ramo del lago di Como, questo siete voi. Ma non hanno trovato don Abbondio questa volta, hanno trovato Mancini, poi vi spiego chi è don Abbondio, vedo qualche faccia, chi sarà questo don Abbondio, poi magari ne parliamo. Avete trovato Roberto Mancini che ha detto no signori, qui andiamo avanti e facciamo il lavoro come deve essere fatto. E l’inchiesta è stata fatta in modo corretto, in modo puntuale, in modo preciso. Poi arrivo al PAI, qualche minuto e arrivo anche al PAI. Ilaria Ramazzotti eri tanto contenta di stare di notte, adesso stai di notte qui con me tutta la notte, magari io e te da soli Ramazzotti a parlare, stiamo io e te tutta la notte a parlare a microfoni accesi, a parlare però a distanza politica ovviamente, ma parliamo tutta la notte, adesso parli con me, mi hai voluto adesso parli con me [si registra un contraddittorio fuori microfono] no io quello che avete preso voi …………

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: ci sono ancora quattro minuti, ma lei sicuramente vorrà far meglio.

Il Consigliere PARADISI (Coordinamento Civico):  però se lei mi interrompe. Io credo che la Ramazzotti sia contenta di parlare con me stanotte, io guardi Consigliera posso stare anche fino alle quattro di mattina se mi vuole ascoltare, così le faccio vedere che siamo pronti a candidarci di notte, quando vuole. Arriviamo a questo punto, a Mancinelli. Mancinelli di cui è stato tessute l’elogio di Mancinelli un po’ da tutti i consiglieri di maggioranza. Io non ho niente contro il professor Mancinelli, mi permetto di dire non è che se si è professori universitari per forza si è dei luminari, non so se è il caso di Mancinelli che sarà un ottimo professionista, ma c’è un fatto. Nel nostro sport, non so se c’è anche negli altri, il mio sport è la pallavolo, si dice chi vince festeggia chi perde spiega, qui nessuno ha vinto ahimè, qui purtroppo chi ha vinto le previsioni non ha festeggiato ha pianto, chi ha vinto le previsioni se ne è dispiaciuto, però c’è qualcuno che le previsioni le aveva perfettamente azzeccate che è l’ingegner Vito Macchia e che è l’Autorità di bacino della Regione Marche, e chi le previsioni le ha cannate che è il professor Mancinelli che l’abbiamo pagato con i soldi nostri per fare quelle previsioni completamente sbagliate, è inutile che continuiamo a tessere gli elogi di una relazione sbagliata, non dell’uomo, non dal professore, di quella relazione che era sbagliata, punti di vista un corno, perché il fiume è arrivato là dove Mancinelli ha detto che non c’era possibilità che arrivasse, che il rischio era minimo, [si registra un contraddittorio fuori microfono] ma il fiume non è arrivato in zona portone? Non è arrivato al Piano regolatore? Ah è una balla, quindi secondo Girolametti il fiume non è arrivato al portone, al piano regolatore ce lo siamo inventati noi [si registra un contraddittorio fuori microfono] il fiume non è arrivato nella zona portone, zona Piano Regolatore esattamente dove prevedeva l’ingegner Vito Macchia [si registra un contraddittorio fuori microfono] mi darà il recupero, io lo faccio parlare, dopo mi darà il recupero. I fatti dicono questo, i fatti dicono che la previsione dell’ingegner Vito Macchia è stata precisa, quella di Mancinelli no. Sul punto vorrei leggere una cosa però che ritengo che sia fondamentale, nessuno lo ha fatto, questa è la deposizione dell’ingegner Vito Macchia. Mangialardi sosteneva la correttezza delle valutazioni del Comune sottolineando l’impatto che tale perimetrazione avrebbe avuto a livello comunale, io dice Macchia spiegai che il PAI prevedeva sì dei vincoli ma anche delle possibilità di intervento. Ricorderete Ceresoni che in quel famoso consiglio comunale disse in questa città si dà più peso all’edilizia, al costruire, che non alla sicurezza dei cittadini, poi come dice Luigi Rebecchini si è adeguato ed è entrato in Giunta a braccetto con il Sindaco che era il responsabile di quella visione edilizia che Ceresoni contestava, poi voglia a dire ma dopo Mangialardi si è adeguato a me, ti piacerebbe che Mangialardi si adeguasse, Mangialardi è un gigante caro Ceresoni nei tuoi confronti, se tu che ti adegui a Mangialardi non il contrario, questo deve essere ovviamente caro Sindaco un complimento a te, non lasciare che Ceresoni dica che tu ti adegui a lui perché non ci crede nessuno. In quella sede dice Macchia il Comune motivò il dissenso dicendo si ritiene che la pericolosità indicata sia eccessiva rispetto anche all’incolumità delle persone di cui non si registra una casistica legata ad eventi di piena. Tre morti ci sono stati, tre morti, come nel 1976, quindi c’era già quella casistica, io risposi che il concetto di rischio era legato alla possibilità e non ho alla certezza, disse Macchia. E poi dice, parlando delle commissioni tecniche, siccome tale dissidio che avevo espresso era così forte, io, dopo la seconda seduta, quindi ne ha fatte due di sedute Consigliera Allegrezza non una come lei ha detto su tre, il dissidio non si ricompose, fui rimosso dall’incarico in relazione alla perimetrazione del Comune di Senigallia, e dice anche da chi, dai dirigenti dottor Smargiasso e dall’ingegner Libero Principi. Fu cacciato, epurato. La perimetrazione uscita dal tavolo tecnico del 24 aprile risulta sostanzialmente un’autocertificazione comunale perché non viene sottoscritta da nessuno dell’Autorità di bacino. Quando poi ci fu il comitato tecnico dice, nemmeno al comitato tecnico io fui invitato, nemmeno al comitato tecnico, e in quel caso furono così ratificate le perimetrazioni proposte dal Comune di Senigallia. A una mia domanda quando gli dissi ma le chiesero di esprimere un parere positivo alla proposta di perimetrazione del PAI? Dice sì, mi chiesero di trovare una soluzione condivisa ma io restavo fortemente convinto della pericolosità del fiume. Lei non chiese spiegazioni dopo l’allontanamento dal tavolo tecnico? Io chiesi spiegazione ai due dirigenti del perché non fui invitato, mi dissero che ci avrebbero pensato loro perché il dissenso che c’era stato avrebbe portato un impasse con l’Amministrazione di Senigallia, non mi capitò in altre occasioni di essere stato allontanato dal tavolo, ricordo che ci furono discussioni con altri Comuni, per esempio Civitanova, ma mai fui allontanato dal tavolo come nel caso di Senigallia. A questo punto io chiedo: quando lei spiegò all’Assessore Mangialardi e al professor Mancinelli che nelle aree da loro ritenute sicure vi era un grave rischio per la sicurezza, che cosa le risposero Mangialardi e il professor Mancinelli? Dice Vito Macchia risposero che ritenevano eccessiva la nostra preoccupazione, mi dissero che ero un procuratore d’allarme, non ritenevano possibile una perdita di vite umane nel contesto urbano di Senigallia, non ritenevano possibile una perdita di vite umane nel contesto urbano di Senigallia, per me poi essere stato esonerato dal tavolo tecnico fu umiliante perché avevo fatto il mio dovere. Questo è Vito Macchia, caro Consigliere Girolametti, questo è Vito Macchia, il quale quando andò, e qui vengo a quella che ritengo la diffamazione fatta dal Sindaco di Senigallia. Quando Vito Macchia fece lo studio da privato su un plesso urbanistico per cui fece questa relazione in cui chiese, come ha detto il Sindaco Mangialardi, la possibilità di una deperimetrazione di una parte sulla zona di via Tevere e quant’altro, il Sindaco intanto dimentica una cosa che i firmatari erano due, non c’era solo Vito Macchia, il secondo firmatario di quel progetto era un geologo, era un geologo Consigliere Girolametti, quel geologo si chiama Lorenzo Magi Galluzzi, ex capogruppo dal Partito Democratico. Lorenzo Magi Galluzzi il geologo che firmò quella relazione [si registra un contraddittorio fuori microfono] ma cosa disse Vito Macchia? Io capisco che tutto ciò adesso suscita un po’ di nervosismo è normale, sono abituato anche ai consiglieri che si alzano e disturbano ……………

Il Presidente del Consiglio MONACHESI:  per favore lasciate concludere Paradisi, Girolametti per favore. Paradisi prego e concluda per favore.

