Senigallia Consiglio

Seduta del Consiglio Comunale num. 50 del 21 marzo 2019

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MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI GIULIANI, SANTARELLI, PERINI, PEDRONI, ANGELETTI, FILERI, BRUCCHINI DIRETTA ALL'ADOZIONE DELLA NUOVA CARTA DEI DIRITTI DELLA BAMBINA

Il Consigliere SARTINI (Senigallia Bene Comune): consigliera Giuliani desidero ricordarle, anche in considerazione di quanto ho già detto durante la Commissione, che cos’è una mozione di Consiglio comunale, viene stabilito appunto dall’articolo 13 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale al comma 1, che la mozione consiste in una concreta proposta di deliberazione attraverso il Consiglio mediante un proprio atto di indirizzo con cui impegna l’Amministrazione comunale all’adozione di determinati atti o comportamenti su fatti o problemi riguardanti la comunità locale. Perché le ho ricordato cosa dice il nostro regolamento? Perché qui non stiamo parlando di fatti che riguardano la comunità locale, qui stiamo parlando di una giusta aspirazione che è partita da lontano, dal 1990 o poco dopo, che si è dibattuta anche a livello internazionale e ho voluto approfondire ecco perché mi rivolgo a lei, non sono contrario in linea di principio ma non è questa la sede in cui portare questo argomento perché nella nostra Amministrazione comunale non ha un rilievo, poi glielo spiego guardando tutti i punti. Nel considerato a un certo punto si parla di “la realtà nel mondo di pratiche di violenza usate sulle bambine sia fisiche che psicologiche determina una particolare attenzione sociale per un’ampia tutela di rispetto di genere”. Non mi risulta che nel nostro Comune esistono pratiche di violenza usate nei confronti delle bambine, nel mondo sono tante come ha detto prima Rebecchini, dalle infibulazioni ai matrimoni di bambine con adulti quando anche anziani, non solo adulti. Poi andando avanti all’articolo 1 si legge di essere protetta e trattata con giustizia dalla famiglia, dalla scuola, dai datori di lavoro anche in relazione alle esigenze genitoriali. Da noi in Italia e quindi anche qui a Senigallia vale la regola che il lavoro dei bambini non è ammesso, quindi anche delle bambine. Si assiste invece sempre più a violenze su bambini in età da nido o scuola materna da parte di insegnanti, non dico Senigallia ma nella nostra nazione non degne di tale denominazione ma le violenze non sono riservate solo alle bambine ma toccano sia i bambini che le bambine. Poi l’articolo 2 quanto descrive vale anche per i bambini, lo stesso vale anche per l’articolo 3, lo stesso vale per l’articolo 4, non è che si può fare distinzione tra un bambino e una bambina, anche per l’articolo 5 cioè di ricevere un’idonea istruzione in materia di economia e di politica che consenta di crescere come cittadina o cittadino consapevole vale per entrambe le categorie, bambini e bambine. All’articolo 6 fino a un certo punto di ricevere informazioni di educazione e di tutti gli aspetti della salute inclusi quelli sessuali e riproduttivi vale per entrambi come ho già detto prima, ma per la parte successiva con particolare riguardo alla medicina di genere per le esigenze proprie dell’infanzia e dell’adolescenza femminile, questa riga apre un mondo complesso e per questo mi piace specificare quanto riporta in merito il Ministero della salute quando parla di ricerca e medicina di genere. La medicina fin dalle sue origini ha avuto un’impostazione androcentrica relegando gli interessi per la salute femminile ai soli aspetti specifici correlati alla riproduzione, dagli anni Novanta in poi invece la medicina tradizionale ha subito una profonda evoluzione attraverso un approccio innovativo mirato a studiare l’impatto del genere e di tutte le variabili che lo caratterizzano, biologiche, ambientali, culturali e socio economiche, sulla fisiologia, sulla fisiopatologia e sulle caratteristiche cliniche delle malattie. In medicina quindi nella sperimentazione farmacologica e nella ricerca scientifica il tema delle differenze di genere è di storia recentissima. Poi le differenze di genere influiscono su prevenzione diagnosi e cura delle malattie e esplicita così: la medicina di genere ha l’obiettivo di comprendere i meccanismi attraverso i quali le differenze legate al genere agiscono sullo stato di salute e sull’insorgenza e il decorso di molte malattie nonché sulle terapie, gli uomini e le donne infatti pur essendo soggetti alle medesime patologie presentano sintomi, progressione di malattia e risposte ai trattamenti molto diversi tra loro, da qui la necessità di porre particolare attenzione allo studio del genere inserendo questa nuova dimensione della medicina in tutte le aree mediche. La medicina di genere non è solo una medicina delle donne quindi, in quest’ottica quindi lo studio della salute della donna non è più circoscritto alle patologie esclusivamente femminili che colpiscono mammella, utero e ovaie ma rientra nell’ambito della medicina generale specifica che parallelamente al fattore età tiene conto del fatto che il bambino non è un piccolo adulto, che la donna non è una copia dell’uomo e che l’anziano ha caratteristiche mediche ancora più peculiari, solo procedendo in questa direzione sarà possibile garantire a ogni individuo maschio o femmina l’appropriatezza terapeutica rafforzando ulteriormente il concetto di centralità del paziente e di personalizzazione delle terapie. Questo campo innovativo della ricerca biomedica relativamente nuovo per l’Italia rappresenta una nuova prospettiva per il futuro della salute e deve essere incluso tra i parametri indispensabili ed essenziali dell’attività clinica e della programmazione ed organizzazione dell’offerta sanitaria del nostro Paese. Poi continua il ministero affrontando il tema gender. La medicina di genere è oggi un argomento molto caldo su cui si confrontano non solo le società scientifiche ma più in generale tutte le istituzioni che hanno come obiettivo la promozione della salute in tutti i suoi vari aspetti seguendo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha infatti sottolineato l’importanza dell’attenzione al genere nei ruoli e nelle responsabilità delle donne e degli uomini, nell’accesso alle risorse, nella diversa posizione sociale e nelle regole sociali che sottendono il Governo nei loro comportamenti. Tra le politiche più recenti dell’OMS vi è inoltre il monitoraggio delle diseguaglianze e la revisione delle politiche sanitarie dei programmi e dei piani delle singole nazioni finalizzata ad assicurare gli outcome di salute nel mondo, dà anche un titolo di un libro, Gender equity and human rights roadmap, che significa gender tabella di marcia sull’equità e i diritti umani. Detto questo l’articolo 7 vale come ho detto anche per i bambini, l’articolo 8 vale per i bambini, l’articolo 9 vale per i bambini quindi per quanto su esposto senza entrare nel tema gender che ho solo citato quello che dice il Ministero di cui questo Comune non è competente in alcun modo, non voterò a favore né contro perché le bambine devono avere gli stessi diritti dei bambini, non devono avere maggiori diritti. Si dà atto che esce il Consigliere Paradisi: Presenti con diritto di voto n. 19.