Il Consigliere PARADISI (Coordinamento Civico): dimenticano che c’era Lorenzo Magi Galluzzi che firmò insieme all’ingegner Vito Macchia la relazione. Cosa scrisse però in quella relazione l’ingegner Vito Macchia, perché Mangialardi ha detto ditelo voi perché io non lo dico, perché a me non interessa questo. Disse che una possibile diversa perimetrazione rispetto a quella indicata dall’Autorità di bacino era possibile a patto che si facessero una serie di lavorazioni tra cui l’innalzamento e il rafforzamento degli argini e una serie di prescrizioni che mise lì, lo legga, leggetelo, leggete la relazione [si registra un contraddittorio fuori microfono] questa gestualità del consigliere Girolametti non la capisco [si registra un contraddittorio fuori microfono] io la ringrazio anche per la citazione di Gorgia, ma poi se vuole parliamo anche di Gorgia, preferisco Ippocrate a Gorgia ma poi magari ci spieghiamo anche il perché, lei forse è più vicino a Gorgia io magari più vicino a Ippocrate. E allora Vito Macchia disse esattamente questo in quella lavorazione privata, disse a patto che si facciano alcuni lavori di questo genere si può rivedere una perimetrazione. Nessuna incoerenza rispetto a quello che aveva detto l’Autorità di bacino, nessuna incoerenza. Questo disse Vito Macchia, non so cosa disse Magi Galluzzi, questo disse Vito Macchia. 
E allora, e vado a questo punto davvero a concludere, questo è fango gettato nei confronti dell’ingegner Macchia, fango, puro fango, cui voi siete evidentemente avvezzi, vado a chiudere con una nota perché qui il nome di Vito Macchia che in qualche modo è stato colui che ha rivelato questo arcano, questa brutta pagina Sindaco, dobbiamo dirla, ma non perché guardi sinceramente non perché io ritengo come ritenne Ceresoni, che lei era andato a fare gli interessi degli speculatori edilizi, perché questo intendeva il suo attuale amico Ceresoni, io le giuro non l’ho mai creduto una sola volta, io penso che lei sia andato in quel tavolo tecnico in buona fede a difendere magari alcuni diritti di edificazione dei cittadini, non perché c’erano particolari interessi, ed io ritengo seriamente questo. Ceresoni non riteneva questo, riteneva un’altra cosa, adesso ce l’ha lì vicino a lei, attento anche a lui, io ritengo che lei abbia fatto questo, che abbia in qualche modo voluto difendere però con una leggerezza estrema glielo devo dire, quei diritti magari non avere troppi vincoli, con una leggerezza estrema perché, e qui devo battere i pugni su questo, perché l’ho detto mille volte, il PAI non ferma, l’abbiamo detto mille volte, l’ha detto Mancini e anche Rebecchini, il PAI non ferma l’acqua del fiume ma nello stato di preallerta Sindaco, le rispondo anche su questo, nello stato di preallerta il cittadino può mettere in salvo i propri beni, può mettersi in salvo lui stesso, può portare via le autovetture, in stato di massima allerta no, ma in stato di preallerta lo può fare Sindaco, lo può fare e soprattutto quei cittadini disgraziati che hanno preso le macchine da via Portici Ercolani e le hanno portate in zona Portone, se le zone Portone, Piano Regolatore, via Capanna fossero state all’interno di R4 come chiedeva l’ingegner Vito Macchia che ci ha azzeccato non avrebbero autosuicidato le proprie vetture, le avrebbero salvate, se si fosse avuta la consapevolezza che quella zona era una zona a rischio. La competenza, cito ancora Ceresoni che nell’assemblea pubblica a San Rocco dice, in quattordici anni abbiamo mandato ben quarantotto lettere alla Provincia, io pensavo in quattordici anni pensavo parlasse di quattrocentottanta, forse ho sbagliato uno zero, quarantotto lettere in quattordici anni, presidente intanto le chiedo di farmi avere tutte queste quarantotto lettere perché voglio vedere anche che cosa avete scritto, quindi le chiedo queste lettere, le chiedo tutte, la prego la prossima settimana di farmele avere, le voglio leggere tutte le quarantotto lettere, quarantotto lettere in quattordici anni il niente, il nulla. La competenza è della Provincia a livello funzionale, ma come ha detto Sbriscia, come hanno detto centinaia di giudici nelle sentenze, laddove vi è il pericolo della incolumità pubblica il primo cittadino di una città ha il dovere di intervenire laddove si registra una possibilità di pericolo per l’incolumità pubblica, ha il dovere di intervenire, ignoranti, ha il dovere di intervenire e aggiungo anche a costo, se si hanno le palle, di tagliare alberi dove non si può pur di salvare la vita di un cittadino. Un sindaco che a un certo punto difende la sua città accetta anche di violare un Regolamento per salvare la vita dei propri concittadini se c’è un pericolo immediato. Non lo ha detto in una nota scritta sulle piccole manutenzioni, ma l’ha detto l’Ing. Sbriscia ad una precisa domanda, in caso di incolumità pubblica, di pericolo per l’incolumità pubblica, il primo cittadino può intervenire sull’alveo del fiume? Certamente sì. Andate a leggere quello che ha detto l’Ing. Sbriscia. Mi togliete la parola e quindi devo fermarmi nonostante io avrei voluto passare le ore piccole qui, politicamente, insieme alla Capogruppa Ramazzotti, ma neanche questo questa notte mi concedete.

Il Consigliere ROMANO (Vivi Senigallia): intervengo ovviamente per fatto personale perché ho visto un consigliere Paradisi molto agitato che è ritornato dopo che era andato via, probabilmente ha sentito l’intervento alla radio in cui veniva semplicemente detta la verità di quello che è avvenuto, mi spiace dirlo consigliere Paradisi quel giorno come lei ben ricorda quel giorno lì non ero vestito in quel modo, come le potrà ricordare anche il Sindaco, come le potrà ricordare chiunque era presente quel giorno, bugiardino servile macchietta, bravo, diciamo Consigliere Paradisi quando ci si sforza nell’insulto politico bisogna essere lucidi, purtroppo lei non lo è stato perché ha fatto un po’ una ricostruzione tutta sua. Detto questo mi ricordo un’altra cosa che mi disse nell’ultima Commissione d’inchiesta che mancavo di dignità politica. Io in questo chiaramente ho provato a riflettere perché uno prova sempre a fare autocritica, ho pensato una cosa che se così fosse la realtà che ho provato a prendere da un maestro che vedevo in lei, però questa mancanza di dignità politica non l’ho ritrovata nemmeno così forte come mi serviva e in dieci anni di totale inattività politica ho deciso di buttarmi sulla linea data dal Presidente del Consiglio Renzi che vorrebbe rottamare chi non fa niente nelle assisi pubbliche, quindi consigliere Paradisi questo io lo ribadisco, lei dopo dieci anni dovrebbe fare qualcos’altro a livello politico fermo restando [si registra un contraddittorio fuori microfono] ah bene allora quindi sottoscrivo quello che dice il consigliere Ramazzotti per fare il Sindaco bisogna rimanere anche dopo cena magari ogni tanto. Va bene detto questo sul tema del PAI che dopo penso dirà meglio Girolametti, una cosa soltanto perché non cita mai i verbali, perché Macchia in tutto quello che ha detto non si è mai alzato un secondo a dire che non gli stava bene quello che veniva fatto. Perché? Perché non è mai stato messo a verbale niente, io devo capire questa cosa, dove abbiamo vissuto? Perché dodici anni dopo da libero cittadino viene a dire quelle cose, nessuno mette in dubbio quello che ha detto Paradisi, noi l’abbiamo riportato nella nostra relazione però non è così, nessuno vuole gettar fango, però ci si attiene ad atti ufficiali, ci si attiene a quello che è la ricostruzione.

Il Consigliere GIROLAMETTI (Città Futura): più tempo passava e più perdevo la voglia di rispondere, sinceramente sono quasi arrivato scarico, me ne frega veramente poco, però tanto ormai la parola me l’hai data e dico solamente che il Consigliere Paradisi è abilissimo a giocare con le parole, è bravo, gioca, novello sofista, viene qui, ci fa delle lezioni di quanto si possa essere abili semplicemente con il gioco di parole, ma più si gioca con le parole e più ci si allontana dalla realtà perché quando si descrivono cose reali non si ha bisogno di giocare con le parole, sono i fatti che parlano, è semplice, non bisogna arrampicarsi sugli specchi seppure in modo estremamente abile, questa è la dimostrazione di quando una persona capace nella dialettica si arrampica sugli specchi o quando invece ha argomenti forti da sostenere. L’ingegner Vito Macchia, visto che ne hanno parlato tanto, per me era un illustre sconosciuto, una persona, un ingegnere, un tecnico, un funzionario pubblico che si siede a un tavolo tecnico in rappresentanza di un piano a cui ha contribuito, in cui ha lavorato e che ha contribuito a realizzare, e di fronte a argomentazioni di un altro tecnico non dice che contrasta, prendiamo per vero, perché no, l’ha contrastato, non c’è scritto niente, non lascia un verbale, sui verbali non si legge niente di questo contrasto ma non si leggono soprattutto le sue proposte, cioè se una utilità doveva averla la figura di Macchia ebbene di questa utilità noi non abbiamo beneficiato perché non c’è scritto quello che voleva allora, che avrebbe avuto un senso, sarebbe stato in qualche maniera vincolante, vincolante per la Regione innanzitutto di cui è dipendente e da cui è pagato, era è non lo so, vincolante anche per il Comune e Senigallia o perlomeno poteva essere una cosa sulla quale ci si poteva fermare e riflettere un attimo. È presente due volte, io l’avevo suggerito alla Consigliera Allegrezza, due volte, firma solo la prima volta, la seconda volta neanche firma, la terza volta non c’è più perché dice che è stato esonerato. Questo è quello che noi sappiamo, cioè la realtà dei verbali ci dice che Macchia era presente la prima volta, non scrive nulla, la seconda volta c’è ma neanche firma, la terza non c’è più. Allora non è che dobbiamo inventarci, sì possiamo lavorare di fantasia, di fantasia possiamo dire tante cose, io posso anche immaginare che di fronte a delle critiche puntuali, pesanti come può fare uno che è investito del ruolo di docente a un altro che gli dice tu vieni qui con qualche cosa che da un punto di vista scientifico non è sostenibile, immagino è, questa è una mia immaginazione, perché  non hai avuto tempo, hai studiato poco, hai fatto una cosa che tutto sommato è estremamente criticabile, metti i paletti dappertutto ma questo è facile, che ci voleva molto arrivare e mettere i paletti dappertutto, fate una cosa, studiate un po’ di più, approfondite, fate presto perché la cosa è urgente, non è che a Mancinelli piacesse aspettare, non avesse capito quale fosse il problema, perché poi se leggiamo di Mancinelli leggiamo pagine, pagine e pagine, di quei verbali ci sono pagine e pagine che ci siamo dovuti anche leggere. Ebbene io mi immagino che questa persona prenda un po’ cappello, io forse avrei fatto la stessa cosa, dice no, io ho scritto questo, lo sostengo, e avrebbe fatto anche bene a sostenerlo, solo poteva dirlo all’Assessore, ma poteva fare quello che istituzionalmente era chiamato a fare, cioè a dare un parere tecnico e a scriverlo, perché i pareri tecnici mi hanno insegnato che valgono quando sono scritti e quando vengono esercitati, non detto oggi da privato cittadino, privato cittadino perché privato cittadino? Perché non tecnico? Perché ha avuto il momento e il modo di parlare come tecnico, oggi viene come privato cittadino, conosciuto da chi? Conosciuto perché? Conosciuto da chi? Conosciuto dal Consigliere Paradisi, chi è che l’ha chiamato? Dal suo compagno di partito, candidato sconfitto alle elezioni di Montemarciano, sì perché l’ingegner Vito Macchia, ma anche Signor Vito Macchia è stato anche recentemente, forse per questo ha conoscenza di Vito Macchia, perché è il candidato sconfitto, e malamente, di una civica di destra, non di centrodestra, di destra, al Comune di Montemarciano, forse è per questo che lo conosce bene, forse è per questo che è il suo asso nella manica quando pensava alla Commissione [si registra un contraddittorio fuori microfono] è la realtà, consigliere Paradisi è vero o non è vero che Vito Macchia è stato candidato di una lista civica di destra sconfitto  alle elezioni di Montemarciano? È vero o non è vero che è di sua conoscenza questa persona, è vero o non è vero che è lei che l’ha portato in Commissione? 

[si registra un contraddittorio fuori microfono]

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: siete fuori microfono, non viene registrato quello che state dicendo.

Si dà atto che sono usciti i Consiglieri Sartini, Gregorini, Salustri: Presenti con diritto di voto n. 19.

L’Assessore CERESONI: intervengo perché avevo già programmato di intervenire, ovviamente non mi sottraggo alle ultime dichiarazioni del consigliere Paradisi, intanto riportando a verità alcune questioni. Per esempio su Dario Romano Consigliere Paradisi posso testimoniare in sede politica e giurisdizionale che è stato uno di quelli che si è rimboccato le maniche infangandosi notevolmente, ma lo dico questo non perché devo tessere gli elogi di Dario Romano [si registra un contraddittorio fuori microfono] non perché devo tessere gli elogi, non perché debbo elogiare qualcuno ma perché credo che ci siano fatti e situazioni che si conoscono e quindi vanno portate a verità. Ci sono quarantotto lettere, allora Consigliere Paradisi io le chiedo di esibire a noi le sue quarantotto interrogazioni, interpellanze sulla questione fiume Misa fatte in questa sede [si registra un contraddittorio fuori microfono] no, ma io le quarantotto interrogazioni le leggerò, adesso le ricercherò  in modo tale che ognuno è bene che misuri se stesso e poi giudichi anche gli altri. Vado avanti. Io credo che lei abbia dato questa sera una manipolazione dei rapporti politici e anche personali interni alla maggioranza che governa questa città da alcuni anni. Le spiego perché. Perché intanto il giudizio di non potente di non gigante che lei mi da per me è un onore, perché per me il dato di umiltà, di politico non potente non gigante per me è un onore, quindi la ringrazio di questo e le dico perché è un onore, perché dentro questa maggioranza, fatta di persone che si confrontano in modo onesto, misurandosi democraticamente e non in modo né servile né da traditori, ci si basa su un metodo che è quello degli accordi trasparenti, dichiarati, agiti e verificati. Tant’è che ricordo ancora l’incontro fra i candidati a sindaco al Teatro Portone di cinque anni fa quando l’allora candidato a Sindaco Maurizio Mangialardi uscì con la dichiarazione ettari zero nel consumo di suolo per ciò che riguarda le politiche urbanistiche di questo mandato amministrativo. Fu una dichiarazione espressa e una dichiarazione che abbiamo agito, è il Sindaco, noi siamo assessori, gli altri sono Consiglieri, ognuno per quota parte. Ma vengo al dicembre del 2001, l’ho già fatto, credo anche tra l’altro d’aver dimostrato una volontà vera di confronto perché avrei potuto aspettare questa sera qui in una sede molto più tranquilla, invece sono venuto in quella sede a San Rocco, una sede anche particolarmente complicata, tant’è che alla dichiarazione fatta dal consigliere Roberto Mancini è uscito un applauso sarcastico su quella dichiarazione riportata dove io parlavo e credo ancora che all’epoca avevo ragione, ma parlavo non rivolgendomi solo all’attuale Sindaco, mi rivolgevo a quella Giunta comunale, che è bene ricordare essere è stata composta da Luana Angeloni, Francesco Stefanelli, Andrea Nardella, Giuseppina Massi, Lanfranco Bertolini, Christian Ramazzotti e Maurizio Mangialardi, era una Giunta nel 2001 a cui io mi rivolgevo pensando ad un periodo politico amministrativo quello degli anni Ottanta e degli anni Novanta che credevo necessario chiudere e aprire una nuova fase, e quindi parlavo di supremazia del diritto ad edificare. E dico che in quella sede poi, dopo due anni, nella sede appunto istituzionale e politica, si è sancito un accordo, un accordo fatto di tredici anni di duro lavoro, spesso controcorrente, dove io questa sera, come ho fatto a San Rocco, porto dei dati. Ma dei dati, se sono stato interpretato come il dominus di una situazione sicuramente l’interpretazione è stata errata, dei dati in cui è possibile ritrovare un modello di città che sul governo del territorio ha fatto appunto in questi tredici anni un lungo percorso, lungo percorso perché sì è passati da 364.359 metri cubi di nuova edilizia a poche unità di migliaia in questi ultimi quattro anni, perché si sono fatte ricordavo varianti al contrario di terreno da edificabile a terreno agricolo, non solo per questioni fiscali e quindi per un aiuto ad alcuni cittadini, ma anche su questioni strategiche. Ricordo prima fra tutte le piramidi che sono state uno degli elementi di maggior scontro e conflitto e che hanno diviso all’epoca il centro sinistra fra due componenti, ma non ultima anche la questione di via Cellini che abbiamo avuto la forza di rimodulare, di limitare e di gestire. E allora quei tredici anni di lungo lavoro io credo che abbiano portato oggi ad una limitazione di quella supremazia del diritto ad edificare di cui io narravo in quella serata del dicembre 2001, senza alcuna medaglia personale, ma riconoscendo a quella Giunta di allora e a questa Giunta di oggi, e dico anche al Sindaco Maurizio Mangialardi che al Teatro Portone disorientò un po’ tutti con quella dichiarazione che fece e che poi abbiamo tentato di mettere in campo. Qualcuno quella sera a San Rocco ha detto subito dopo ma si queste cose effettivamente qualcuno presente in Consiglio comunale, che questa sera non è più presente però voglio puntualizzare alcuni elementi, ma si è vero però si dice si costruisce dappertutto meno, in realtà avete messo in campo nella variante Arceviese molti metri quadrati, ecco io per esempio dico rispetto alla variante Arceviese che è stato il motivo per cui una componente del Centrosinistra, Rifondazione Comunista, è uscita dalla maggioranza, io dico che con il senno di poi oggi possiamo dire che quella variante non ha prodotto quegli effetti devastanti per una serie di situazioni e stiamo rivisitando alcune di quelle scelte, prima fra tutte l’elemento di massimo conflitto, la questione del polo direzionale di fianco ai vigili del fuoco di cui alcun cantiere è partito e rispetto al quale oggi stiamo facendo valutazioni nuove di rivisitazione e appunto di revisione in minor impatto in termini edificatori. Concludo con un ultimo elemento. Credo che il lavoro di riflessione sia necessario, tutti i contributi siano stati necessari da parte dei cittadini, da parte dei commissari, dei consiglieri e di tutti quelli che sono intervenuti, io credo però che allontanandomi dal dibattito di questa sera noto spesso anche in alcuni interventi in questa sala consiliare, la presenza di una ricerca morbosa e ossessiva della colpa e del colpevole, e allora come ricordavo nella serata di San Rocco, noi dobbiamo prendere atto che quel 3 maggio ci sono state eccezionali avversità, eccezionali avversità che sono state certificate da un dato, da un documento che è la dichiarazione dello stato di emergenza. Lo stato di emergenza o esiste e produce i suoi effetti e si fonda su questa certificazione che ha valore di legge o altrimenti non esiste, non produce questi effetti. E le eccezionali avversità sono state descritte all’interno della relazione di protezione civile, la relazione di Protezione civile della Regione Marche ci dice una cosa, che quando il fiume Misa nel 1940, nel 1955, nel 1976, nel 2014, per cause diverse, ma secondo la stessa fenomenologia, raggiunge una portata di piena superiore ai cinquecento metri cubi al secondo, il fiume Misa rompe gli argini, esonda e crea quelle eccezionali avversità. Le cause del 2014 sono state diverse da quelle del ’40, del ’55 e del ’76, nel 2014 la Protezione civile regionale ci dice che il suolo era impermeabile a causa dei trenta giorni precedenti di pioggia, ci dice che le precipitazioni da mezzanotte alle sei del 3 maggio sono state rilevanti, ci dice che la contestuale portata di piena tra il Misa e il  Nevola ha creato quelle eccezionali avversità, certificate da un documento che ha valore di legge, che né Maurizio Mangialardi, né  i candidati a Sindaco di oggi e del passato avrebbero potuto gestire se non andando a reagire nelle ore immediatamente successive. Ovviamente tutto questo è utile perché rimarrà alla storia e quando ci saranno situazioni simili andranno a rileggere i nostri atti, per questo lascio a verbale questa mia dichiarazione, io credo oggi che, chiudo, come Amministrazione comunale, pure in un quadro di competenze, di normative ormai chiaro alla comunità e sancito nei testi di legge, dobbiamo lavorare sullo stato di progetto incalzando Provincia e Regione affinché la mitigazione della vulnerabilità dell’assetto idrogeologico di questa città possa essere diminuita. Io credo che questo sia un obiettivo, un obiettivo che intanto è stato riportato nell’agenda degli enti locali sovraordinati tant’è vero che sono stati recuperati con uno sforzo enorme da parte dell’Amministrazione comunale, in testa il Sindaco, circa dieci milioni di euro che dovranno essere utilizzati per opere idrauliche, fra cui le vasche di espansione, che da sole non sono sufficienti, dovranno essere accompagnate da altre opere idrauliche e se ce la faremo anche da altre vasche di espansione, ma che io credo, pur valutando i limiti che possono avere e quindi eventualmente anche tentare alcune modifiche, debbono essere realizzate, insieme al rafforzamento degli argini, alla pulizia e alla manutenzione del fiume oltre che all’escavo dello stesso.

Il Consigliere PARADISI (Coordinamento Civico): sarò breve. Non risponderò alle provocazioni dell’Assessore Ceresoni, mi limito però intanto a dire una cosa. Io non è che ho messo in discussione il fatto che Dario Romano sia andato ad aiutare i suoi amici a spalare il fango, è esattamente il contrario assessore, forse le è sfuggito qualche passaggio, era distratto, è Dario Romano che ha accusato me di questo, forse le è sfuggito questo piccolissimo particolare. Io ho detto che quando sono venuto qui Dario Romano era lindo e pulito, io ero sporco di fango, a dimostrazione che io quel giorno, e tutti i giorni successivi sono andato a spalare il fango, la differenza è che io non mi faccio i selfie mentre spalo il fango, non me li sono mai fatti i selfie e quindi non dovevo certo giustificarlo, ma quando questo bugiardino viene qui e mi dice Paradisi invece di spalare fango, doveva fare come abbiamo fatto noi tutti, doveva andare, non l’ha fatto, è un bugiardino e lo devo denunciare perché nella sua foga servilistica non può diffamare le persone e non può accreditare le persone in un modo come lui vuole mascherando la verità e dicendo menzogne, quindi la verità è proprio il contrario, ma non voglio più tornare su Dario Romano perché davvero politicamente non vale la pena. Invece su quello che lei ha detto Assessore, lei quando ha fatto quell’intervento a verbale quando si parlò in questo Consiglio comunale non parlava di anni Ottanta e Novanta, non lo vada a raccontare perché c’è il verbale, lei parlava proprio di quel PAI, lei parlava di quel provvedimento, non degli anni Ottanta e Novanta, e allora la mia domanda è nel momento in cui lei su quel PAI faceva quelle dichiarazioni, cioè diceva il non aver messo R4 quelle zone perché ha vinto la logica dell’edilizia perché l’edilizia è più importante della sicurezza, mi sta bene si è adeguato? Le è piaciuto il potere? Quando dico che lei non è una figura gigantesca non intendevo di potere, lei è un uomo di potere, non è una figura politica gigantesca, Mangialardi ovviamente è cento passi davanti a lei politicamente, non che lei non abbia potere, ne ha tanto, troppo di potere, ma quello che io le dico e quello che le stavo dicendo è questo, se lei quella volta su quel PAI ha fatto quella dichiarazione perché nei tredici anni successivi in cui ha gestito il potere insieme al sindaco Angeloni e al Sindaco Mangialardi perché in questi tredici anni lei non ha preteso, in virtù di quella dichiarazione, lasci perdere gli anni Ottanta e Novanta, negli anni Ottanta lei aveva i bermuda e faceva il boy scout, non si occupava di edilizia, era ancora una persona dagli ideali puri, sbagliati ma puri, voglio dire no, allora quando lei ha vissuto tredici anni a contatto con il potere politico perché non ha puntato i piedi dicendo andiamo a chiedere una modifica del PAI, perché lì vi ricordo, come dissi al tempo, che ha vinto il potere edilizio, perché non l’ha fatto? È questo che lei non ci spiega, lei è il Gorgia della situazione, direbbe Girolametti, lei è l’Ippia della situazione, lei è il sofista. Perché non ci spiega il perché in dodici anni, tredici anni lei non si è impuntato e ha detto andiamo a modificare il PAI perché lì c’è ancora quel vizio che sta lì da tredici anni, perché non l’ha fatto? Lei non lo sa spiegare, non lo può spiegare, lei si è adeguato, il potere l’ha stordita. E finisco, Girolametti. Ho sentito la voce del Sindaco Mangialardi dice dove è scritto che l’hanno fatto fuori, le epurazioni Sindaco non è che si verbalizzano, una epurazione si fa e non si va a verbalizzare. Ho sentito fuori microfono, forse ho sbagliato, forse non era il Sindaco, ma le epurazioni se si fanno si fanno, non è che si verbalizzano le epurazioni, ma il discorso di Girolametti che dice ma non risulta da nessuna parte nel verbale che c’è stata questa discussione. Intanto non è vero perché nei verbali c’è scritto segue ampia discussione e poi si rimanda, c’è scritto, ora si dice che cosa si sono detti? O hanno fatto scena muta o una discussione c’è stata, perché allora se vale l’idea che se non c’è scritto cosa hanno detto vuol dire che Macchia non ha detto, allora vuol dire che anche Mangialardi e Mancinelli hanno fatto scena muta, non ha parlato nessuno, si son guardati negli occhi, hanno bevuto una birra e sono andati via. Quando dice ma quali erano le posizioni di Macchia, perché non le ha verbalizzate? Ma era la bozza del PAI, Carlo, ti chiamo per nome, era la bozza del PAI, la proposta di Macchia era la bozza del PAI, ma più chiaro di così la vuoi? Più chiaro di così, quella era, è ovvio che si è discusso di quella. Se non c’è nessuna verbalizzazione né delle frasi di Mangialardi né delle frasi di Mancinelli, io credo quello che mi racconta Mangialardi se mi racconta quello che ha detto, credo quello che mi racconta Vito Macchia, tant’è che poi obiettivamente ricostruendo come sono andate le cose è verosimile quello che ci hanno raccontato fosse successo, uno scontro su quella bozza, da una parte le posizioni di Mancinelli dall’altra quelle di Macchia e della autorità di bacino. Macchia si è candidato a Sindaco e ha perso maldestramente. E allora? Perché un libero cittadino non può candidarsi a Sindaco? Vuol dire che non può fare l’ingegnere, addirittura Girolametti ha detto il Signor Macchia, gli ha tolto anche il diploma di laurea gli ha tolto, l’ingegner Macchia è sempre ingegnere, lei è sempre dottore no Girolametti, sarà sempre medico, se viene in Commissione o va in una giostra lei rimane sempre un medico no, mi auguro anche bravo, sicuramente anche un medico bravo come immagino l’ingegner Macchia, quindi sempre ingegnere. Perché ha detto parlo da libero cittadino? Perché aveva avuto una diffida scritta dal suo dirigente che era l’Ingegner Pompei che lo diffidava dal parlare a nome della Regione, vai come privato cittadino, quindi Vito Macchia per non avere ulteriori problemi, visto che ha subito due epurazioni, ha premesso parlo da libero cittadino non in rappresentanza della Regione, sono le esatte parole che dice, non ve le rileggo ma ci sono scritte, parlo da libero cittadino, non parlo a nome della Regione Marche, è solo per questo che si è professato libero cittadino. E concludo. Siccome si è candidato a sindaco di Forza Italia o non so di quale lista allora non è credibile? Allora un cialtrone? Mi faccia capire. E poi sarebbe mio compagno di partito? Io di Forza Italia? Ma io sono nelle liste civiche da dieci anni, non ho avuto mai la tessera di Forza Italia, io non ho avuto nessuna tessera di partito caro Girolametti, di che parliamo? Io a contrario suo non sono un uomo di partito, e poi mio compagno, men che mai, figuriamoci, non è compagno di partito di nessuno, io sa come ho scoperto dell’esistenza dell’ingegner Vito Macchia? Perché ho chiesto ad un consigliere regionale mi fai avere tutti i dati del PAI degli anni 2000? Io ho letto, mi è venuta la curiosità, l’ho chiamato, mi ha detto sì io c’ero, è disponibile a venire in Commissione? Certamente sì, punto. Non sapevo nemmeno che fosse candidato in Forza Italia? Lo scoperto dall’ottimo Dario Romano che è stato sguinzagliato, vai a cercare nella vita privata di Vito Macchia e Dario Romano velocissimo, il giorno stesso che io parlavo di Vito Macchia era al cellulare e dopo cinque minuti candidato di Forza Italia, io giuro, non lo sapevo ora. L’avvocato Valeria Mancinelli caro Girolametti, mi faccia capire viene conferito l’incarico, tanti incarichi all’avvocato Valeria Mancinelli, quaranta, cinquanta, sessantamila euro a botta perché? Perché è il sindaco di Ancona allora? Mi faccia capire. L’ingegner Vito Macchia, sindaco del PD l’avvocato Mancinelli ma su quello non ha avuto nulla da dire però, non dice nulla, l’ingegner Vito Macchia si da il caso che mentre l’avvocato Mancinelli è stato nominata da una Giunta del PD come avvocato del Comune di Senigallia gestito dal PD e da lei e da Ceresoni, l’ingegner Vito Macchia è stato nominato dall’autorità di bacino, da una Giunta di sinistra per le sue professionalità non perché era il candidato di Forza Italia, per la sua professionalità, quindi pensateci prima di dire queste scemenze.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): le confesso Presidente che sono un po’ stanco e non ho nemmeno nessuna pretesa e nessuna possibilità di far finta di quello che discutiamo fino a domani mattina, no io sono proprio stanco, quindi vedrò di rispondere su alcune questioni limitandomi all’essenziale perché comincio a sentire la fatica. Parto da una considerazione credo che sia importante, che è quella della competenza della Commissione, se noi prendiamo il dispositivo della delibera dice così: il Consiglio comunale delibera la istituzione di una Commissione consiliare di indagine e di inchiesta con la finalità di accertare le criticità e le inefficienze emerse anche in relazione alla revisione di strumenti, norme e regolamenti atti alla prevenzione di simili calamità. L’ambito dove noi ci muovevamo era questo, noi non dovevamo fare altro, quindi la nostra indagine non è quella della magistratura, non c’entra assolutamente niente, cioè noi dovevamo capire se gli atti amministrativi prima, durante l’emergenza hanno contribuito e in che misura hanno contribuito e questo è quanto noi abbiamo fatto, probabilmente dovevamo fare ancora di più, però come ho detto quando ho relazionato, rischiavamo di non finire mai, quindi andare a vedere gli atti e le scelte adottate. Quello è stato il nostro compito. Poi dopo prima si diceva la conduzione della Commissione, mi pare che tutto sommato talvolta anche in questa sede un pochino si siano fatti dei passi in avanti per riconoscere una conduzione anche da parte mia della Commissione credo il modo imparziale e costruttivo, mi pare che alla fine, anche perché siccome il contrario non si è verificato in pratica nessuno alla fine l’abbia sostenuto. Siamo partiti con quella Commissione in cui si è messo in discussione l’eventualità che come Presidente potessi gestire un indirizzo di posta elettronica perché era già un sequestro di informazione rispetto a tutti gli altri consiglieri, ci abbiamo perso un paio di riunioni se il Presidente potesse gestire in proprio un indirizzo di posta elettronica, poi dopo abbiamo comunque fatto dei passi in avanti e soprattutto messo la Commissione nella condizione di poter operare in trasparenza in cui tutti i documenti erano poi dopo on line a disposizione di tutti, in questo senso siamo andati avanti bene fino alla fine dove poi dopo c’è stata un’articolazione di posizioni che ripeto è una conclusione per certi versi anche possibile, non premeditata ma possibile. 
Mi è stato chiesto di chi è la competenza del fiume, io ritorno su quello che è scritto nella mia relazione. Nella relazione a pagina ventuno c’è scritto che secondo il regio decreto eccetera eccetera, virgolettato, le opere lungo i fiumi arginate, nei loro confluenti parimenti arginati, dal punto in cui le acque cominciano a correre dentro l’argine e così via è competenza dello Stato poi passata alla Provincia, cioè la frase è netta, non da adito a nessun dubbio. Tra l’altro ci tengo anche nella parte in cui più direttamente si ragiona della Provincia io credo che così il giudizio che viene dato sulla Provincia è netto, adesso non lo so come avrebbe dovuto essere secondo voi, qui si dice fatto che testimonia per la Provincia di Ancona una sorta di rinuncia all’adempimento delle proprie competenze, cioè questo si dice della Provincia di Ancona, la Provincia di Ancona ha rinunciato all’adempimento delle proprie competenze, più di così cosa avrei dovuto a scrivere, le parole sono quelle che sono, dicono quello che dicono, non è che si possa far dire alle parole quello che ci pare, le parole sono quelle. Anche l’altra affermazione, quella che ho ripreso dal documento che ci è stato presentato dall’ingegner Sbriscia dove dice che il Comune resterebbe titolare di piccoli interventi di manutenzione, cosa che io ho messo per la competenza che attribuisco a Sbriscia in questa materia, però siccome le parole dicono quello che dicono qui non so quante righe prima e nemmeno in quante righe dopo c’è un riferimento a qualcosa che poteva essere fatto o non è stato fatto dal Comune o dal Sindaco? Non c’è, non c’è, voi leggete, ripeto, le parole sono in questo senso pietre e non è che quell’affermazione è inserita in modo subdolo perché poi dopo tre righe sotto ci si mette un riferimento tale che fa nascere dubbio, non c’è quindi il discorso rispetto alle competenze mi pare che è un discorso chiarissimo, è citato l’articolo del famoso Regio decreto, è detta in modo chiaro la responsabilità della Provincia e il fatto gravissimo che negli anni non abbia assolto alle sue competenze. Poi sono state fatte anche altre affermazioni. Il discorso della telefonate di Olivetti, io sinceramente rispetto a quelle competenze o telefonate di altri non so se è un argomento che c’entri qualcosa, io penso che non c’entri assolutamente nulla. Io vorrei però che la relazione fosse apprezzata anche per un altro motivo. Io ho cercato di entrare nei problemi, per carità con tanti limiti, non pretendo che sia la mia la relazione migliore del mondo, però ho cercato anche di lasciare fuori quegli elementi che erano parte della polemica un po’ ricorrente, nella mia relazione la questione del fiume sicuro non c’è, non c’è perché non mi sembrava un elemento che pure potrebbe avere una sua valenza, è stato detto che il fatto del fiume sicuro ha fatto pensare ai senigalliesi di essere più sicuri di quello che erano in effetti, però voglio dire è anche un argomento che si presta molto alla polemica, quella che magari riempie i giornali, riempie i comunicati stampa, io non l’ho citato per niente perché non è quella la dimensione che mi interessa, quindi nel momento in cui il Sindaco mi presenta come documentazione due lettere rivolte all’allora Sindaco di Ostra per fare in modo che lui risponda rispetto a quelle voci che erano circolate e non c’è stata nessuna risposta perché mi pare che non ci sia, non l’ho letto sulla stampa, lei non lo ha allegato, quindi è una vicenda chiusa, se fosse stata ancora portata avanti, se avesse avuto un’attinenza, attinenza non c’era, lei ha risposto appunto chiedendo all’eventuale autore della circolazione di questa famosa telefonata di ridirlo, di palesarsi, non c’è stato nulla, quindi ho messo quell’argomento lì assieme ai tanti altri argomenti di minor rilevanza che servono tanto alla polemica politica ma non servono a capire quello che è successo. Ripeto prenda l’esempio di fiume sicuro, qui di fiume sicuro non se ne parla, perché magari per quanto valeva non perché forse proprio l’ultimo degli argomenti, ma se n’è parlato in altri ambiti. Io ho cercato, magari secondo voi per carità dite pure lo accetto anche se non lo condivido, di fare un lavoro serio. Dopodiché l’altra domanda che fa il Sindaco perché si sono allagate quelle zone? Perché si è rotto l’argine? Perché la strozzatura che c’è alla foce aumenta la pressione a monte? Perché i nostri argini hanno cento anni e probabilmente non sono stati revisionati? La manutenzione è stata approssimativa visto che si sono rotti in tanti punti lungo il corso del fiume? Perché è mancata la manutenzione? Quello è stato l’elemento, il punto di debolezza, il punto di rottura che ha determinato l’alluvione del 3 maggio del 2014, altre volte ci sono stati altri punti di rottura, altre cause, che poi dopo hanno portato la città a riempirsi d’acqua, i danni, le tragedie che sono avvenute. Il quadro generale si è cercato di metterlo in evidenza. 
Il discorso della post-emergenza che non è stata trattata, perché non era nostra competenza, cioè noi non dovevamo appunto dalla delibera del Consiglio comunale non dovevamo trattare il post-emergenza, perché non c’è scritto, e anzi mi pare che poi dopo tutta la questione del post-emergenza era un po’ una articolazione di approfondimenti essendo il post-emergenza quello che interessava l’altra Commissione della quale abbiamo parlato ieri sera con tutte le cifre, le notizie, le informazioni che ci sono state fornite dal presidente dell’altra Commissione. Così altre cose. Gli studenti nelle scuole. Gli studenti delle scuole lo stesso, non era competenza di andare a vedere scuola per scuola qual è stato il comportamento, io quella mattina l’ho vissuto direttamente perché ero dentro scuola, noi abbiamo cercato di far stare i ragazzi anche perché la scuola è un luogo sicuro, il problema che c’erano i genitori e allora a quel punto quando ci sono i genitori non c’è preside o vice preside o insegnante che tenga, i genitori se vogliono portare a casa i figli minorenni, i maggiorenni potevano uscire da soli anche se non consigliati ad uscire, ma lì c’è ben poco da fare. Poi dopo su altre questioni che sono state sottolineate. Un’affermazione che io non condivido assolutamente, il comune non ha deperimetrato niente. È chiaro che la titolarità del provvedimento è una titolarità regionale, però il Comune quali osservazioni ha portato all’attenzione della Regione? Quei documenti più adeguati, probanti che i Comuni dovevano presentare per far sì che il PAI definitivo uscisse dal voto del Consiglio regionale migliore e più adeguato alla realtà del territorio regionale, cioè quali documenti? Il comune di Senigallia ha portato il documento del GSA che chiedeva un allargamento del perimetro delle zone da tutelare o ha portato il suo in cui diceva che le zone a rischio dovevano essere ridotte? Certo ha deciso la Regione dopo, ma il Comune ha proposto sulla base di quelli che in quel contesto sono stati giudicati documenti migliori, però il Comune poteva fare anche una scelta differente, anche perché c’era chi aveva presentato una documentazione che diceva di andare in un’altra direzione. Ultima cosa che voglio sottolineare. Non è vero quello che dice Girolametti che nella mia relazione il professor Mancinelli diventa una macchietta, mi pare che hai usato proprio questa parola, non è vero. Ho ripreso alcune affermazioni, quelle affermazioni che poi dopo sono diventate anche motivo condiviso ripreso da altri consiglieri e così via, io quello che penso è che il ragionamento di fondo, per quanto contenga molti elementi interessanti e anche condivisibili, e l’ho anche scritto nella relazione, però abbia un asse che è sbagliato, perché è chiaro che i problemi sono a monte, che la città che sta sulla foce non contribuisce all’ingrossamento del fiume, alla portata, perché a noi la portata ci arriva addosso non è che la produciamo, però tutti questi ragionamenti che bisogna prima pensare agli argini, ai tempi di corrivazione, tutto quello che viene elencato, tutti ragionamenti giusti, il ragionamento sbagliato e che di fronte a questo tu non limiti, non riduci quelli che sono i territori e le zone da sottoporre a tutela, questo non lo fai, lo puoi fare solo dopo non prima, è questo che mi pare sia stata una scelta sbagliata, che presa dal punto di vista programmatico, pensare a un insieme di interventi sul fiume per aumentarne la sicurezza è non solo giusto, è indispensabile, ma proprio nel momento in cui si richiede quel tipo di intervento perché non è presente, tu non puoi anticipare la riduzione delle aree da tutelare, le dovresti invece confermare e invece in quell’occasione appunto il Comune le ha ridotte, cioè non il Comune le ha ridotte, il Comune ha proposto alla Regione che le riducesse, e tra l’altro chiedendo anche una riduzione del grado di rischio da R4 a R2 cosa che poi dopo su quello la Regione non ha seguito le osservazioni presentate dal Comune di Senigallia. Io penso, lo diceva prima il consigliere Girolametti, che usciamo da questo dibattito complessivamente non siamo diventati assolutamente tutti degli ingegneri idraulici, però è aumentata la consapevolezza, questo è vero, e il fatto che sia aumentata la consapevolezza credo che possa contribuire a fare in modo, visto che molte decisioni le prendiamo in questa Assise, molti orientamenti possono essere indirizzati agli altri enti che hanno competenze, e quindi questo dibattito complessivo anche se condotto ormai ad un’ora piuttosto tarda e con presumibilmente pochissimo ascolto da parte dei cittadini, io credo che sia in ogni caso stato utile ed è stata utile anche la nostra articolazione in due relazioni perché ci ha dato motivo di confrontarci, forse con un po’ più di tensione, con un po’ più di forza in modo che le questioni emergano in modo più vivace e quindi talvolta anche un po’ più approfondito. Questa diversità aiuta a conoscere di più, adesso si apre un altro capitolo, si apre il capitolo invece delle cose da fare, della individuazione di un elenco di priorità che credo dovrebbe rappresentare l’impegno nostro comune nei prossimi mesi.

Il SINDACO: ci sarebbe ormai poco da aggiungere se non  un tema che emerge in questi due giorni, noi in dieci anni di fiume non abbiamo mai parlato tranne per una piccola una piccola finestra molto puntuale, per un interessamento puntuale sulla questione della Marazzana, dei danni che avevano avuto e sui quali siamo andati in Commissione, questa sera lo dico, avevamo detto non facciamo polemiche, poi invece no, perché poi aumentano le pensioni, ci dimentichiamo i buoni propositi. Basta andare a vedere le interrogazioni, mi sono divertito, una lettera, consiglieri comunali, il fosso, il Cesano da una parte, il Misa in mezzo, il Fosso Sant’Angelo, Morignano Fosso del Trocco, fosso della giustizia, ecco il fosso della giustizia si, ogni tanto perché ci sono i cannabucci a mare, ci sono le attività, qualcuno dice quando tagliate le canne lì, quanto pulite il fosso. [si registra un contraddittorio fuori microfono] non parlo più, tanto non aggiungo niente a un dibattito ormai stereotipato che ha guardato tutto indietro, che ha fatto una ricostruzione, ognuno è rimasto arroccato sulla propria posizione, abbiamo capito che almeno il fiume non è, abbiamo dato per scontato tutte le cose, che Olivetti non mi ha chiamato, che le scuole andava bene quel che avevamo fatto, quelle cose lì hanno funzionato e non ne parliamo, va bene è questo, ci siamo dimenticati, Paradisi io non è che sono andato giù, il soldatino, con l’Autorità di bacino, vado a difendere un po’ di costruttori, sono andato con un mandato pieno del Consiglio comunale, il Consiglio Comunale a dicembre 2001 vota un atto, incarica a rappresentare l’amministrazione l’Assessore, un atto, c’è stato un dibattito articolato dove le posizioni di Ceresoni erano quelle che sono state estrapolate, Montesi che diceva determinate cose e che votano tutti, con un solo voto contrario, quello di Maurizio Belligoni. Le solite cose, quando è ora conta chi c’è, quando invece non c’è, e c’erano anche tanti voti astenuti, quindi c’era stato dibattito di uno strumento molto complicato, veniva dalla questione di Sarno, non solo la direttiva europea, la legge 13 e poi la 365, quindi un percorso che era stato accelerato e che ci crediate o no l’approccio era, noi abbiamo messo giù tutti i documenti che abbiamo trovati, su tutta la Regione, li abbiamo distribuiti su quello che chiamiamo piano stralcio, dateci una mano a rendere più meno vero simile la perimetrazione che dobbiamo fare, non a Senigallia, ma su tutta la Regione. Questo era, e poi pian piano l’andremo ad affinare, questo era, però ripeto per andare a trova qualcosa, se l’avesse firmato Luana Angeloni i documenti non sarebbe successo nemmeno questo, ma siccome l’Assessore non era il Sindaco che magari sarebbe stato adesso, era l’Assessore che era stato delegato dal Consiglio comunale, e allora. Non è così? Bene. Quello che a me spiace che Vito Macchia, ingegnere signore, non lo so, non me lo ricordo, giuro non ricordo se era geologo insieme a Magi Galluzzi, non lo so, è che non mi può far dire cose perché non mi son permesso, mi avete chiamato in Commissione, non mi sono mai permesso di dire Pinco Pallino ha detto, questo è quello che è accaduto, lui non mi può far dire, non l’ho letta la dichiarazione, non mi può far dire Mangialardi disse allora. Se io volevo dire qualcosa lo dicevo e se non mi andava bene qualcosa lo mettevo per iscritto. Suggerì allora Mangialardi che più eravamo perimetrati più soldi prendevamo e lui rispose no, Paradisi prima mi hai letto questo, come no, mi hai letto che Vito Macchia, c’è un virgolettato che Vito Macchia fa dire qualcosa a me, parlasse per lui. Tra le cose che con una perimetrazione si potevano chiedere risorse per migliorare la sicurezza del fiume questo era l’assunto, me lo ricordo perché c’è scritto da qualche parte, adesso non so se l’ho letto stamattina o l’avete detto stasera in Consiglio Comunale, però questo era, alla perimetrazione più ampia si possono richiedere risorse per mettere in sicurezza il fiume. Questo era. Quello che sostiene Vito Macchia, che è un funzionario della Regione, che fa il funzionario, che dichiara di essere rimosso ma che non lo so se è vero. non mi sono interessato della vita professionale mai, non mi ha  mai interessato Vito Macchia, ne risento parlare dopo dodici tredici anni, mi ero anche dimenticato chi fosse, non è che tutti i giorni, chi è Vito Macchia? Era uno dei tanti funzionari che erano lì che giravano, c’era Burzacca, la Sordoni, erano tanti, adesso lui avoca a sé tutto questo protagonismo non me lo ricordo, io non me lo ricordo dopo dodici anni di una partita sul piano dello strumento urbanistico completamente chiusa, ripeto il dato è che straordinario o no, poi dopo giochiamo sulle parole, quattordici milioni di metri cubi caduti nel nostro bacino dalle cinque alle sette della mattina che hanno accelerato tutti i tempi, che si è verificata una piena contemporanea del Misa e del Nevola, che sfonda un argine, che allaga, quello è sicuro, poi dopo se il pluviometro non ha segnato, se il meteorologo non è stato in grado io non lo so, so solo che ci sono le foto aeree, ci sono le foto aeree che dicono che cinquecento ettari del nostro territorio aveva un metro e mezzo d’acqua. Poi da dove sia pervenuta l’acqua e come sia caduta in quella notte non lo devono dire a me. Ci sono ovviamente, oggi che siamo consapevoli di un sistema di allerta, di allarme, di modalità inadeguato, non lo so se va bene per il Foglia, non so perché il carattere non lo conosco, se è meno torrentizio del nostro, ma sicuramente per il Misa e per il Tronto questa cosa non va bene. Ma questo è un altro capitolo. Che cosa serve? Prima Roberto diceva dovevi fare le ordinanze, suvvia, cioè il Sindaco fa un’ordinanza per dire, va per il fiume e dice adesso togliamo gli alberi. Mica funziona così, lo sai che non funziona così. Io oggi ho la consapevolezza condivisa attraverso una grande tragedia che c’è una fragilità degli argini, che gli alberi c’erano e forse ce n’erano troppi e che c’erano nutrie, che c’erano i tassi che erano fuori controllo, che c’erano le volpi, oggi come lo sappiamo tutti, perché se no prima a una ordinanza per l’abbattimento di un pioppo bianco corrispondeva sicuramente una denuncia, l’ho detto ieri e lo riconfermo. Questo era. Oggi vogliamo fare l’escavo, allora oggi bisogna fare l’escavo e capire cosa succede sull’imboccatura poi dopo su questo ha ragione Mancini che per toglire un metro cubo di sabbia non è proprio così che basta caratterizzarla e portarla nella discarica pubblica e siccome è tutto pubblico non si paga perché potremmo fare lo stesso identico ragionamento sui rifiuti, la discarica è la nostra, i rifiuti che produciamo non li paghiamo, mica funziona così. Non è il problema del conferimento in discarica, è un problema di movimentazione di quel materiale che non è una cosa semplice, in un’azione che ha complicato tutto, ha complicato, ha esasperato, tratta il porto di Senigallia come Porto Marghera, tratta il nostro fiume che non ha problematiche particolari di inquinamento se non fosse perché l’ultimo tratto è provvisto del depuratore ormai da quarant’anni, eppure siamo trattati così e quindi intervenire su quegli isolotti anche oggi, perché anche oggi prima diceva Ceresoni ci siamo impegnati per reperire con grande fatica dieci milioni di euro, questa è la cifra, lunedì partiranno i lavori per il rafforzamento dell’argine, non è un tema di poco conto perché faranno gli argini, soprattutto quello di Borgo Bicchia, quindi mezzo chilometro di argine che metterà in sicurezza quella parte di città che vuol dire Borgo Bicchia, Borgo Molino, zona del Piano Regolatore perché quella lì con l’operazione non si dovrebbe più rompere. E non basta, non basta perché gli interventi devono stare dentro un progetto complessivo che oggi forse anche attraverso purtroppo questa strettoia dalla quale siamo passati a fatica dell’alluvione, è stata messa in campo nel rapporto con Provincia, Regione e Autorità di bacino per costituire quello che è l’obiettivo, l’assetto di progetto, la lettura dell’intero bacino idrografico della Valle del Misa e del Nevola e individuare dentro una progettazione complessiva gli interventi prioritari e quelli che possono essere fatti con un respiro più lungo, in continuum, ma io non so se questa nazione sarà in grado di fare questa scelta, il governo ha reperito un miliardo di fondi giacenti con un percorso accelerato per consentire sia l’accelerazione sul piano dei lavori, sulla disponibilità delle risorse, forse siamo arrivati un po’ lunghi, perché non è che il problema oggi è il Misa, dopo del Misa, lo dicevo, ci sono state altre diciassette, l’ultima quella dell’altro giorno, Vasto mezza collina è crollata ed è un altro stato d’emergenza e altri milioni di euro che devono essere individuati solo per tamponare dopo che ci sono stati milioni di euro di danni. E allora consigliere Paradisi quando Renzi è venuto qui, adesso al di là di come ognuno di noi era vestito, io mi sono cambiato dopo dieci giorni, quindi non penso che l’approccio era stato almeno in quell’occasione del Primo Ministro molto fermo dicendo io ho visto qualcosa, dimostratemi che ci sono le condizioni per dichiarare lo stato di emergenza, documentatemelo, il Governo farà la sua parte, questo era, non proprio banale. È andata così, l’ha fatto col modo suo, però ha detto questo. Io oggi non mi prendo nessun impegno, ho visto che ci sono i danni ma come succede spesso in Italia [si registra un contraddittorio fuori microfono] no no quello che è successo, è successo questo, con i ministri abbiamo concordato un percorso che è stato molto serrato, quello della prima documentazione che abbiamo reperito la ricognizione dei danni, che è stata anche oggetto di polemica, perché non si fa così, deve essere certificata perché altrimenti, però fa parte anche della tensione come faceva parte della tensione il dubbio sulla azione iniziale della Commissione. Sono andato a vedere, ripeto non ho nemmeno voglia, gli articoli di giornale di ognuno, era il 20 luglio quindi con la Commissione o in fieri o non mi ricordo se doveva iniziare, c’era già il Sindaco è colpevole, Sindaco [si registra un contraddittorio fuori microfono] no no no ma ognuno ne prende un pezzo, ho detto tra l’altro è stato oggetto anche [si registra un contraddittorio fuori microfono] no no ho detto, facciamo così da alcuni, il Sindaco è responsabile, si dovrebbe dimettere lui e tutta la Giunta, non hanno fatto l’allerta, non vogliono la Commissione perché hanno paura, li ho anche allegati Mancini, non è che sullo sfondo, e capisco pure, perché la tensione in città era di quel tipo,  oggettivamente ognuno di noi aveva colto una notizia, ognuno di noi ne aveva preso un pezzo, dalle telefonate che non contano alle dichiarazioni dei vari tecnici, il Comune non ha fatto la parte sua. Io più passa il tempo e più forse mi rendo conto che non sarei in grado di rifare quello che abbiamo fatto in quel momento, forse non saremmo in grado di farlo perché presi assolutamente in contropiede, assolutamente, perché eravamo pronti a fatica per l’alluvione in città con le problematiche che diceva forse Perini su come si montano le paratie, non so chi vuole sbattere i pugni per far fare le paratie, non mi ricordo Cameruccio hai fatto qualche interrogazione su come si montano le paratie visto che le abbiamo montate altre sette volte, le montavano loro, ci dicono che forse lì ci vogliono quelle e non altre, non mi ricordo, adesso tutti sappiamo nel dettaglio, come sappiamo che ci avevano detto che l’acqua sarebbe arrivata lì, c’è arrivata da un’altra via, il Fosso Sant’Angelo si è riempito invece di vuotarsi e poi perché non è successo al Fosso Sant’Angelo, se il bacino interessato non fosse quello del Nevola e del Misa in quel punto, si fosse sposato venti chilometri più giù può darsi che non parlavamo solo di quello, parlavamo del Cesano e dei fossi nostri contemporaneamente perché anche questo è un altro grande tema. È vero che le problematiche nostre Mancini nel lavoro importante che ha fatto per la ricostruzione delle dinamiche delle nostre alluvioni sono sempre di grande preoccupazione dei fossi, tutte, la nostra storia è stata fatta dal morto di Borgo Bicchia del ’76 alle grandi difficoltà che ci sono state sul nostro bacino tutte legate ai fossi, tutti, e non è a caso che c’abbiamo tutti i fossi arginati e che sono tutti classificati e quindi sono anche quelli di proprietà purtroppo. Io dico che oggi c’è maggiore consapevolezza, io volevo, solo un passaggio per il Consigliere Paradisi rispetto, non ci sono peones, non ci sono corse per difendere, sono passati cinque anni ci siamo sempre confrontati guardandoci negli occhi, qualche volta ci siamo scontrati poco, lo devo dire, ma non con loro, non con i tre, no anzi, sempre in maniera molto corretta mettendo al centro il nostro programma che lo ritengo fortemente innovativo e forse siamo rimasti insieme coesi proprio per quello, e di grande collaborazione per mettere al centro sempre la città. Ci siamo riusciti, non ci siamo riusciti, ovvio che la vicenda dell’alluvione ci ha provato tutti, e allora Cameruccio se dico che non tutti hanno votato lo stato d’emergenza e invece tre si, bene mi fa piacere che quel giorno ci siano altre tre persone che hanno [si registra un contraddittorio fuori microfono] io ho ringraziato chi l’ha votato, io ho fatto un’altra cosa, ho detto ringrazio chi ha avuto il coraggio [si registra un contraddittorio fuori microfono] si sono aggiunti i voti, forse Cameruccio su un atto di responsabilità come quello dovevamo veramente tutti votarlo senza se e senza ma, tutti, quello era l’intento del mio intervento, senza se e senza ma perché ormai i soldi li avevamo spesi, ormai avevamo sistemato la città, dovevamo far vedere che c’era un Consiglio comunale, ma non è andata così, non fa niente, mi interessa oggi quello che è emerso poco se non nelle articolazioni della relazione di Mancini rispetto a quello che dobbiamo fare sicuramente nel dibattito di ieri, perché avendo una strategia complessiva dobbiamo uno essere presenti, e oggi con la costituzione del gruppo di lavoro noi ci siamo, abbiamo coinvolto i Comuni della Valle del Misa e del Nevola; due reperire più soldi possibili e soprattutto evitare Genova, cioè spenderli e investirli bene. Investirli bene cosa significa? Significa uno fare, lo diceva l’Assessore Ceresoni del quale sono onorato del grande contributo e della grande intelligenza e della sicuramente non riproducibile disponibilità verso tutti, qualche volta anche eccessiva, che modera il carattere del Sindaco, quello sì Paradisi, magari ti converrebbe stare un po’ vicino a Ceresoni per trovare un approccio come dice lui più ecologico, veramente dovremmo essere tutti onorati per la dedizione e la passione che mette per il lavoro sulla città, noi dobbiamo pensare a questo, dobbiamo pensare a intervenire intanto sugli argini, lavorare, ve lo dico qui condividendolo, lavorare per garantire l’escavo in alcuni punti almeno, ed è una fatica immensa, immensa perché siamo dentro una briglia quella sì vera tra una norma che contraddice e un’altra che rilancia, dobbiamo realizzare subito la vasca d’espansione quella che è stata già progettata e capire se c’è la necessità di realizzarne altre sul Nevola e sul Misa. Su questo condivido in pieno quello che dice Quagliarini, la politica dovrebbe fare un passo indietro, avere un progetto complessivo fatto da tecnici, la politica si deve impegnare a trovare le risorse e facilitare i percorsi, noi dobbiamo reperire queste risorse e poterle investire. Lo dovremmo fare riguardando il nostro piano di emergenza e facendolo con la gestibilità possibile perché non è che un piano d’emergenza, su questo ci saremmo arrivati lunghi, l’avremmo fatto non proprio, siamo stati anche abbastanza sfortunati e non lo dico perché erano state già convocate le altre due esercitazioni Perini, e non è vero, la gente che è dentro la zona d’emergenza tutti san tutto, poi dopo non siamo stati particolarmente efficaci? Abbiamo mandato casa per casa i nostri volontari della Protezione civile, suonare il campanello, prendere il nominativo del soggetto, abbiamo spiegato che cosa volesse dire il documento che non era come ha detto Paradisi prima il fumetto, era una cosa seria, dopodiché però forse dal ‘76 a oggi abbiamo perso un po’ la paura del fiume tranne che quei poveretti della Marazzana sul quale dovremmo fare un ragionamento anche lì veloce per riportare, Mancini dice bisogna riportare nella direzione naturale il Sambuco, è dal 1940 mi sembra sia in quelle condizioni, ’40 o ’60, non mi ricordo, quindi dal ’40 che è in quelle condizioni, lì la firma Mangialardi non si trova, forse non c’era nemmeno nonno, quindi è difficile trovare responsabilità lì, però dobbiamo rimettere anche quello a posto, io sono convinto che ci sia anche quella opportunità. Ci riconfronteremo, spero che lo si possa fare con una maggiore serenità e considerando il lavoro che è stato fatto, prendendo le cose migliori, stasera dopo il dibattito mi sono accorto che, questo Mancini non è un rimprovero, se avessimo fatto uno sforzo in più ne saremmo usciti tutti molto meglio, perché bastava poco per arrivare a una relazione unica che poi poteva essere presentata a San Rocco, non è per me un problema, io avrei fatto le Commissioni aperte, cosa abbiamo da nascondere, io non c’ho niente, tant’è che volevo consegnare la mia relazione il giorno dopo alla stampa, non l’ho fatto, per quello Paradisi che ho detto per me può finire qui, ma era questo, forse ho dato talmente tante cose che non c’è più la necessità della mia presenza, questo era, dopo non ho smentito poi quando uno quando ci ritorna non gli danno mai lo spazio, come ha detto, e su questo ci credo, poi Mancini, il giornale ha corretto il tiro ma il titolo del giorno prima è rimasto dentro la testa di tutti. Speriamo che non giochiamo sui titoli, ognuno un pezzo, sugli eventi scenici, lavoriamo tutti insieme per far sì che quella situazione non si ripeta, se dovesse accadere ci dovremmo trovare nelle condizioni sia di prevenzione sia strutturale del fiume adeguate per far ritornare a dormire i nostri concittadini e sempre con un pensiero a chi con questa alluvione ha perso veramente tutto ad iniziare dai tre morti, uno dei quali il figlio sedeva su questi banchi forse avrà votato pure qualche atto compreso quello dello stato di emergenza, e questa è una cosa che ovviamente ci rattrista e ci rammarica, quindi vorremmo che questa cosa non accadesse più e spero che anche questi dibattiti di questi due giorni siano stati utili almeno in questa direzione.

Il Consigliere PARADISI (Coordinamento Civico): parlo non per replicare perché apprezzo la pacatezza del Sindaco, su certe cose ovviamente non sono d’accordo a cominciare dal fatto che non si è parlato del fiume che è stato fatto puntualmente, ho chiesto quattro Commissioni, ho fatto anche le Commissioni ombra, ma non volevo rispondere su questo, tutt’altra cosa. Il primo senza far polemica e siccome ho apprezzato la pacatezza del Sindaco il ragionamento che ha fatto e quindi non vado a replicare, non contesto nemmeno l’ulteriore intervento che ha fatto, però da un punto di vista regolamentare Presidente il Sindaco era già intervenuto, quindi da un punto di vista regolamentare lei non gli doveva dare la parola, è tanto lesto a toglierla a me quanto a darla al Sindaco, però siccome ho apprezzato quello che ha detto il Sindaco, perdono il Sindaco e non lei Presidente. La seconda, Ramazzotti buona non ti muovere perché sto chiedendo una Conferenza Capigruppo. Presidente c’è un punto di cui non abbiamo discusso e chiedo a lei a questo punto come ci vogliamo regolare, perché eravamo rimasti sui gettoni di presenza che dovevamo assumere una decisione. Nell’ultima riunione della Commissione d’inchiesta era stato detto che avremo poi demandato in sede di Consiglio ogni decisione per quanto riguarda la devoluzione dei gettoni di presenza. Io avevo fatto una proposta, per quanto riguarda la commissione di inchiesta, comunque per quanto riguarda la mia posizione e magari quella di altri, di devolvere ad un fondo per le famiglie meno abbienti alluvionate per favorire la pratica dei ragazzi allo sport, avevo chiesto di far confluire i gettoni di presenza in quel fondo. Non mi è stata data risposta ora mi chiedo cosa succede, come ci regoleremo e quale organo poi adesso stabilirà e direzionerà i gettoni delle Commissioni. Se occorre possiamo fare anche una riunione dei Capigruppo, io sono qui a disposizione fino a tardissimo anche con la Capogruppa Ramazzotti, sono pronto perché giustamente noi lavoriamo di notte, quindi io sono pronto a riunirci.

Il Presidente del Consiglio MONACHESI: abbiamo dialogato già con il presidente Mancini, visto che ha chiesto la parola glielo spiega Mancini che è sicuramente più fresco di me e ha più sintonia con lei e magari riesce a comprendere immediatamente.

Il Consigliere MANCINI (Partecipazione): noi siamo usciti dall’ultima riunione della Commissione con una proposta del consigliere Paradisi e una proposta del consigliere Girolametti, altre proposte non ce n’erano. Però c’è questo, che la Commissione è finita, la mia Presidenza assieme alla Commissione, allora si è chiesto alla Conferenza dei Capigruppo di incaricarmi in via transitoria per il disbrigo di questa vicenda e portarla a conclusione, quindi una volta che la Conferenza dei Capigruppo mi avrà incaricato, io presenterò o una proposta a tutti i commissari oppure troverò un modo in cui ognuno possa praticare la scelta che preferisce, una volta che i capigruppo mi daranno l’incarico per farlo.

      
Letto, confermato e sottoscritto
	Il Presidente	Il  Segretario Comunale
	F/to Enzo Monachesi	F/to  Morganti Stefano

Per copia conforme ad uso amministrativo.
Lì,


La presente deliberazione è stata pubblicata all’Albo Pretorio dal 3 giugno 2015 al 18 giugno 2015 ai sensi dell’art. 124, 1° comma, del D.Lgs. 18/8/2000, n° 267.
Lì, 19 giugno 2015	Il       Segretario Comunale
	F/to 
La presente deliberazione, non soggetta a controllo, è divenuta esecutiva, ai sensi dell’art. 134 del D.Lgs. 18/8/2000, n° 267, in data 14 giugno 2015, essendo stata pubblicata il 3 giugno 2015
Lì, 15 giugno 2015	Il       Segretario Comunale
	F/to 
Spazio riservato all’eventuale controllo preventivo di legittimità, richiesto ai sensi dell’art. 127 del D.Lgs. 18/8/2000 n° 267:



 

Per copia conforme ad uso amministrativo.
Lì,